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Schianto pallavoliste, cinture di sicurezza al vaglio del prof Lucio Pinchera

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Polizia stradale

Sul posto polizia stradale e 118 – foto di repertorio


Viterbo – (sil.co.) – Pallavoliste ferite in un terribile schianto tra la Sutrina e la Cassia Cimina, il giudice Francesco Rigato dispone una perizia super partes per fare chiarezza sulla dinamica e la affida al noto ingegnere Lucio Pinchera. Ieri mattina il conferimento dell’incarico.

E’ l’incidente avvenuto verso le 21 del 19 novembre 2017, una domenica sera, all’incrocio maledetto chiamato dalla gente del posto “l’incrocio delle quattro strade”. Vittime due quindicenni del Cv Volley che stavano tornando a Civitavecchia dopo avere giocato a Nepi.

Due, in particolare, i punti oscuri emersi durante il processo sui quali dovrà fare luce il professore, docente universitario e luminare del settore: se le vittime avessero o meno le cinture di sicurezza allacciate e se una delle due vetture abbia rispettato o meno lo stop. Le conclusioni di Pinchera saranno illustrate in aula all’udienza del prossimo 17 novembre. 

Le ragazze sono finite una al policlinico Gemelli di Roma e l’altra all’ospedale viterbese di Belcolle. Ferita in maniera non grave anche una mamma. A processo per lesioni stradali i due conducenti, uno dei quali padre di una delle atlete, che si è anche costituito parte civile.


Tribunale di Viterbo - L'aula di corte d'assise

Tribunale di Viterbo – L’aula di corte d’assise (foto di repertorio)


Coinvolte due vetture. Una Fiat Cinquecento che secondo una prima ricostruzione non avrebbe rispettato il segnale di stop, a bordo della quale viaggiavano le due atlete, sui sedili posteriori, secondo l’accusa senza indossare le cinture di sicurezza, assieme alla madre di una di loro, mentre l’altra mamma era davanti assieme al marito che era alla guida. E una Lexus, che avrebbe viaggiato sulla Cassia oltre il limite dei 50 chilometri orari previsti in quel tratto, guidata dal marito, con a bordo una coppia di sudamericani che stavano rientrando a casa a Ronciglione. 

La polizia stradale di Monterosi avrebbe trovato le quindicenni fuori della macchina, una sdraiata a terra che non riusciva a muoversi. Sbalzate fuori dell’abitacolo, a causa della violenza dell’impatto che ha fatto schiantare la Cinquecento sul guard rail. Lo scorso 7 ottobre è stato sentito il consulente di parte del conducente della Cinquecento, l’ex ispettore della stradale Vincenzo Tortorella, che nulla ha però potuto dire sulle cinture, non avendo potuto esaminare i resti delle vetture, in quanto erano state già rottamate quando, dieci mesi dopo il sinistro, ha ricevuto l’incarico.

“Erano in tensione, arrotolate, se fossero state usate le avremmo trovate allentate”, hanno spiegato i poliziotti intervenuto lo scorso 11 marzo alla prima udienza del processo. “Non basta che le cinture fossero in tensione per dire che non erano allacciate”, ha detto invece il consulente di parte.

Entrambi gli imputati sono stati multati, il conducente della Cinquecento per l’omesso rispetto dello stop e per eccesso di velocità il sudamericano. La difesa di quest’ultimo ha però sottolineato come si sia trattato di una supposizione, dal momento che la velocità non è stata rilevata, rivelando in udienza come la contravvenzione sia stata successivamente annullata in seguito al ricorso presentato dall’automobilista.


Articoli: Pallavoliste ferite nello schianto sulla Cimina, perizia per chiarire la dinamica – Pallavoliste ferite in un terribile schianto sulla Cimina, in due a processo


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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