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Banda dei “rimborsi smarriti”, due viterbesi davanti al gup dopo cinque anni

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Operazione Cashier's check - Gli arrestati viterbesi Marco Antonio Carriere e Giuseppe Salustro

Operazione Cashier’s check – Gli arrestati viterbesi Marco Antonio Carriere e Giuseppe Salustro


Viterbo – Banda degli assegni rubati e poi clonati, davanti al gup del tribunale di Roma due viterbesi arrestati cinque anni fa per ricettazione, riciclaggio e associazione per delinquere dai carabinieri su input della procura della repubblica di Viterbo nell’ambito della maxioperazione Cashier’s Check scattata all’alba del 23 febbraio 2017. Ma ieri è saltato tutto. 

Tra i 39 imputati tuttora davanti al gup, oltre alla coppia, rischiano il rinvio a giudizio una decina di altri viterbesi, indagati a suo tempo a piede libero. 

Nel blitz finirono in manette in sei: i viterbesi Marco Antonio Carriere e Giuseppe Salustro, 31 e 35 anni, difesi dall’avvocato Luigi Mancini (che assiste anche due dei viterbesi indagati a piede libero); Salvatore Ricciardi, 40 anni, di Pomigliano D’Arco (Na); Fabrizio Gargano, 53 anni, di Roma; Immacolata Norato, 35 anni, di Castellammare di Stabia (Na); Fabio Tomolillo, 43 anni, di Pomigliano D’Arco (Na).

Un’inchiesta caratterizzata da un numero record di ben 42 indagati, per 39 dei quali, a distanza di cinque anni, è arrivata al giro di boa la richiesta di rinvio a giudizio. Tra loro c’è chi ha chiesto di essere giudicato coi riti alternativi del patteggiamento o dell’abbreviato che prevedono, in caso di condanna, lo sconto di un terzo della pena.

Ieri si sarebbero dovute discutere le prime quattro posizioni, tra cui quelle di Salustro e Carriere, mentre le altre posizioni sono state spalmate su altre due distinte udienze.

E’ però emersa una questione relativa alla possibile nullità della notifica dell’avviso di fine indagine dopo che il riesame, il 18 marzo 2017, pochi giorni dopo l’arresto, rimettendo in libertà i sei arrestati dichiarò l’incompetenza territoriale del tribunale di Viterbo a favore di quello di Roma che però, nel recapitare il 415 bis agli interessati, avrebbe travolto le precedenti nomine di legali di fiducia, nominandone d’ufficio. 

Si dovrà dunque tornare in aula per dirimere la questione, col rischio di dovere tornare indietro e allungare ulteriormente i tempi della giustizia.


Viterbo - Operazione Cashier's check

 Operazione Cashier’s check


Affari coi rimborsi tramite posta

In 150 pagine di ordinanza il risultato di un anno di indagini dei carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale, da cui sarebbe emerso un quadro probatorio inattaccabile. Al centro un presunto giro d’affari da oltre 320mila euro, grazie al furto di 248 assegni dai centri di smistamento postale di Milano, Ravenna e Bologna. Nello specifico, assegni circolari inviati in semplici buste chiuse, contenenti rimborsi da parte di enti pubblici, società private e assicurazioni. Di importi medi attorno ai mille euro. Vittime i mittenti, tra i quali Inps e Inail, ma anche i destinatari, tra cui pensionati e persone in attesa di risarcimenti.


Operazione Cashier's check - I sei arrestati

Operazione Cashier’s check – I sei arrestati


Una quindicina di teste di legno nel capoluogo

Un vero e proprio sodalizio criminale organizzato su tre livelli. Carriere e Salustro, secondo l’accusa, sarebbero stati i referenti su Viterbo dei vertici dell’organizzazione. Al secondo livello, avrebbero fatto da intermediari tra i vertici dell’organizzazione ed i prestanome dell’ultimo anello. Ovvero, i viterbesi avrebbero reclutato le 15 presunte teste di legno a livello locale cui far aprire conti correnti in banca e intestare gli assegni rubati da porre all’incasso.


Picchiata fuori la sala giochi perché voleva tenersi i soldi

La coppia si sarebbe trattenuta il 25 per cento, il 10 per cento sarebbe andato ai prestanome. Tra le teste di legno un 24enne, i cui versamenti anomali sul conto corrente hanno insospettito il padre, facendo scattare nel gennaio 2016 la denuncia che ha dato il via alle indagini. E una donna, oggi 42enne, picchiata all’uscita di una sala giochi del capoluogo, sempre nel 2016, perché avrebbe tentato di tenersi il denaro.

Silvana Cortignani


Multimedia: video: Le immagini dell’operazione e degli arresti – La conferenza stampa – Fotocronaca: Operazione Cashier’s check – Gli arrestati – slide – Operazione Cashier’s chek – La conferenza – slide


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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