Viterbo – Frana in strada Acquabianca (immagine di repertorio)
Viterbo – In Italia aumentano le aree soggette a frane, alluvioni ed erosione delle coste. Di conseguenza, cresce anche il numero di persone che vivono in zone pericolose.
A certificarlo sono i dati dell’ultimo rapporto Ispra secondo cui il numero dei comuni italiani a rischio dissesto idrogeologico è salito a 7.423, una cifra pari al 94% del totale.
L’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale afferma che nel 2021 oltre 540 mila famiglie e 1.300.000 abitanti vivono in zone a rischio frane, mentre 3 milioni di famiglie e quasi 7 milioni di abitanti risiedono in aree a rischio alluvione.
Stringendo il campo alla Tuscia, il rapporto afferma che le persone potenzialmente presenti sulle zone a rischio frana sono 17.161. Un numero altissimo, pari all’incirca all’intera popolazione di Tarquinia o Civita Castellana che sono i due comuni più grandi della provincia dopo Viterbo. Il rischio è diviso in molto elevato (10.930 persone), elevato (4.692), medio (619) e moderato (920). Le famiglie coinvolte sono più di 7mila.
Eventi franosi principali per provincia nel periodo 2010-2020
Tra i vari esempi citati nella ricerca c’è anche quello relativo a Civita di Bagnoregio.
“Numerosi sono i borghi storici interessati da fenomeni franosi innescatesi o riattivatisi anche negli ultimi anni – spiega l’Ispra -, quali ad esempio la rupe di San Leo con il crollo del versante nord il 27 febbraio 2014, Volterra con il crollo di una porzione delle mura medievali nel 2014 e Civita di Bagnoregio, ubicata su una rupe tufacea interessata da un progressivo arretramento delle scarpate con distacchi di roccia e colamenti lungo i sottostanti versanti argillosi”.
Per quanto riguarda la popolazione residente in aree a rischio alluvione, nella Tuscia si parla di 2.299 persone in zone a rischio elevato, 3.112 persone in zone a rischio medio e 3.362 persone in zone a rischio basso per un totale di 8.773 persone che vivono in aree potenzialmente allagabili.
“I dati e le mappe del rapporto vogliono rappresentare sempre di più un elemento fondamentale a supporto delle decisioni politiche di contrasto al dissesto idrogeologico, comprese quelle previste dal piano nazionale di ripresa e resilienza – ha spiegato il presidente dell’Ispra Stefano Laporta alla presentazione del rapporto -. Nel Pnrr sono previsti interventi specifici nella prevenzione del dissesto idrogeologico che testimoniano quanto sia importante questa tematica per poter poi realizzare gli altri interventi previsti nel piano”.
Samuele Sansonetti

