Celleno – Riceviamo e pubblichiamo – Morto il bersagliere Pio Valentini.
Pio Valentini
Il 6 dicembre 2021 aveva raggiunto brillantemente i cento anni e grandi erano stati i festeggiamenti: oltre ad amici e parenti erano intervenuti la fanfara dei bersaglieri in congedo di Viterbo, vari rappresentanti dell’arma dei bersaglieri, il Sindaco di Viterbo e quello di Celleno. Naturalmente anche Tusciaweb aveva riportato la notizia.
Con Pio, scomparso ieri, se ne va un pezzo importante di storia: con la sua semplicità, quest’uomo ha attraversato un secolo, mescolando inevitabilmente le sue vicende personali con quelle della “grande storia”, soprattutto durante la Seconda Guerra mondiale e in particolar modo in concomitanza con la liberazione della città di Bologna dal nazifascismo.
Alla soglia dei suoi 95 anni aveva rilasciato un’intervista alla Prof.ssa Chiara Battaglia, uno spaccato di storia che vale la pena rileggere.
Abbiamo bussato alla sua porta in un tardo e già buio pomeriggio di fine novembre. Il tepore e il rassicurante crepitìo del camino e quello sguardo vivido e azzurro, ancora pieno di luce e di memoria, ci accolgono nella sala dove si attestano in bella vista, sulle pareti e sui mobili, le foto e i documenti di benemerenza, come quello conferito dall’Associazione Nazionale Bersaglieri, il Certificato di Merito del comando americano “awarded to Valentini Pio […] a member of the Italian Armed Forces who fought with the Allied Armies for the liberation of Italy […] for his contribution to the cause of freedom“, il Diploma d’Onore del Reggimento Speciale “Legnano” rilasciato al Soldato Valentini Pio, di Erminio, classe 1921, del Btg. Bersaglieri “Goito”, 5ᵃCp.
Il fiero cappello dalle lucide piume di gallo cedrone spicca ancora in perfetto stato, appeso ad un angolo della credenza.
Il suo racconto parte quasi dalla fine della guerra, dal ritorno a casa in seguito ad una licenza premio, dall’abbraccio ai cari, alla mamma, dalla scoperta di una sorella di appena due anni, di cui non sapeva nulla, per ripercorrere spontaneamente a ritroso il sentiero dei ricordi, spesso dolorosi, che s’inerpica e si svela fra le pieghe di quel cuore ancora forte e pieno di cicatrici.
Erano partiti nel ’41, con il 5° Reggimento mobilitato di Siena, destinazione Albania, ma poi, per i successivi due anni, erano rimasti in Italia spostandosi tra S. Gimignano, Poggibonsi, Sutri e Roma.
Nel ’43, in seguito ad un contrordine, con i bersaglieri motociclisti, si era imbarcato da Livorno per raggiungere la Corsica.
Celleno – La festa per i cento anni di Pio Valentini
“Lì era arrivata una sera, alle 19:00, presso la postazione di Corte, la notizia dell’armistizio, poco prima di partire per una missione di ritrovamento e cattura di una brigata di ribelli.
La situazione si era improvvisamente ribaltata e il capo-brigata, un certo Casanova, dopo l’arresto era diventato un improbabile complice in uno scenario di guerra che assumeva nuovi contorni, dove l’alleato tedesco diventava drammaticamente il nemico più pericoloso e vendicativo.
Avevano combattuto per venti giorni fino all’ordine di imbarco per la Sardegna, per Palau [17 ottobre 1943].
La regione era già stata liberata e gli americani erano posizionati a Decimo Manno.
“Noi sentivamo tutto con la radio, i sardi ci odiavano, c’era la Fame più nera, il freddo, non avevamo i vestiti e le scarpe per l’inverno….”. Lì aveva incontrato dei compagni di Celleno: Renato Bianchi, Duilio Saleppichi….
Dopo nove mesi [30 giugno 1944] si erano imbarcati da Cagliari per Napoli e successivamente si erano spostati tra Afragola e Capodimonte per raggiungere poi gli americani. “Era finita la fame, ci davano le sigarette, la cioccolata….”. Intruppato nel Corpo dei Volontari della Libertà quindi effettivo nel battaglione bersaglieri “Goito” del Reggimento fanteria speciale Legnano, raggiungeva la linea del Fronte “……per dar il cambio agli americani…”. L’obiettivo era “… espugnare le forti posizioni avversarie poste in corrispondenza di Poggio Scanno (Bologna). Il giorno 20 aprile [1945] il Goito ha assaltato il poggio fortemente difeso” (“I bersaglieri nella guerra di liberazione: i gruppi di combattimento” di Vero Fazio)
Pio ci racconta: “Bisognava conquistare cima ‘363’. Alle sette del mattino del 21 Aprile [1945] ci avevano dato l’ordine di bombardare. Siamo arrivati fin lassù. Era tutto minato ma i tedeschi non c’erano più. Gli alpini si erano già impadroniti della vetta e ci sparavano addosso, senza riconoscerci. Qualche compagno l’ho perso così, a causa del ‘fuoco amico’. Uno era di Capalbio. Il Tenente Pancotti Nazareno mi parlava con la voce sempre più roca; non s’era accorto che una scheggia gli si era conficcata nella gola…..Quando sfilammo a Bologna tra la folla ci dicevano: dovevate venire prima che c’erano i tedeschi che ci torturavano e ci ammazzavano! E noi che ne sapevamo?”.
Il 25 Aprile erano a Milano ma Valentini ha dovuto aspettare il 19 Marzo del 1946 per avere finalmente il congedo. Poi il ritorno a casa, con mezzi di fortuna e dopo la guerra un nuovo inizio, reinventandosi una nuova vita, un lavoro a Viterbo, coltivando crisantemi e allevando maiali. Ha sposato una ragazza di Celleno dove si è trasferito e vive ancora oggi praticando la sua passione di sempre: la caccia. Il “Capitano”, come lo chiamano i suoi amici, arriva fra i primi, all’alba, al punto di ritrovo. Qualcuno ha già acceso il fuoco e lui non manca mai con il caffè per tutti.
Prima di salutarci, gli abbiamo chiesto un ultimo contributo: un ricordo d’infanzia: il Natale.
Lui ha aperto le braccia: “Niente…. la povertà. La mamma andava da Crescia a comprare la stoffa per cucire qualche camiciola e le scarpe erano sempre lo stesso paio, per la Comunione, la Cresima….”
Il nonno era cattolico e la sera della vigilia prendeva i carboni dal camino e li posava sugli angoli della tovaglia di canapa che non si bruciava perché tutti i commensali erano in grazia del Signore e avevano fatto digiuno e astinenza. La cucina era illuminata dal lume a petrolio e le camere dalle lampade con lo stoppino a olio.
“Il giorno di Natale non c’era quasi niente: patate, fagioli e minestra. Se il babbo prendeva cento lire dal padrone dava un soldo ad ogni bambino e ci giocavamo sullo schifetto e facevamo i montini con la semola del grano per nasconderci i soldi dentro e cercarli….. C’era la povertà ma eravamo più uniti”.
“Capito che faccenda?!” Sorride Pio e gesticola; le gote rigate dal tempo si arrossano per l’emozione. Ha voluto davvero condividere con noi i ricordi e tutto il bagaglio di sentimenti, di orgoglio, di sofferenza che porta con sé a novantacinque anni.
Comprendiamo tacitamente il privilegio che ci viene concesso: riceviamo una testimonianza, registriamo un pezzo di vita, di storia”.
Alla famiglia, agli amici e ai conoscenti tutti le più sentite condoglianze.
Marco Taschini
– “La fanfara dei bersaglieri a Celleno per i cento anni di Pio Valentini”
Anche tu redattore – le segnalazioni dei lettori
Chiediamo a tutti i lettori di segnalare ogni situazione interessante giornalisticamente.
Un ingorgo nel traffico, una festa, una sagra, un incidente, un incendio o qualsiasi situazione che secondo voi merita attenzione a Viterbo e in tutta la Tuscia. Basta azionare il telefonino, fotografare e scrivere due righe con nome e cognome inviandole alla redazione, specificando se si vuole essere citati nell’articolo e/o come autori delle foto, e far riferimento all’iniziativa “Anche tu redattore”. In ogni caso va inserito un proprio contatto telefonico (preferibilmente cellulare) che, ovviamente, non sarà reso pubblico. Le foto e i video devono essere realizzate da chi fa la segnalazione. Nelle segnalazioni non vanno citati altri organi di stampa e tirate in ballo terze parti. Alcuni tipi di segnalazione, per chiari motivi legali e giornalistici, non possono essere pubblicate senza firma esplicita con nome e cognome. Tusciaweb si riserva di pubblicare o meno a propria assoluta discrezione le segnalazioni.
Insieme potremo fare un giornale sempre più efficace e potente al servizio dei cittadini della Tuscia. I materiali inviati non vengono restituiti e divengono di proprietà della testata.
Tutti i materiali inviati alla redazione, attraverso qualsiasi forma e modalità, si intendono utilizzabili in ogni forma e modo e pubblicabili. I materiali non vengono restituiti. Le foto verranno marchiate con “Tusciaweb copyright”.
Tusciaweb non ha nessun obbligo di pubblicazione.
Puoi inviare foto, video e segnalazioni contemporaneamente a redazione@tusciaweb.it e redazione.tusciaweb@gmail.com. In questo caso i testi vanno inviati in allegato in word.
Puoi anche usare WhatsApp con questo numero 338/7796471 senza nessun costo.

