Enrico Esposito e Maria Lorenzini
Gradoli – (sil.co.) – “Quando ho saputo della morte di Enrico Esposito ho rivisto tutti gli anni del processo contro il figlio Paolo. E ho ripensato alla sua pena di nonno “. Ha la voce pacata l’avvocato Enrico Valentini, storico difensore col collega Mario Rosati dell’elettricista di Gradoli 53enne, in carcere da 13 anni, dove sta scontando una condanna definitiva all’ergastolo per il duplice omcidio e l’occultamento dei cadaveri di Elena e Tatiana Ceoban.
Voce pacata quella del legale, ma dalla quale trapela l’amarezza per un processo che alla fine, come dice lui, “ha scontentato tutti”, non avendo fatto piena luce su quello che è rimasto il “Giallo di Gradoli”, non solo a livello locale, per chi segue i casi di cronaca nera e giudiziaria.
Un giallo perché Esposito e la cognata-amante non hanno mai confessato il delitto e si sono sempre proclamati innocenti. Un giallo perché, nonostante le ricerche nelle campagne. sull’Amiata, nel lago di Bolsena e anche in quello di Mezzano, i corpi delle due vittime non sono mai stati ritrovati.
Paolo Esposito
“Un grosso dispiacere e un abbraccio profondo – prosegue Valentini – ricordando tutte le sofferenze che insieme, io, lui, Mario Rosati, Maria e Paolo, abbiamo subito”.
Quindi il grande dolore per la perdita dell’amatissima nipote: “Quest’uomo da oltre dieci anni, e questa donna, non hanno più visto l’unica nipote che hanno”. La giovane, oggi 19enne, pochi mesi dopo la scomparsa della madre 36enne Tatiana e della sorella 13enne Elena, fu affidata a una famiglia di Bologna, dove lavorava la nonna materna, anche lei nel frattempo deceduta, e da allora non avrebbe avuto più rapporti con i nonni paterni.
Gli avvocati Enrico Valentini e Mario Rosati in tribunale nel 2010, all’epoca del processo
“Ho rivisto gli anni del processo, e pure la sofferenza – prosegue Valentini – ho ripercorso tutta la sofferenza di due genitori e la sofferenza indotta anche da una serie di situazioni create dagli inquirenti, dalla procura della repubblica. Li inquisirono, furono chiamati in aula, fu un sabato drammatico, con l’avvocato Mario Rosati andammo in escandescenze perché credevamo che non fosse possibile un atteggiamento di quel genere”, ricorda Valentini a proposito della drammatica udienza del 20 novembre 2010.
Multimedia: video – fotocronaca1 – fotocronaca2
“Rivedo la sofferenza di Enrico, sono vicino a Maria. Con l’ovvio rammarico di non essere mai giunti a una verità diversa da quella processuale che, obiettivamente, a me non soddisfa, non soddisfa gli inquirenti, non soddisfa nessuno di noi che eravamo i difensori di Paolo”.
“Un ‘piccolo dettaglio’ che credo sia da sottolineare è il fatto che quest’uomo da oltre dieci anni, e questa donna, non abbiano più visto l’unica nipote che hanno”, conclude l’avvocato.
Paolo Esposito con Elena (alla sua destra) e la figlia avuta da Tatiana


