Paolo Gianlorenzo
Viterbo – (sil.co.) – Macchina del fango, l’avvocato di parte civile di uno dei giornalisti minacciati di licenziamento se non avessero accettato una riduzione dello stipendio spera, alla luce delle testimonianze raccolte durante il processo, nella riqualificazione del reato da estorsione tentata a estorsione consumata.
“Il mio assistito, ovvero il giornalista Daniele Camilli, non è stato soltanto minacciato di licenziamento, ma è stato proprio licenziato, con tanto di lettera di licenziamento acquisita agli atti del processo. Circostanza confermata anche dagli altri giornalisti coinvolti nella vicenda”, spiega il legale Giacomo Barelli.
L’avvocato Barelli cita quindi un recentissimo pronunciamento della suprema corte: “Con sentenza 2 febbraio 2022, n. 3724 – spiega il legale di parte civile – la corte di cassazione penale ha affermato che ‘integra il delitto di estorsione la condotta del datore di lavoro che, approfittando della situazione del mercato del lavoro a lui favorevole per la prevalenza dell’offerta sulla domanda, costringe i lavoratori, con la minaccia larvata di licenziamento, ad accettare la corresponsione di trattamenti retributivi deteriori e non adeguati alle prestazioni effettuate””.
L’udienza prevista nel primo pomeriggio di ieri, nel frattempo, è stata rinviata al 2 novembre a causa del legittimo impedimento di uno dei difensori.
“Siamo consapevoli che la scure della prescrizione incombe sulla gran parte dei reati, ad eccezione ad esempio della concussione contestata alla ex dirigente regionale Angela Birindelli. Ma in caso di riqualificazione del reato da tentata estorsione a estorsione consumata i tempi si allunghrebbero abbastanza perché la parte offesa possa avere giustizia”.
Giacomo Barelli
Cinque le parti civili e otto gli imputati nel maxiprocesso, tra i quali il giornalista Paolo Gianlorenzo e l’ex assessora regionale all’agricoltura Angela Birindelli. Tra le parti offese spicca il senatore di Forza Italia e sottosegretario all’agricoltura Francesco Battistoni.
Fatti datati. L’inchiesta denominata “IV Potere” del pm Massimiliano Siddi si è chiusa nella primavera del 2012.
Otto gli imputati per due filoni d’indagine: macchina del fango e Vinitaly. Oltre al cronista Paolo Gianlorenzo (difeso da Carlo Taormina), la collaboratrice Viviana Tartaglini (difesa da Franco Taurchini), l’ex assessore regionale all’agricoltura Angela Birindelli, l’ex patron della Viterbese calcio e imprenditore Giuseppe Fiaschetti, l’impiegato dell’agenzia delle entrate Luciano Rossini, l’ex dipendente della Asl, Sara Bracoloni, l’ex direttore dell’assessorato all’agricoltura Roberto Ottaviani e l’ex commissario straordinario dell’Arsial Erder Mazzocchi.
Sono accusati, a vario titolo, di tentata estorsione, tentata concussione, corruzione, minacce, peculato, abuso d’ufficio, appropriazione indebita, rivelazione di segreti d’ufficio, soppressione di atti, sostituzione di persona e detenzione di arma.
Parti civili l’ex redattore dell’Opinione di Viterbo Daniele Camilli, il politico Francesco Battistoni, l’imprenditore e sindaco di Grotte di Castro Piero Camilli, la Regione Lazio e Antonio Riccardi (il presunto prestanome di Giuseppe Ciarrapico, ex senatore Pdl ed ex editore di Gianlorenzo, il quale si sarebbe spacciato per lui per ottenere informazioni scottanti al telefono).
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

