L’aggressione in viale Bruno Buozzi – foto di repertorio
Viterbo – (sil.co.) – “So che sei brava a fare i b…, perché non me ne fai uno?”. Era il 18 ottobre 2020 quando, in viale Bruno Buozzi, un pensionato di 71 anni si è rivolto con questa parole a una ragazzina di 13 anni che stava portando a spasso il cane al guinzaglio, afferrandola per un braccio e tirandola verso di sé.
Alla scena ha assistito da casa la madre dell’adolescente che, sentite le parole e visto l’uomo strattonare la figlia, che ha urlato terrorizzata, si è precipitata in strada in soccorso della tredicenne.
Per questo l’anziano maniaco – con recidiva reiterata, specifica e infraquinquennale – è finito a processo davanti al collegio presieduto dal giudice Eugenio Turco con l’accusa di violenza sessuale aggravata su minore.
La versione della vittima è stata cristallizzata in sede di incidente probatorio e la difesa, rappresentata dall’avvocato Luigi Mancini, non ha testimoni, per cui si preannunciano tempi brevi.
Salvo imprevisti entro l’autunno. Tre le udienze fissate ieri dal collegio: il 6 luglio e il 5 ottobre per sentire i testi della pm Eliana Dolce e il 26 ottobre per la discussione e la sentenza.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
