Viterbo – (sil.co.) – Palpeggiamenti inequivocabili, secondo l’accusa. Non sfregamenti casuali.
L’uomo accusato di violenza sessuale su minore, perché avrebbe messo le mani addosso alla figlia non ancora maggiorenne di un amico, avrebbe avuto atteggiamenti “lascivi” nei confronti della parte offesa, che si è costituita parte civile al processo in corso davanti al collegio del tribunale di Viterbo.
L’allora adolescente si sarebbe confidata con alcuni professori della scuola che frequentava all’epoca, un istituto superiore del capoluogo, la cui preside ha fatto poi la segnalazione alla questura che si è occupata delle successive indagini.
Viterbo – Polizia
“In più occasioni l’imputato – secondo l’accusa – agendo con violenza in modo repentino e nonostante i tentativi di allontanarlo posti in essere dalla parte offesa, abbracciava e baciava in modo lascivo sulla guancia e sul collo, nonché l’accarezzava sopra e sotto gli indumenti, in varie parti del corpo, costringendola così a subire atti sessuali contro la sua volontà”.
La parte offesa è stata sentita da personale specializzato della squadra mobile alla presenza di una psicologa, in audizione protetta, filmata e registrata come previsto dalla normativa, a tutela della vittima.
La sua versione dei fatti, che sarebbero avvenuti tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno di cinque anni fa, ha convinto gli inquirenti della necessità di approfondire la posizione dell’indagato, che ha scelto il rito ordinario, nel corso di un dibattimento.
Il processo riprenderà a maggio.
– Amico del padre la tocca, a processo per violenza sessuale su minore
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
