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“Sette giorni di viaggio per fuggire dalle bombe, ma ora siamo circondati dall’amore di Farnese”

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Farnese – Un viaggio in auto lungo sette giorni per arrivare al confine con l’Italia. Poi, un tratto di strada a piedi nel freddo gelido dell’inverno. E, dopo ore di pullman, finalmente il sollievo e l’arrivo a destinazione. A Farnese. Nel cuore della Tuscia, dove il rumore delle bombe e l’odore della guerra è ora solo un lontano ricordo. 

Un “viaggio infernale, un incubo”, come loro stessi lo descrivono, quello compiuto dalla famiglia Piadka. Babbo Oleh, mamma Mariana e tre bambini di 13, 7 e 3 anni fuggiti dalla guerra e dalle bombe e ora circondati dall’affetto e dall’amore della comunità farnesiana. 


Farnese - La famiglia ucraina ospitata in paese e il sindaco Giuseppe Ciucci

Farnese – La famiglia ucraina ospitata in paese e il sindaco Giuseppe Ciucci


A raccontare la loro storia è il sindaco del paese, Giuseppe Ciucci, che venerdì sera li ha incontrati per la prima volta. “È stata un’emozione indescrivibile – commenta -, e trattenere la commozione è stato difficile. Nei loro occhi e nei loro racconti ho rivissuto il dramma dei nostri nonni, quando ci raccontavano della seconda guerra mondiale. Davanti a me avevo una famiglia, con dei bambini bellissimi che da un giorno all’altro hanno dovuto lasciare le proprie cose, le loro abitudini, la loro vita e la loro libertà”.

Il viaggio dei Piadka è iniziato da casa, a Berdyansk, città sul mar Nero già occupata dall’esercito russo. “La situazione era insostenibile – raccontano al primo cittadino, grazie all’aiuto di una parente che da anni ormai abita nel Viterbese e conosce bene l’italiano -, così ci siamo messi in macchina, per lasciarci alle spalle bombe e distruzione”. La paura, il dolore e la morte.


Bombardamenti in Ucraina

Bombardamenti in Ucraina


L’arrivo a Farnese, dopo giorni e giorni di viaggio, come una benedizione. “Siamo fuggiti dalla guerra in auto, col freddo pungente dell’inverno, e ora siamo circondati dal calore e dall’amore di questa comunità che non potremo mai ringraziare abbastanza – spiegano -. Ci hanno messo a disposizione cibo, vestiti, un tetto sopra la testa senza chiederci nulla in cambio e soprattutto non privandoci della nostra dignità”. 

E proprio “dignità” è la parola che il sindaco Ciucci utilizza più di frequente per descrivere la famiglia Priadka. “Nonostante ognuno di noi abbia offerto loro tutto ciò di cui al momento hanno bisogno, il signor Oleh ci ha tenuto a sottolineare che non vuole in alcun modo approfittarsi dell’affetto che stiamo loro dimostrando. Per questo ha chiesto di trovargli un’occupazione, un lavoro, anche umile, affinché in qualche modo possa ripagarci”

L’uomo sarebbe riuscito ad arrivare in Italia insieme a moglie e figli, senza essere arruolato nell’esercito ucraino per combattere contro la Russia per un problema famigliare, che lo esenterebbe dalla chiamata alle armi. “Ecco perché, nonostante la legge marziale in vigore in Ucraina che rende ogni uomo un possibile soldato, è riuscito ad attraversare il confine e ad arrivare da noi” sottolinea il sindaco Ciucci.

E la macchina della solidarietà per la famiglia si è attivata dalle prime ore del loro arrivo. “Farnese ancora una volta ha dimostrato di avere il cuore grande, ha accolto con grande generosità queste persone e la gratitudine ascoltata dalle loro parole mi ha reso ancora una volta orgoglioso della gente che rappresento” conclude il primo cittadino.  

Barbara Bianchi 
 

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