Viterbo – Sono i figli a portare il padre fuori dalla chiesa. Gaetano e Stefano. Sulle loro spalle, come Anchise su quelle di Enea, il padre Remo Labellarte. Ieri mattina, nella chiesa di Sant’Angelo in Spatha a piazza del comune quando la città ha salutato per l’ultima volta un punto di riferimento storico per tutto il mondo del commercio viterbese.
Viterbo – I funerali di Remo Labellarte
“Remo – ha detto don Ivo durante l’omelia – ci ha dato l’esempio con la sua vita e con i fatti”. Sempre presente, fino all’ultimo, nella boutique di famiglia a Corso Italia, dove ha visto passare storia e persone. Una città che si è trasformata sotto i suoi occhi e che ieri gli ha reso omaggio.
Remo Labellarte
“Oggi – ha proseguito don Ivo – non è la fine per Remo ma l’inizio della vera vita. Quella che non conosce tramonto”.
A stringersi attorno ai familiari, l’ex sindaco di Viterbo Giovanni Arena, l’ex consigliere comunale Francesco Serra, la candidata sindaca Chiara Frontini, l’ideatore della macchina di Santa Rosa Raffaele Ascenzi, e altri ancora.
“Siamo pellegrini – ha proseguito il sacerdote di Sant’Angelo – itineranti e senza una città stabile. Accanto a Remo il cero pasquale, simbolo di resurrezione e di passaggio dalla vita terrena a quella celeste. Pasqua significa passaggio. Non un capitolo che si chiude, ma un’apertura verso l’eternità”.
Viterbo – I funerali di Remo Labellarte
Una vita dedicata al mondo del commercio. Un’azienda che ha saputo trasmettere ai figli. Remo Labellarte aveva 90 anni, ma lo incontravi sempre al Corso, accanto a Gaetano, che porta il nome del nonno, e Stefano. Con i consigli e la presenza, l’amore di un padre. Una famiglia che ha saputo trasmettere il valore di essere tale attraverso principi chiari e un legame profondo che ha significato innanzitutto un profondo legame con la città.
Daniele Camilli
Fotocronaca: I funerali di Remo Labellarte
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