Viterbo – Operazione Déjà vu, dimezzata la condanna di Elio Marchetti. Dai 5 anni e 4 mesi di reclusione del primo grado ai 2 anni e 8 mesi del secondo grado.
Un consistente sconto di pena per l’imprenditore viterbese, comparso il 15 febbraio davanti alla corte d’appello di Roma. Due anni fa l’accusa aveva chiesto sette anni e mezzo di reclusione.
La corte d’appello di Roma ha accolto martedì scorso la richiesta di “patteggiamento” dell’avvocato Carlo Taormina, alla guida del collegio difensivo che per il commerciante del settore auto ha promosso in secondo grado, presso la procura generale di via Varisco, il cosiddetto “concordato in appello”, depositando in udienza una memoria.
Elio Marchetti
Il 10 luglio 2020 Marchetti, 48 anni, era stato condannato dal collegio del tribunale di Viterbo a cinque anni e quattro mesi in quanto promotore di una presunta associazione a delinquere finalizzata all’evasione fiscale sulle vetture di grossa cilindrata importate dall’estero. Motivo per cui era stato arrestato assieme a cinque presunti complici, tra cui due dipendenti, il 3 maggio 2017.
“E’ stata ridimensionata l’entità della presunta frode – sottolinea l’avvocato Taormina, spiegando – grazie al concordato in appello, siamo scesi a due anni e otto mesi, undici dei quali di cosiddetto pre-sofferto. I giudici d’appello, inoltre, hanno revocato la quasi totalità delle misure interdittive, tra le quali è venuta meno anche l’interdizione perpetua”.
In altre parole, Marchetti ha già scontato nove mesi per esigenze cautelari più 45 giorni di cosiddetta liberazione anticipata. Il che significa che, anche qualora la condanna, così com’è, dovesse diventare definitiva, gli resta da scontare una pena sotto la soglia dei due anni. Ergo non in carcere.
In primo grado, nell’estate di due anni fa, era stata assolta la dipendente Carla Corbucci, mentre è stato condannato a due anni e sei mesi in quanto partecipe (e non anche lui promotore come sosteneva l’accusa) un altro dei presunti complici, l’imprenditore pugliese Domenico Sordo, titolare di un’agenzia di pratiche auto di Foggia. La procura, come detto, aveva chiesto per Marchetti sette anni e mezzo di reclusione, quattro anni per Sordo e un anno e mezzo per la storica segretaria e braccio destro dell’imprenditore.
Al centro un presunto “traffico” di 138 supercar importate dalla Germania eludendo la normativa anti truffe carosello e eludendo il fisco dal “gruppo criminale” ai cui vertici ci sarebbe stato Marchetti, portato alla luce, tra il 2015 e il 2017, da polstrada e guardia di finanza. Una sorta di “sequel” dell’operazione Red Zoll del 2014, nella convinzione che Marchetti avesse ripreso lo stesso gioco con società diverse.
Riprenderà nel frattempo il prossimo 25 marzo il processo “bis-ter” in cui, oltre a Elio Marchetti, sono imputati anche la sorella maggiore Rosalba Marchetti (entrambi difesi dallo studio Massatani e da Marco Valerio Mazzatosta), il fornitore tedesco Adrian Glowats (difeso dall’avvocato Anna De Cesare), la dipendente Emilia Tiveddu (avvocati Giuliano Migliorati e Francesco Massatani), Giuseppe De Lucia (Michele Vaira del foro di Foggia) e Domenico Sordo (Francesco Paolo Ferragonio anche lui del foro di Foggia).
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
