- Viterbo News – Viterbo Notizie – Tusciaweb – Tuscia News – Newspaper online Viterbo – Quotidiano on line – Italia Notizie – Roma Notizie – Milano Notizie – Tuscia web - https://www.tusciaweb.eu -

Morte di Sestina Arcuri, le parti hanno un mese da oggi per presentare appello

Condividi la notizia:

Andrea Landolfi con la nonna Mirella Iezzi

Andrea Landolfi con la nonna Mirella Iezzi


Ronciglione – Giallo di Ronciglione: accusa, difesa e parti civili hanno ancora un mese da oggi per presentare ricorso in appello. 

Assolto in primo grado dall’accusa di omicidio volontario e omissione di soccorso per la morte della fidanzata Maria Sestina Arcuri, Andrea Landolfi è stato condannato a 4 anni di reclusione per lesioni aggravate alla nonna Mirella Iezzi, che ha riportato la frattura di tre costole con una prognosi superiore ai 40 giorni.

Condanna a 4 anni che potrebbe essere riformata in appello qualora la difesa decidesse di fare ricorso contro la sentenza. Nel frattempo, oltre all’imputato, potrebbero presentare ricorso contro la sentenza di primo grado anche la procura e i familiari della vittima. Le parti hanno tempo per decidere fino alla fine di febbraio. 

L’anziana, oggi 83enne, difendendo il pugile e operatore socio sanitario romano 33enne dall’accusa di avere lanciato per le scale della sua abitazione di Ronciglione la parrucchiera 26enne originaria della provincia di Potenza, la notte tra il 3 e il 4 febbraio 2019, ha ammesso di essere stata colpita dal nipote, che le avrebbe dato un pugno mentre li stava soccorrendo dopo che erano rotolati insieme.


Maria Sestina Arcuri

Maria Sestina Arcuri


“Landolfi ha colpito la nonna involontariamente”

I difensori Daniele Fabrizi e Serena Gasperini, secondo cui “quel colpo non è stato dato volontariamente”, potrebbero decidere di ricorrere in appello per un condanna più favorevole all’imputato. Non si tratterebbe di lesioni dolose ma di lesioni colpose, per la coppia di legali, per cui è ipotizzabile una riduzione della pena rispetto a quella inflitta lo scorso 19 luglio. Come è noto le motivazioni della sentenza della corte d’assise presieduta dal giudice Eugenio Turco sono state depositate a metà gennaio.


“Non basta che non volesse farle male”

“Non vale ad escludere il dolo generico – concludono i giudici – il fatto che Landolfi abbia colpito la nonna per scansarla mentre prestava i soccorsi mentre era adirato a causa della caduta e non già perché voleva farle del male”.

La pena inflitta, viene spiegato nelle motivazioni, è lievemente superiore al valore minimo edittale per il “contegno inadeguato tenuto dall’imputato rispetto alla condotta della persona offesa, che stava soccorrendo lui e la compagna dopo esser caduti dalle scale e al contesto del momento. Va tenuta presente anche la particolare gravità delle lesioni inferte ad una donna di oltre 80 anni, portatrice di 9 stent a causa di problemi cardiaci e affetta da diabete e quindi particolarmente vulnerabile. Condizioni, queste, di cui il nipote Landolfi era consapevole”. 


“Una manata perché voleva tenere Sestina da solo”

Secondo quanto emerso durante il processo, dopo la caduta dalle scale di Andrea e Sestina, Mirella Iezzi sarebbe uscita di casa, attorno alle due di notte, parlando 50 secondi al telefono con la figlia Monica, residente a Campagnano, soccorsa dal genero andato a Ronciglione per recuperarla.

Una volta giunta a casa della figlia, nonna Mirella, alla domanda cosa fosse successo, le avrebbe risposto che Sestina e Andrea erano caduti dalle scale; che se li era ritrovati tutti e due per terra “scivolati giù in fondo”. Lei si sarebbe avvicinata immediatamente ai ragazzi per soccorrerli. Il nipote le avrebbe dato una manata perchè voleva tenere Sestina da solo, allargando il braccio come per allontanarla.


Oltre alla botta, la scala di ferro e il tavolo

Il colpo infertole dal nipote, simile ad un pugno, le avrebbe procurato dolore perché la aveva colpita nel punto in cui già era dolorante per una pregressa caduta da una scala di ferro. Poi la Iezzi si sarebbe recata in cucina per prendere un panno bagnato da mettere sulla fronte della Arcuri e in questo frangente avrebbe urtato contro il tavolo, facendosi ulteriormente male.

La Iezzi si sarebbe preoccupata per le proprie condizioni di salute, alla luce delle gravi patologie di cui era affetta, ovvero il diabete e disfunzioni cardiologiche che l’avevano costretta a farsi impiantare nel corso del tempo 9 stent.

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


Condividi la notizia: