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Omicidio Barchi, definitiva la condanna a 15 anni di Stefano Pavani

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Stefano Pavani

Stefano Pavani


Viterbo – (sil.co.) – Delitto del Suffragio, definitiva la condanna a 15 anni di Stefano Pavani. 

E’ il giovane di Corchiano che la notte tra il 20 e il 21 maggio 2018 ha ucciso in maniera efferata Daniele Barchi, il 42enne di Gaeta che aveva ospitato lui e la fidanzata nel suo monolocale al pianoterra di via Fontanella del Suffragio, nel cuore del centro storico di Viterbo.

A distanza di quattro anni riprenderà invece il 5 maggio l’udienza preliminare che dovrà decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio dell’ex fidanzata Azzurra Cerretani, la 28enne viterbese accusata di omicidio volontario in concorso dopo che i genitori della vittima si sono opposti alla richiesta di archiviazione della procura. 

La corte di cassazione ha deciso su Pavani lo scorso 28 febbraio sul ricorso presentato dal legale del foro di Torino che attualmente assiste l’omicida, confermando la sentenza d’appello che a sua volta aveva confermato la condanna di primo grado inflitta al 34enne di Corchiano il 10 luglio 2019 dalla gip Savina Poli del tribunale di Viterbo con lo sconto di un  terzo della pena del rito abbreviato. Una condanna da scontare in carcere, dopo di che è stata disposta, per il seguito, la misura di sicurezza del ricovero in una Rems.

Visitato da sei psichiatri, Pavani, all’epoca assistito dall’avvocato Luca Paoletti del foro di Viterbo,è giunto alla discussione del processo col rito abbreviato davanti alla gip Savina Poli dopo essere stato giudicato parzialmente incapace di intendere e di volere.

Il 34 enne, in sostanza, soffrirebbe di un grave disturbo della personalità, sarebbe seminfermo di mente, un disturbo che inciderebbe in modo grave sulla sua capacità di intendere e di volere. Per questo, secondo i consulenti che lo hanno visitato nel corso della detenzione a Mammagialla, è stato considerato imputabile pur non essendo stato giudicato pienamente capace. 

Anche la difesa di Azzurra Cerretani, rappresentata dall’avvocato Fausto Barili, ha chiesto il giudizio abbreviato condizionato alla perizia psichiatrica. Secondo il legale, in base ai trascorsi dell’imputata, ci sarebbero seri dubbi sulla capacità di intendere e di volere e anche di stare a giudizio della presunta complice di Stefano Pavani. 

Barchi fu picchiato a sangue, secondo l’accusa da entrambi i componenti della coppia, nonché seviziato con un coltello, con un forchettone da cucina e con una bottiglia di vetro.

I genitori della vittima, il papà Giuseppe Barchi e la mamma Maria Lucia Caruso, sono assistiti dal legale di parte civile Pasqualino Magliuzzi del foro di Latina.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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