Capranica – “L’ha accoltellata per ucciderla”.
Non ha dubbi il medico legale Antonio Maria Lanzetti sulla volontà omicidiaria di Alberto Aniello: “Cinque coltellate per uccidere, una ha perforato un polmone, una ha sfiorato il cuore e un’altra ha fratturato una vertebra”.
Imputato di tentato omicidio l’ex poliziotto 59enne arrestato il 29 gennaio 2021 e tuttora in carcere per la feroce aggressione alla compagna 55enne originaria della Polonia con cui viveva in un appartamento al primo piano del civico 10 di via Largo delle Fornaci a Capranica.
Il consulente di parte civile, che ha parlato senza mezzi termini di “manifesto proposito criminoso”, è stato sentito durante l’udienza di ieri del processo per in cui il 59enne, difeso dagli avvocati Amedeo Centrone e Federica Ambrogi, è accusato del tentato femminicidio della vittima, parte civile con l’avvocato Ernestina Portelli, sostituita dalla collega Eloisa Brugnoletti.
“Tutto ce lo dice, dal mezzo usato alla molteplicità dei colpi, dalla loro direzione alla forza lesiva”, ha detto Lanzetti al collegio presieduto dal giudice Elisabetta Massini, ricordando le tre coltellate all’addome e le due alla schiena, inferte mentre la donna, che aveva appena preparato la valigia per scappare, si lanciava per le scale gridando aiuto e perdendo sangue, soccorsa da un vicino, che ha chiamato l’ambulanza e i carabinieri, salvandole la vita.
Sul posto carabinieri e 118
“Una coltellata ha perfino fratturato una vertebra”
“Una coltellata è arrivata ai polmoni, un’altra le ha sfiorato il cuore, un’altra è stata così forte da fratturarle una grossa e dura vertebra lombare. I colpi sferrati da davanti l’hanno raggiunta in una zona dove ci sono cuore, polmoni, le arterie, l’aorta. Poteva morire. La ‘vis necandi’ è manifesta”, ha ribadito più volte Lanzetti, sottolineando come i colpi siano andati a fondo nonostante la floridezza della vittima, per cui inferti con forza e violenzam con la volontà di far male e uccidere.
Lanzetti, che ha visitato la 55enne un mese fa, ha anche spiegato al collegio, pm Chiara Capezzuto, come la donna, ricoverata a Belcolle e poi presso strutture specialistiche sia in Italia che in Polonia, sia tuttora in cura a causa dei postumi delle gravi lesioni riportate e come soffra di disturbo post traumatico da stress.
L’effetto “liberatorio” dell’ansiolitico
La difesa ha chiesto al dottor Lanzetti se l’assunzione di Xanax da parte dell’imputato possa essere compatibile con il quadro descritto dal consulente. “Assolutamente sì, parliamo di un ansiolitico che non agisce sull’attenzione né dà debolezza, per cui semmai è stato liberatorio all’atto, nel senso che gli ha tolto l’ansia”. Gli avvocati Ambrogi e Centrone hanno nominato a loro volta due consulenti, che saranno sentiti nelle prossime udienze.
Il consulente Antonio Maria Lanzetti, presidente dell’ordine dei medici di Viterbo
La vicina in smart working: “Non ho sentito, ma ho visto”
In aula per la difesa di parte civile anche la vicina di casa che ha portato un asciugamano all’inquilino che per primo ha soccorso la 55enne, mentre scappava per le scale lasciandosi dietro copiose tracce di sangue. Non avrebbe sentito niente finché non è stata chiamata: “Stavo lavorando in smart working con la cuffia quindi ero completamente isolata. Mi sono potuta affacciare solo per pochi minuti, tra l’altro dovendomi giustificare per essermi allontanata”, ha spiegato.
“Lì per lì ho pensato che la signora fosse caduta per le scale, poi il vicino mi ha detto che aveva litigato con il compagno e lui l’aveva ferita con il coltello. Intanto c’era il mio cane che abbaiava per uscire e lo dovevo trattenere con un piede. Ricordo che la signora era in piedi e sanguinava, quindi ho detto al vicino di farla sdraiare perché magari poteva svenire. Poi ho chiamato di corsa il 118 e il 112, quindi sono rientrata in casa, anche se dispiaciuta, pensando che non avrei dovuto assentarmi dal lavoro”. ha concluso.
Il processo riprenderà il 25 maggio.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

