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Benvenuta la strategia della bellezza, ma serve un piano più vasto…

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Viterbo - Vittorio Sgarbi

Viterbo – Vittorio Sgarbi

Viterbo – Onorevole Sgarbi, da viterbese la ringrazio della sua proposta di farsi “assessore alla bellezza”.

Detta così, l’occasione da lei offerta sarebbe da prendere al volo. Un “esperto” di vaglia che ti mette a disposizione un panorama di arte e cultura sicuramente vasto, attraente, stimolante, è una opportunità che non dovrebbe sfuggire. Viterbo ha bisogno di cultura “alta”, perché solo con la cultura “alta” i cittadini si alzano, si allungano per afferrarla, per leggerla; e, alzandosi, scoprono quello che c’è oltre l’orizzonte circoscritto della loro vita quotidiana.

Non capita solo a Viterbo, beninteso, ma la discrasia tra il potenziale che si trova a Viterbo e l’uso che se ne fa è evidente, e occorrerebbe provvedere.

Un assessorato alla bellezza? Perché no… la bellezza è il quid che distingue la vita grama, la sopravvivenza dal volo della fantasia, della consapevolezza, della creatività operosa. Che ne sarebbe stato dei Greci senza l’idea di bellezza? E dell’Italia del Rinascimento?

Tuttavia.

Sono dell’idea che la bellezza sia un concetto complesso, multiforme, che gioca su tanti tavoli e se non si controlla il gioco in tutti i tavoli si rischia di perderne uno alla volta.

Bellezza è arte, certo. In tutte le sue manifestazioni, da quella figurativa a quella musicale, da quella teatrale a quella letteraria, da quella folclorica a quella architettonica, fino  a quella paesaggistica.

Ma c’è di più.  Bellezza è anche igiene pubblica, rispetto per e tra le persone, servizi sociali attenti ai bisogni della gente, inclusione, sicurezza, lavoro, persino una qualunque via del centro pulita, ordinata, accessibile, magari colorata dai suoi abitanti piuttosto che trattata come una discarica.

Insomma, la bellezza intesa come equilibrio, come humanitas, come civitas:  il comune denominatore alla base di un Progetto proteso al miglioramento della qualità della vita, allo sviluppo, alla “crescita”.

Un progetto che dovrebbe agire contemporaneamente in tutte le dimensioni  della convivenza urbana rafforzando l’identità della Città.

Spesso si ritiene che la cultura, intesa nel senso tradizionale di complesso di espressioni artistiche e creative, possa muoversi per proprio conto e farsi così “forza traente” di tutto il resto.  Ma se lo stesso Rinascimento ha segnato la società italiana in tutte le sue manifestazioni – non solo artistiche, ma politiche, sociali, culturali appunto – non possiamo considerare la cultura in termini riduttivi. C’è ad esempio chi per Viterbo vorrebbe distinguere una strategia culturale e una  strategia turistica, connesse ma diversificate fra loro.

Un assessore alla cultura che organizza concerti  e un assessore al turismo che pubblica dèpliants? No, grazie. Non lo ritengo, oggi, comprensibile.

La cultura, a meno di non  restare un’eterea dimensione riservata  a pochi eletti, ha bisogno di essere comunicata, divulgata e, soprattutto, “usata”.  Il turismo è una attività in  continua crescita; e al suo interno la domanda di cultura, in tutte le sue forme, è forse quella che si rafforza sempre più. Non solo, anche la domanda termale ed enogastronomica sono in  forte espansione.  

Viterbo ha risorse in  grado di rispondere a queste domande, anche  a livello globale; ne può trarre vantaggi enormi, se solo ne sapesse farne un uso organico, sapiente, professionale. 

Insomma, è altamente probabile che una strategia coordinata tra cultura, termalismo ed enogastronomia possa essere vincente. Sono tre diverse facce della stessa identità territoriale. Specie se poi, nel proporsi, Viterbo sapesse far uso di una propria complessiva “bellezza”. 

Proprio per questo ho proposto di usare l’ex edificio della Banca d’Italia per offrirlo ad una catena alberghiera; un albergo stellato “dentro” la città, che contribuisca ad importarvi bellezza. Di contenitori architettonici  per ospitare mostre, attività creative ed espositive Viterbo ne ha già molti, anche se mal tenuti; da Sallupara a palazzo Calabresi, dal Teatro Genio al Museo Civico agli stessi locali di Piazza del Plebiscito – Sala Regia compresa –  per non parlare dell’edificio dell’ex Ospedale che accoglierà spazi funzionali di varia entità e destinabilità. 

C’è bisogno di una strategie diversa da adottare per la città; fino agli anni ’90 Viterbo era la destinazione di un  turismo mordi e fuggi, talvolta saccente e più spesso fagottaro, che veniva quasi soltanto da Roma e in piccola parte dall’Umbria ternana. La Macchina di S. Rosa è certamente più spettacolare e più spirituale di una corsa di cavalli in tondo che dura tre minuti come il Palio di Siena, reso famoso in tutto il mondo dalla proverbiale capacità dei toscani di vendere bene le proprie risorse.  Ma la conoscono ancora in pochi. E chi viene a vederla, arriva, mangia un panino e scappa via; se il Trasporto cade nel weekend forse si ferma una notte in hotel, ma solo per organizzare un più comodo rientro.

Viterbo ha bisogno di turismo stanziale; di hotel più che di trattorie; non è né Anagni, né Sperlonga né Tivoli né Fiuggi, ma neppure Sutri. Con tutto il rispetto. E neppure Matera, un prodotto sostanzialmente mediatico.  Viterbo deve essere Verona, Mantova, Parma.

La città offre uno spaccato di mille anni di cultura, di folclore, di storia, ma anche una costellazione di pregi ambientali che devono catturare il turista, l’ “utente”, per più giorni.

Per tutto questo è benvenuta una strategia della bellezza, promossa da testimonials importanti, noti. Disposti anche a fare una concreta “politica culturale”. 

Ma serve anche un piano strategico più vasto, più complessivo, “politico”: un piano di rinascimento culturale, ma anche un piano trasversale di comunicazione, di accoglienza e di attrazione, di “efficientamento” (mi scusi l’orribile termine) della città. Un piano impegnativo certo, ma solo così questa Città potrà svegliarsi dal suo inveterato provincialismo, che le impedisce di alzarsi in punta di piedi e di guardare oltre il suo ristretto orizzonte.  

Francesco Mattioli


 – Sgarbi: “Sarò l’assessore alla Bellezza di Viterbo”


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