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Ubriaco al bar si cala i pantaloni e si masturba, arrestato dalla polizia

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Viterbo – (sil.co.) – Ubriaco dà in escandescenze al bar. Un locale del capoluogo, dove verso le 23,40 di giovedì sono dovute accorrere ben due volanti della polizia per porre un freno alle intemperanze di un 26enne d’origine dominicana.

Il giovane – con precedenti dovuti proprio agli storici problemi di dipendenza dall’alcol per cui è in cura presso il Serd della Asl – vistosi rifiutare il bicchiere della staffa, date le condizioni di palese ebbrezza alcolica in cui versava, ha pensato bene di aggredire la barista, che ha chiamato il 113.

Medicata al pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle con una prognosi di 10 giorni per le ferite riportate al volto, la donna lo ha denunciato per lesioni e minacce.

La polizia, invece, lo ha arrestato per resistenza e danneggiamento della vettura di servizio con cui, a fatica, è stato portato in questura.

Ieri il giudice Elisabetta Massini, convalidando l’arresto, lo ha rimesso in libertà rinviando il processo per direttissima al 22 settembre, come chiesto dal difensore Samuele De Santis, per valutare l’opportunità di ricorrere a riti alternativi.


Viterbo - Polizia

Viterbo – Polizia


 Minacce di morte con la chiave della macchina

Quando la barista ha chiamato il 113, non contento, ha proseguito lo show all’esterno del locale, dove i poliziotti lo hanno trovato a torso nudo che non voleva saperne di calmarsi. “Che cazzo volete? Vi ammazzo”, avrebbe urlato agli agenti, sferrando contro di loro un oggetto appuntito che si è sfilato dalle tasche dei pantaloni e che poi si è scoperto essere non un coltello a serramanico bensì la chiave a scatto della macchina. 


“Volete il c…?”, si cala i pantaloni e si masturba

“Volete il c…? Prendetemi che vi inc… “, avrebbe quindi proseguito in un crescendo di violenza e volgarità, tirandosi giù i pantaloni e cominciando a masturbarsi. E’ finita che i poliziotti hanno dovuto bloccare in tre l’incontenibile 26enne, per poi portarlo in questura per l’identificazione.


Sputava sangue sull’auto della volante…

Una volta all’interno della vettura di servizio, ha continuato a scalciare, prendendo a capocciate i finestrini e sputando saliva mista al sangue delle escoriazioni che si era procurato gettandosi a terra per sottrarsi al controllo dei documenti. E una volta giunto in caserma, dove nel frattempo è stato chiesto l’intervento del 118, se l’è presa anche coi sanitari che volevano soccorrerlo.


“Succhiamelo”, rivolgendosi a un’operatrice del 118 

“Succhiamelo, guarda la scimmia che p… che ha”, avrebbe detto a un’operatrice, tornando ad abbassarsi i pantaloni. Dopo di che è crollato in un profondo “letargo” post sbornia, dal quale si è svegliato ieri mattina, in tempo per essere portato in tribunale per l’udienza di convalida dell’arresto.


“La sera demonio, la mattina angelo”

“La sera un demonio, la mattina un angelo – lo ha descritto con un’immagine efficace uno dei poliziotti intervenuti – due persone diverse, dopo che il sonno l’ha fatta da padrone”. Lui in aula ha chiesto scusa, dicendosi pronto a pulire lui l’auto della volante, di non ricordarsi nulla, che forse la cura contro l’alcolismo non funziona e va cambiata.


“Un classico caso di ubriachezza molesta”

“Un classico caso di ubriachezza molesta”, per il difensore De santis, che ha ringraziato a nome del suo assistito la polizia per averlo messo in condizioni di non offendere, sottolineando come si tratti di un solo episodio. “Non c’è ritualità, non c’è serialità”, ha sottolineato.


L'avvocato Samuele De Santis

L’avvocato Samuele De Santis


Spada di Damocle la denuncia della barista

Il giudice, non ravvisando esigenze cautelari, ha sottolineato la vetustà del precedente e come l’imputato – che ha un impiego, una moglie e una bimba piccola – sia in cura presso il Serd e non appaia socialmente pericoloso, disponendone l’immediata liberazione.

Ad aspettarlo, alla fine dell’udienza, ha trovato tutte le donne della sua famiglia: figlia, compagna e anche la madre. Dovrà però vedersela con la barista che lo ha querelato: il giudice ha rimesso gli atti al pm, stracciandoli dal processo per direttissima, ma prima o poi i nodi verranno al pettine. 


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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