Azzurra Cerretani e la vittima Daniele Barchi
Viterbo – Ragazza 28enne accusata di omicidio volontario aggravato in concorso, nessun processo in corte d’assise. Per Azzurra Cerretani l’imputazione è giunta a distanza di quasi quattro anni, dopo che i genitori della vittima si sono opposti alla richiesta di archiviazione della procura.
A meno di sviluppi imprevisti, la difesa ha già chiesto il giudizio abbreviato – condizionato alla perizia psichiatrica – per la 28enne, 24enne all’epoca dei fatti, per cui il procedimento dovrebbe definirsi a porte chiuse davanti al giudice per l’udienza preliminare. Come per l’ex fidanzato Stefano Pavani.
La donna comparirà giovedì 17 febbraio davanti al gup Giacomo Autizi. “Qualora per qualche ragione la richiesta di abbreviato condizionato non dovesse venire accolta, allora chiederemo in subordine l’abbreviato secco”, anticipa il difensore Fausto Barili, che ha allegato una corposa documentazione alla richiesta del rito alternativo che in caso di condanna prevede lo sconto di un terzo della pena.
Secondo l’avvocato Barili, già in base ai trascorsi dell’imputata, ci sono seri dubbi sulla capacità di intendere e di volere e anche di stare a giudizio della presunta complice di Stefano Pavani nel crudele assassinio di Daniele Barchi.
Il 34enne di Corchiano è stato già condannato a 15 anni per il delitto, con lo sconto di un terzo dell’abbreviato e la diagnosi di seminfermità mentale.
Stefano Pavani e la vittima Daniele Barchi
Daniele Barchi fu trovato cadavere nella sua casa di via Fontanella del Suffragio la sera del 22 maggio 2018 proprio su indicazione dell’allora fidanzata, scappata a casa della sorella, dove si trovava quando ha detto alla polizia che Pavani aveva ammazzato un uomo.
“Azzurra Cerretani ha un percorso psichiatrico piuttosto importante che è anche precedente di molto rispetto all’epoca in cui si colloca l’omicidio patito dal povero Daniele Barchi – spiega Barili – e questa condizione della ragazza impone, a mio modo di vedere, una verifica dei requisiti di imputabilità ai fini di comprendere se effettivamente esistano le condizioni per poter subire un processo penale”.
“E’ un aspetto importante che ha la precedenza su ogni altra questione di merito sulla quale poi ovviamente si dovrà discutere e quindi ho articolato questa richiesta al gup Giacomo Autizi. I documenti allegati sono sia il frutto delle acquisizioni della procura nel corso delle indagini preliminari, sia documenti che sono risalenti a un’epoca antecedente ai fatti contestati, e che quindi cristallizzano una situazione che è sicuramente datata”,
Fin dal principio papà Giuseppe Barchi e mamma Maria Lucia Caruso, assistiti dall’avvocato Pasqualino Magliuzzo, sono convinti che a massacrare il figlio 42enne per ore, fino a condurlo a una morte atroce, siano stati due assassini.
Il movente, secondo la famiglia, sarebbe stato appropriarsi del monolocale di proprietà di Barchi, che, dopo avere ospitato la coppia per un periodo, sembra avesse deciso di allontanarli.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

