- Viterbo News – Viterbo Notizie – Tusciaweb – Tuscia News – Newspaper online Viterbo – Quotidiano on line – Italia Notizie – Roma Notizie – Milano Notizie – Tuscia web - https://www.tusciaweb.eu -

Gomme sotterrate e evasione fiscale, imprenditore sotto la lente dell’antimafia

Condividi la notizia:

Guardia di finanza

Guardia di finanza


Fabrica di Roma – (sil.co.) – Gomme sotterrate invece di essere smaltite e evasione fiscale, nel vivo ieri con i primi testimoni dell’accusa un secondo processo davanti al collegio del tribunale di Viterbo per l’imprenditore di Fabrica di Roma finito tra il 2015 e il 2016 sotto la lente della pm Lina Cusano della Dda di Roma. 

“A suo carico si sono aperti due filoni”, ha spiegato ieri in aula il consulente Giampiero Rinaldi della procura antimafia, incaricato di effettuare due perizie, su input dei sequestri effettuati  dalla guardia di finanza di Viterbo, tra cui ben sei scatoloni, enormi e colmi di documenti, all’interno dell’azienda e materiale informatico presso lo studio contabile di cui era cliente l’imputato.

“Una prima perizia mirava alla ricostruzione dei fatti relativi a sette società a lui riconducibili, sei di servizi per automobilisti e un bar. Mancava la documentazione di base, per cui non erano possibili riscontri. La seconda, invece, è stata disposta di supplemento alla prima, quando sono emersi reati di natura fiscale. Da questa è scaturito l’altro processo in corso a Viterbo, per irregolare smaltimento dei rifiuti, ovvero le gomme che venivano sotterrate”, ha spiegato Rinaldi al pm Stefano D’Arma della procura della repubblica di Viterbo. 

Il titolare dello studio contabile ha fatto il vago, perfino a cosa facesse l’imputato in azienda. “A volte lo vedevo, ma non l’ho mai visto fare niente”, ha detto durante l’interrogatorio.


Pneumatici abbandonati - foto di repertorio

Pneumatici abbandonati – foto di repertorio


“Mia moglie gli faceva da prestanome”

Davanti al collegio presieduto dal giudice Eugenio Turco anche tre ex dipendenti dell’imputato. “Lui mi costringeva a fare cose illegali, per cui nel 2011 mi sono licenziato. Ricordo che caricavano le gomme sui camion. Allora lui per vendetta ha licenziato anche mia moglie, che gli faceva da prestanome e risultava amministratrice di una società”, ha detto il primo, che gli ha anche fatto una causa di lavoro, persa.


“Tanto ho le spalle coperte”

“Ho lavorato per qualche mese nel suo bar di Fabrica di Roma una decina di anni fa, 8-10 ore al giorno, domenica compresa, al nero. I soci erano due, ma io fui assunta da lui ed era lui a pagarmi. A un certo punto l’ho affrontato perché non ricevevo gli stipendi. Ero vicina al bancone, mi ha dato una spinta, facendomi sbattere, quindi mi ha detto ‘fai quello che vuoi, tanto ho le spalle coperte’. Mentre uscivo per andare al pronto soccorso, mi ha mandato dietro una collega con 100 euro dicendo ‘per ora accontentati di questi'”, ha spiegato la seconda, le cui denunce penali si sono risolte in un nulla di fatto.


“Era solo lui a dare gli ordini”

Per ultimo è stato sentito un sessantenne che, rimasto senza lavoro, tra il 2005 e il 2008 avrebbe lavorato al nero per l’imputato, aiutandolo nella gestione dell’officina. “Fu lui a offrirsi di aiutarmi dopo che avevo perso mio padre, in un momento di crisi. Ricordo due società diverse”, ha detto al pm D’Arma. Una faceva capo anche a un altro “socio”, nel frattempo deceduto. “Per quanto ne so io, era un dipendente. Faceva il gommista, anzi era il gommista più bravo. Ma lui non dava ordini. Gli ordini, anche a lui, li dava solo l’imputato. Proprio per il suo modo di fare, abbiamo interrotto i rapporti in malo modo”.

Si torna in aula a maggio per sentire gli ultimi due testimoni del pm e 5 testimoni della difesa. 


Articoli: Smaltimento pneumatici, sotterrate in una buca le gomme mancanti all’appello – Evasione fiscale nel settore dei pneumatici, “scomparse” 45mila gomme


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


Condividi la notizia: