- Viterbo News – Viterbo Notizie – Tusciaweb – Tuscia News – Newspaper online Viterbo – Quotidiano on line – Italia Notizie – Roma Notizie – Milano Notizie – Tuscia web - https://www.tusciaweb.eu -

Minaccia di morte la ex con la pistola, condannato a due mesi e mille euro di risarcimento

Condividi la notizia:

Viterbo - Polizia

Polizia in centro – foto di repertorio


Viterbo – (sil.co.) – Minaccia di morte la ex con la pistola, due mesi e mille euro di risarcimento. L’accusa aveva chiesto 4 anni per violenza sessuale, maltrattamenti e stalking. Imputato un 43enne denunciato da una 26enne. 

A gennaio 2021 le avrebbe detto “torna con me o ti sparo”, minacciandola di morte con una pistola in mano, poi effettivamente rinvenuta nel cassetto del cruscotto della sua macchina.

Un’arma che si è scoperto essere una pistola giocattolo nera, fedelmente riproducente le fattezze di una semiautomatica e priva del previsto tappo rosso.

Protagonista un 43enne d’origine siciliana, finito a processo con le gravi accuse di violenza sessuale, maltrattamenti in famiglia e stalking, per i quali ieri la procura ha chiesto una condanna a 4 anni di reclusione. 

Presunta vittima una 26enne, che lo ha denunciato al termine di una relazione nata male e finita peggio, secondo quanto emerso nel corso del dibattimento. 

Il collegio presieduto dal giudice Elisabetta Massini, sentiti i difensori Arianna Morelli e Marco Valerio Mazzatosta, ha assolto l’imputato da tutte le accuse, dichiarando cessata la misura cautelare del divieto di avvicinamento alla parte offesa, ma condannandolo a un mese e 20 giorni per le minacce di morte e a mille euro di risarcimento alla ex, che si è costituita parte civile. 


Marco Valerio Mazzatosta e Arianna Morelli

Marco Valerio Mazzatosta e Arianna Morelli


Era stato arrestato il 5 febbraio 2021 dalla squadra mobile di Viterbo, che un anno fa ha eseguito la misura cautelare dei domiciliari col braccialetto elettronico nei confronti del 43enne, originario della provincia di Palermo ma residente a Viterbo. 

L’attività investigativa è scaturita dalla denuncia presentata a fine gennaio dell’anno scorso dalla parte offesa, che avrebbe riferito di maltrattamenti subiti ad opera dell’uomo nel corso della loro relazione sentimentale, che si sarebbe interrotta per volere della donna, nonché degli atti persecutori commessi dall’ex compagno, che non avrebbe accettato la fine della relazione.

La vittima disse di essersi decisa a sporgere denuncia in ragione dell’ultimo episodio, allorché il 43enne, a detta sua, l’avrebbe attesa fuori dal posto di lavoro, insistendo per un riavvicinamento. A fronte dell’ulteriore rifiuto, lui l’avrebbe minacciata mostrandole una pistola estratta dalla tasca. E siccome prima avrebbe tentato di baciarla, è stato accusato anche di violenza sessuale.

Sul provvedimento restrittivo ha pesato il passato dell’imputato, risultato pregiudicato per reato analogo commesso nel 2014, nonché gravato dalla misura dell’ammonimento del questore dal 2018, per atti persecutori in danno di un’altra donna. 

Nessun maltrattamento in famiglia, secondo la difesa, in quanto la coppia non avrebbe convissuto nei termini previsti per la concretizzazione di un simile reato, Niente stalking, perché la parte offesa avrebbe prodotto una trentina di messaggi a senso unico, solo quelli inviati dal 43enne, ma non i suoi, da cui si evincerebbe uno “scambio” di messaggi dello stesso tenore dall’una e dall’altra parte, un tira e molla, tra gelosie e insulti che sarebbero stati caratterizzati dalla reciprocità.

“Le denuncia, inoltre, è immediatamente successiva all’ultima mail che il nostro assistito ha inviato alla ex, dove c’era scritto ‘basta, non ti voglio più vedere'”, hanno sottolineato i difensori subito dopo la lettura dl dispositivo della sentenza di assoluzione dai reati pià gravi per cui era stata chiesta una condanna a 4 anni di reclusione.

L’imputato, che non era presenta in aula, così come la parte civile, ha saputo per telefono di essersela acvata con un mese e 20 giorni. 


– Minaccia la ex con la pistola, la polizia: “Non accettava la fine della relazione”


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


Condividi la notizia: