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Venduta dal fidanzato per 10mila euro a una sfruttatrice e costretta a prostituirsi

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Tuscania – (sil.co.) – Venduta dal fidanzato per 10mila euro a una sfruttatrice e costretta a battere, nel vivo il processo per la riduzione in schiavitù di una ventenne, scaturito dalla denuncia di una “madre coraggio” d’origine romena residente a Tuscania, la cui figlia sarebbe finita nella mani del racket della prostituzione.

E’ entrato nel vivo davanti alla corte d’assise del tribunale di Roma il processo col giudizio immediato ai tre albanesi e a una connazionale 45enne della vittima, T.D., che avrebbero gestito un fiorente traffico di cocaina e un altrettanto florido giro di una decina di lucciole moldave e romene nella capitale. 

Prima del lockdown in strada, in via dei Prati Fiscali, dove gli indagati avrebbero avuto il “controllo” di un tratto di marciapiede. Durante il lockdown in appartamenti della capitale, pubblicizzati attraverso siti internet oppure, su richiesta dei clienti, a domicilio. Notevole il volume d’affari: in media 600 euro al giorno di incassi dalla prostituzione e altri 1500 euro di media dall’attività di spaccio. 


Prostituzione - Controllo dei carabinieri

Prostituzione – Controllo dei carabinieri


Il 15 marzo di un anno fa il blitz dei carabinieri

I tre uomini e la donna sono stati arrestati il 15 marzo 2021 nel corso di un blitz dei carabinieri del nucleo investigativo di Viterbo. Oltre alla sfruttatrice 45enne, rintracciata a Catania, sono stati arrestati anche tre albanesi, rintracciati a Roma: il 41enne K.G., il 28enne K.E. e il 21enne M.B.. Le manette sono inoltre scattate per  la 22enne romena S.V.A., compagna del 28 albanese, che durante la perquisizione è stata sorpresa in possesso di 50 grammi di cocaina suddivisa in 9 dosi, nascosta in uno zainetto.

Gli imputati sono accusati, a vario titolo, di riduzione in schiavitù, tentata alienazione di schiavi, tentata estorsione aggravata, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, cessione di sostanze stupefacenti.


“Aiuto, non riesco più a contattare mia figlia”

La denuncia della mamma di Tuscania risale all’estate 2019 quando la donna, non riuscendo a contattare la figlia e temendo il peggio, diede l’allarme ai carabinieri. L’inferno sarebbe andato avanti un paio di anni. La ventenne, dopo mesi di prigionia, è riuscita a sfuggire, facendo rientro, con l’aiuto di un connazionale, a Tuscania, presso l’abitazione della madre, dove i militari le hanno garantito sostegno e tutela.


Ridotta in schiavitù e tenuta segregata

La madre della vittima, la cui testimonianza è ritenuta fondamentale, sarà sentita in aula nel corso del processo. Per farle riscattare la somma pagata, la ventenne sarebbe stata costretta a prostituirsi in strada, giorno e notte, nonché sottoposta a continue vessazioni. Le sarebbero anche state fatte assumere sostanze stupefacenti prima di essere portata sul luogo del meretricio. Quando non era costretta a esercitare la prostituzione,  sarebbe stata invece tenuta segregata in casa.


Venduta dal fidanzato alla sfruttatrice per 10mila euro

La giovane, secondo quanto emerso nel corso delle indagini coordinate dalla Dda di Roma, sarebbe stata portata dal fidanzato in Inghilterra, poi in Romania, quindi in Italia, dove sarebbe stata venduta per 10mila euro a T.D. e avviata alla prostituzione a Roma, dove di lei si sarebbe innamorato un cliente, che avrebbe tentato di salvarla, ma la sfruttatrice e i suoi complici avrebbero preteso per “liberarla” la somma di 8mila euro. Al suo rifiuto, l’uomo sarebbe stato minacciato, costringendolo a scappare.


Lucciole, spaccio e rapine

Prostituzione e droga. Nella fattispecie cocaina, spacciata a un “portafoglio” di oltre una cinquantina di assuntori cui, durante il lockdown, sarebbe stata consegnata anche a domicilio, ricorrendo ad escamotage come quello di utilizzare taxi oppure spacciarsi per riders, addetti alla consegna di cibo. Uno degli imputati, inoltre, si sarebbe anche reso responsabile di rapina impropria, il 26 febbraio 2020, introducendosi con un complice in un’abitazione della capitale per consumare un furto e poi scagliandosi contro uno dei poliziotti intervenuti quando è scattato l’allarme. 


 – Venduta come schiava dal fidanzato per 10mila euro e fatta prostituire


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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