Acquapendente – (sil.co.) – Costretti ad asserragliarsi all’interno dell’enoteca di piazza Oberdan dopo essere stati presi a pugni e colpiti con una sedia di ferro, minacciati di morte da tre sconosciuti armati di coltello, fotografati e anche filmati dagli aggressori al grido “tanto vi ritrovo”. Asserragliati in sette fino all’arrivo dei carabinieri, mentre gli altri da fuori bussavano sulle vetrine e cercavano di buttare giù a spallate la porta.
Le quattro donne presenti nel locale terrorizzate con minacce di stupro e non solo: “Vi scopiamo e vi uccidiamo i mariti”.
Sono le vittime del violentissimo episodio messo a segno da due operai moldavi di 41 e 33 anni e un macellaio ucraino 41enne nato in Crimea (la penisola contesa fra Russia e Ucraina) – tutti residenti a Gradoli e incensurati – la notte tra l’11 e il 12 marzo ad Acquapendente. Il più giovane, il 33enne moldavo, si sarebbe dimostrato il più pericoloso. Per tutta la durata dell’evento sarebbe stato infatti lui a brandire un coltello a serramanico lungo 21 centimetri, pronto a usarlo.
Acquapendente – Carabinieri
Donne minacciate di stupro e non solo: “Vi uccidiamo i mariti”
“Siete uomini di merda”, avrebbero inveito contro gli italiani. Ma se la sarebbero presa anche con le quattro donne presenti – la titolare e tre clienti che stavano trascorrendo la serata nel locale – che avrebbero spaventato a morte, minacciandole “vi uccidiamo i mariti” e “vi scopiamo tutte”.
“Venite fuori che vi ammazziamo tutti uno a uno, non uscite vivi”, avrebbero urlato scagliandosi contro le vetrine e facendo gesti inequivocabili come il “ti taglio la gola” nonché a sfondo sessuale, simulando il gesto della penetrazione. Il 33enne sarebbe anche ferito alla testa nel corso dell'”assalto”.
Messi in salvo dalla titolare che ha serrato la porta
E’ finita che non potranno avvicinarsi a meno di 300 metri dalle sette parti offese e nemmeno all’enoteca di piazza Oberdan, all’esterno della quale hanno aggredito i due avventori usciti a fumarsi una sigaretta, per poi prendersela anche con le altre cinque persone che si trovavano all’interno tra cui la titolare del locale. E’ stata lei, che ha avuto la prontezza di chiudere a chiave la porta, dopo avere messo in salvo le vittime dell’aggressione, una delle quali sanguinante – per ferite alla testa e all’avambraccio medicate con una prognosi di 5 giorni all’ospedale di Acquapendente – evitando che il terzetto facesse irruzione e le probabili peggiori conseguenze.
Tutto sarebbe partito da uno schiaffo, sferrato in pieno volto a uno dei due “fumatori” italiani dal 33enne moldavo, successivamente raggiunto dagli altri due. “Il ragazzo che ha preso lo schiaffo ha reagito ed è stato così preso a pugni, sferrati con una violenza inaudita dall’aggressore che, mentre la vittima era riversa sul marciapiede, ha afferrato una sedia del tipo pieghevole che si trovava fuori dell’enoteca per continuare a colpirlo, raggiungendolo alla schiena”, avrebbero raccontato i testimoni che hanno assistito alla scena dall’interno dell’enoteca.
Armati di coltello a serramanico lungo 21 centimetri
La misura cautelare del divieto di avvicinamento, disposta dalla gip Savina Poli, secondo cui si tratta di “fatti gravi”, è scattata in seguito alla contestazione del reato di violenza privata in concorso, perseguibile d’ufficio. Sono inoltre indagati, a vario titolo, per porto di arma proibita (il coltello a serramanico di 21 centimetri con la lama lunga 9 centimetri), lesioni personali aggravate e minacce in concorso. Difesi dagli avvocati Tiziana Maracci, Paolo Labbate e Angelo Di Silvio sono comparsi lunedì davanti alla gip Poli per l’interrogatorio di garanzia.
Sul posto sono intervenuti i carabinieri delle stazioni di Acquapendente e Bolsena e della compagnia di Montefiascone cui, nel giro di pochi minuti, sarebbero giunte ben tre segnalazioni. All’arrivo dei militari i due moldavi e l’ucraino si erano rifugiati in un bar non distante dall’enoteca. Il 33enne moldavo armato di coltello sarebbe stato sanguinante per una ferita alla testa. Al momento del fermo aveva nascosto il coltello all’interno di un a tasca, dove lo hanno rinvenuto e sequestrato i militari.
– “Venite fuori che vi ammazziamo tutti…”
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
