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Prof “bulla” difesa da colleghi e bidelli: “In quella classe c’era un gruppo di scalmanati”

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La scuola media di Bagnoregio

La scuola media di Bagnoregio


Bagnoregio – Prof bulla difesa da insegnanti e bidelli: “In quella classe c’era un gruppo di alunni totalmente indisciplinati”. 

E’ ripreso il primo marzo davanti al giudice Roberto Colonnello il processo alla docente di italiano della scuola media di Bagnoregio rinviata a giudizio quattro anni fa per presunti maltrattamenti in classe a un alunno tredicenne cui avrebbe dato ripetutamente dello stupido davanti a tutti i compagni. Nel frattempo sono trascorsi sei anni dalla denuncia dei genitori dell’allora minore, risalente al 2016. 

Martedì sono stai ascoltati i primi testimoni della difesa dell’insegnante Giuseppina Castellani, assistita dall’avvocato Giovanni Labate del foro di Viterbo. In aula il personale docente e scolastico, che ha escluso qualsiasi comportamento abusivo da parte dell’imputata. “Anzi – sottolinea Labate – i testimoni hanno stigmatizzato il comportamento totalmente indisciplinato del minore e del gruppo dei suoi amici”. 

Il processo riprenderà il 21 giugno per sentire ulteriori quattro testi della difesa. Le presunte vittime, intanto, sono diventate tutte maggiorenni. 


Giovanni Labate

L’avvocato Giovanni Labate


“Una selva di sei in condotta”

“In quella classe furono dati una selva di sei in condotta”, ribadisce il difensore, ricordando come il particolare sia chiaramente emerso nel corso del dibattimento, durante il quale è stato anche chiarito che nella cronologia delle ricerche del registro elettronico della prof, passato al setaccio dagli investigatori, contrariamente a quanto riferito da alcuni alunni ai genitori, non sono state trovate tracce di visite a siti pornografici.


Allarme bullismo dalle catechiste

L’insegnante, a febbraio 2016, fu denunciata dai genitori dell’adolescente allertati da due catechiste e pochi giorni dopo sospesa dal servizio. Durante una lezione sul bullismo, gli stessi studenti avrebbero riferito le condotte della docente. A far scattare l’allarme sono stati quindi i minori presunte vittime dell’imputata. 


Vessazioni confermate ai genitori

L’alunno sarebbe stato umiliato e vessato davanti a tutti la classe, con i compagni costretti a farlo sedere con le mani dietro la schiena su una sedia e invitati a schiaffeggiarlo a turno, secondo uno degli episodi più cruenti raccontati dagli stessi alunni durante una lezione sul bullismo a catechismo alla vigilia di Natale del 2015. All’udienza del 4 febbraio 2021 cinque mamme di altrettanti alunni dell’istituto onnicomprensivo “Agosti” hanno confermato tutto, secondo i racconti dei rispettivi figli.


Umiliato davanti all’intera classe

La professoressa di italiano, secondo l’accusa,gli avrebbe dato dello “stupido”. Siccome lui si rifiutava, lo avrebbe fatto buttare fuori dalla classe dai tre compagni più robusti. Avrebbe invitato gli altri a a colpirlo con un righello, “così impari”. Gli avrebbe detto “basso” con l’intenzione di offenderlo, per via della non elevata statura: “Tu le prenderai sempre, perché sei piccolo”. E avrebbe calcato ulteriormente la mano sulle sue “debolezze” dicendogli “non ti interrogo, tanto hai il 6 politico”, solo perché, essendogli stata certificata la disgrafia, le sue interrogazioni dovevano essere programmate. Gli avrebbe detto “puzzi”, quindi gli avrebbe spruzzato addosso dello spray deodorante, sempre davanti ai compagni. 

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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