Viterbo – (s. c.) – Fresca di stampa l’ultima fatica letteraria di Rosella Lisoni: L’ultimo Pasolini: tra forma e realtà, edito a Viterbo nel mese di febbraio scorso, disegna la figura dell’intellettuale negli ultimi tre anni di vita, dal 1973 al 1975, anni in cui la sua produzione artistica spazia da Gli Scritti Corsari, all’Abiura dalla Trilogia della vita, dal film Salò al progetto del romanzo-allegoria Petrolio, opera monumentale pubblicata postuma, un moderno Satyricon.
Rosella Lisoni
L’autrice tratteggia nel suo libro la figura dell’ultimo Pasolini, un uomo incupito, rattristato, isolato, ma indomito, che continua la sua lotta in solitudine, animato da un irrefrenabile sperimentalismo, sempre alla ricerca di una nuova forma letteraria che altro non è che ricerca di una nuova forma di vita.
Il tratto umoristico, che ha caratterizzato parte della sua produzione artistica, non viene meno e, se in Salò l’umorismo velato si cela dietro i gesti ripetitivi, quindi ironici dei potenti, in Petrolio si assiste al recupero del riso tipico di Democrito che ha fatto della saggezza una forma di ironia sull’uomo, rimando al cinema felice della Trilogia della vita, pervaso dalla filosofia rabelaisiana.
Pier Paolo Pasolini
Nel libro si sottolinea come Il Pasolini “Corsaro” non smetta di far sentire la sua voce, scrive sulle prime pagine del Corriere della Sera, de Il Tempo illustrato, diEpoca, di Paese sera e de Il Mondo, attacca il Potere, il conformismo borghese, con articoli che sono un esempio di quell’invettiva inesauribile del suo stile saggistico e polemico, della sua arte retorica e dialettica. L’intellettuale “corsaro”, nel quale egli stesso si riconosce, è l’opposto dell’intellettuale organico, asservito al potere, bensì un intellettuale dissidente, privo della funzione di tramite tra il potere e la società.
In questa critica alla società borghese Pasolini inventa un linguaggio giornalistico, un “genere” ed evidenzia il suo indomabile sperimentalismo che spazia dalla poesia, alla narrativa, al cinema, alla saggistica.
Il suo atteggiamento si esprime nei modi di una polemica immediata, di una pessimistica diagnosi che lo spingerà ad abiurare dalla Trilogia della vita, Abiura che indica il passaggio da un ottimismo ad un definitivo pessimismo.
Rosella Lisoni nella sua opera evidenzia come l’ultimo Pasolini, nonostante i suoi drammi personali, le sue ferite, le sue angosce sia un uomo che produce delle opere importanti, indimenticabili che lo hanno reso l’intellettuale più importante del Novecento, celebrato sia in Italia che all’estero, colui che ha fatto conoscere nel mondo il cinema italiano e che ancora oggi, a cento anni dalla sua nascita, è oggetto di studio.

