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“È un lockdown mascherato, la gente è poca e quella che gira ha paura….”

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Viterbo – “La gente è poca, e quella che gira è tutta impaurita”. La percezione di chi sta al bar, dall’altra parte del bancone, da affaccio sul mondo a vera e propria barricata. Federico Biscetti dell’Amaris a piazza Dante, via Mazzini, Sandra Martinelli dell’Happiness Cafe in via Saffi e Cristiano Guerrini del Centrale in piazza del comune. Tre bar del centro storico di Viterbo, in una città che il Covid ha ridipinto a tinte più cupe.

“Una città – ha detto Biscetti – intimorita e impaurita, soprattutto da troppa televisione che continua a bombardarci con la paura”. Ieri era lunedì, pioveva e per le vie dei quartieri antichi non c’era nessuno. S’è sentita pure la battuta sul governo ladro. Detta con amarezza, anche perché a guardarsi intorno c’era veramente ben poco da dire.  “Un lockdown mascherato – ha aggiunto Biscetti -. Un lockdown senza ristori, con l’energia raddoppiata e i consumi che sono sempre gli stessi. Insomma, un momentaccio, una brutta aria”.


Viterbo - Un bar

Un bar di Viterbo


In via Mazzini la gente va e viene. Si ferma con la macchina vicino al negozio, passa al volo al bar per un caffè. Per pranzo, molti hanno imparato a preparasi qualcosa da casa. Qualcuno resta sempre, tra contagi, quarantene, vaccini e paura. Quest’ultima, la parola più ricorrente. La sensazione che si percepisce maggiormente. Tutti lavorano, ad essere ferma e non riuscire ancora a ripartire è la vita sociale, quella di relazione. Distanziamenti e divieti sembrano aver preso il sopravvento, soprattutto nel quotidiano. 

“Non c’è gente e quella poca che gira è tutta impaurita – commenta Sandra Martinelli -. Speriamo veramente in un periodo migliore visto che i contagi stanno diminuendo. La situazione purtroppo è questa. La gente tende a non uscire più, evita”.


Viterbo - Federico Biscetti

Viterbo – Federico Biscetti


“Il bar non fa più comunità”, aggiunge poi Martinelli. Nato per incontrarsi dietro un caffè, un amaro o una tisana, stare insieme oppure darsi un appuntamento, “al bar adesso ci si viene di passaggio, al volo, due battute davanti al bancone e poi si riprende ad andare per fare gli acquisti che servono, senza aver più tempo e quel poco che c’è va utilizzato per raccogliere quel che serve per andare avanti, giorno dopo giorno in mondo in cui non sembra più esserci nessuno”. Più che l’Ulisse di Joyce sembra 28 giorni dopo di Danny Boyle. 


Viterbo - Sandra Martinelli

Viterbo – Sandra Martinelli


Il green pass non aiuta. Quelli che ce l’hanno, ormai quasi tutti, lo preparano prima di entrare al bar, obbligatorio anche al bancone. “La gente viene già con il green pass in mano – dice Martinelli -. Alcuni sono scocciati. Anche da parte nostra chiederlo non è piacevole”. Anzi, come spiega Cristiano Guerrini del Bar Centrale, “rallenta il servizio e complica un po’ la situazione”.

Il Bar Centrale sta a piazza del comune. Qui, fino a Natale c’era il villaggio delle festività con gli alberi, qualche evento e una pista da pattinaggio. Di fronte ci sono la prefettura e palazzo dei Priori con la sede del comune. Dopo la caduta della giunta Arena, non si vedono più neanche gli amministratori. Pochi anche dirigenti e impiegati. Molti restano in ufficio, chi può va a pranzo a casa a fine turno. Sono finiti pure i lavori della facciata della sala rossa dove ci sono gli uffici del commissario, una volta del sindaco.


Viterbo - Cristiano Guerrini

Viterbo – Cristiano Guerrini


“La gente è poca – dice Guerrini -, tranne il fine settimana. A patto che ci sia bel tempo. La stessa cosa vale per i turisti. Le persone hanno paura. Quelli che prima si concedevano qualcosa durante la settimana, adesso li vediamo solo il sabato e la domenica. Ripensando a questa estate, sembra un altro mondo”. L’altro mondo.

Daniele Camilli


Fotogallery: I bar del centro storico

“La gente non c’ha più i soldi, in giro non c’è più nessuno e si lavora solo nel week end”


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