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Autisti di medicinali sfruttati da coop “stellari”, le vittime: “Trattati come bestie”

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Carabinieri e guardia di finanza

Hanno indagato carabinieri e guardia di finanza


Viterbo – Maxifrode fiscale da 20 milioni di euro e sfruttamento dei lavoratori addetti al trasporto dei medicinali, è ripreso ieri il “processo stellare”. “Loro tre metri sopra il cielo, noi zero”, ha detto una delle vittime, il più esasperato, “assunto”, tra le altre, dalla cooperativa “Scorpione”.  All’insegna di pianeti e costellazioni. Le altre coop si chiamavano Sirio, Mercurio, Marte. E astronomia discorrendo. 

Una delle parti offese, nel corso dell’udienza, ha ricordato come nel 2011 uno degli autisti che lo hanno preceduto abbia investito e ucciso un ciclista sulla superstrada mentre stava rientrando dal suo turno alla guida del furgone ed era ormai giunto alle porte di Viterbo: “Ha avuto un colpo di sonno, vittima della stanchezza, a causa del superlavoro cui eravamo sottoposti”. 

E’ il processo agli imprenditori Giuseppe e Stefania Boni, ai dipendenti Roberto Aquilanti e Andrea De Angelis nonché al consorzio cooperativo a responsabilità limitata in liquidazione Interservice Group di Viterbo. Davanti al collegio presieduto dal giudice Elisabetta Massini sono sfilati tre dei quattro autisti che si sono costituti parte civile, con gli avvocati Mara Mencherini e Marco Valerio Mazzatosta, denunciando condizioni di vita e di lavoro “disumane”. 


“Lavoratori trattati come bestie”

“Gli ultimi tre mesi sono stato in cura al Cim a causa dell’esaurimento nervoso dovuto allo stress”, ha detto uno di loro. Un altro ha avuto un incidente per cui ha riportato danni permanenti alla vista a causa di una lesione del nervo ottico. Un altro ancora ha affermato con vigore: “Erano otto anni che aspettavo questa testimonianza per poter raccontare come venivamo trattati”. “Come bestie”, ha spiegato nel corso di una deposizione fiume, a tratti difficile da contenere, tali&tanti i particolari da riferire nel corso dell’interrogatorio da parte del pm Massimiliano Siddi.


Spettro del licenziamento: “O bevi o affoghi”

Gli autisti, una ventina, tanti quanti le cooperative, sarebbero stati costretti a turni massacranti e sottopagati con lo spettro del licenziamento. “O bevi o affoghi”, ha riferito un 63enne, alle dipendenze degli imputati per un paio d’anni, tra il 2012 e il 2014- Co.co.co per qualche mese e poi socio artigiano: “Mai autorizzato, era solo perché così i contributi ce li dovevamo pagare da soli”. “In media 12-13 ore al giorno di lavoro per 500-600 chilometri al giorno, sei giorni alla settimana e due domeniche al mese, per 1000-1200 euro. Dalle 5 alle 11,30 e dalle 13,30 alle 19,30, tra consegna di farmaci e merci per tutta la provincia”, hanno spiegato al collegio.


“Dovevamo dormire nel furgone al deposito del Poggino”

Peggio se capitava di fare la notte. “Un calvario. Oltre al trasporto c’erano anche carico e scarico, sia dei medicinali che del ‘bancario e collettame’, dal deposito del Poggino a Roma, da Roma a Orvieto, poi il rientro a Viterbo”, ha spiegato il 63enne. “Si cominciava verso le quattro e mezza del pomeriggio e si ritornava al magazzino in strada Rinaldone verso le 3-4 del mattino successivo. Dopo di che venivamo obbligati a dormire sul furgone fino alle 5, quando venivano quelli del turno di giorno a scaricare i medicinali per il loro giro. Era per la custodia, anche se c’erano allarme e telecamere di videosorveglianza”, ha proseguito. Un fiume in piena. 


“Cacciati in tre dalla sera alla mattina”

In tre sarebbero stati “cacciati” dalla sera alla mattina, il 30 aprile 2014. Licenziati per telefono. “Io personalmente mi ero lamentato che il magazzino del Poggino era una porcilaia, non c’era nemmeno un tavolo e il muletto dovevo chiederlo in prestito al vicino laboratorio di pasticceria. Ma avevo bisogno di lavorare, così li ho supplicati per due settimane di farmi restare. Poi sono partito in quarta con le denunce di tutti i soprusi, alla guardia di finanza e anche presso il nucleo carabinieri dell’ispettorato del lavoro”, ha detto il 63enne. 


L’imprenditore col pallino dell’astronomia

Indagarono carabinieri e guardia di finanza.  Tutto ruota attorno a un consorzio logistico del Poggino che tra il 2010 e il 2014 si sarebbe occupato di trasporto merci e in particolare della distribuzione di medicine in mezza Italia per i più grandi colossi farmaceutici attraverso una girandola di cooperative fantasma chiamate coi nomi di costellazioni e pianeti. “Pino” Boni, considerato il dominus dagli inquirenti, avrebbe avuto il pallino dell’astronomia. “Tra il 2009 e il 2014 ho lavorato per 6-7 cooperative, tutte col nome di pianeti e costellazioni, come Marte, Mercurio, Sirio, Scorpione”, ha raccontato un anno fa, quando il processo è entrato nel vivo, una delle presunte vittime, un addetto al trasporto di medicinali in pensione, oggi 77enne, costretto sulla sedia a rotelle. 

Il processo riprenderà il 6 ottobre, per poi proseguire il 2 novembre, 16 novembre e 14 dicembre.

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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