Viterbo – Condannato a quattro anni e mezzo di reclusione con lo sconto di un terzo della pena del rito abbreviato lo “strozzino della droga”.
La sua florida attività di “spaccio&ricatto” si sarebbe concentrata nel Viterbese durante il lockdown, anche con consegne a domicilio. Secondo l’accusa, avrebbe ceduto stupefacenti a credito poi ricattato le vittime per farsi saldare con interessi esorbitanti i debiti di droga.
Imputato un 26enne romano, F.C., arrestato il 19 luglio 2021 dai carabinieri in seguito alle denunce di presunte vittime di Montefiascone, Bolsena e Vetralla.
Con lui, la scorsa estate, sono stati raggiunti, a vario titolo, da misure cautelari anche cinque presunti complici. Pure loro giudicati con l’abbreviato e condannati a pene a partire da un minimo di un anno.
Tre residenti nel Viterbese, tra cui madre e figlio di Vetralla. Le indagini sono entrate nel vivo tra Natale e Capodanno 2020.
Carabinieri
Sei misure cautelari e sei condanne
– F.C., 26 anni, di Roma: ristretto nel carcere di Lanciano (Chieti), condannato a 4 anni, 5 mesi e 10 giorni
– A.S., 26 anni originario di Viterbo e residente a Mentana (Roma): agli arresti domiciliari, condannato a un anno e 2 mesi
– R.M., 29 anni di Aprilia (Latina): agli arresti domiciliari, condannato a un anno e 8 mesi
– F.E., madre di Vetralla: obbligo quotidiano di presentazione alla polizia giudiziaria, condannata a un anno con sospensione della pena
– C.S., figlio di Vetralla: obbligo quotidiano di presentazione alla polizia giudiziaria, condannato a un anno con sospensione della pena
– B.L., di Vetralla: obbligo quotidiano di presentazione alla polizia giudiziaria, condannato a un anno
Viterbo – L’ingresso del tribunale
Specialisti dello spaccio&ricatto sotto Lockdown
Durante il blitz scattato all’alba dello scorso 19 luglio, sono stati sequestrati 70 grammi di cocaina e 700 grammi di hashish a casa del 26enne romano considerato la mente del gruppo. Altre perquisizioni hanno riguardato due indagati a piede libero, residenti nell’Orvietano, accusati di spaccio di sostanze stupefacenti.
In poco più di un mese sarebbero riusciti a “riscuotere” oltre 100mila euro. E se la vittima era sprovvista di contanti veniva richiesto l’acquisto di costosi cellulari di ultimissima generazione, accendendo appositi finanziamenti.
Inequivocabili le minacce. “Te massacro di botte, ti spacco la testa”, “Tu non c’hai rispetto e quindi io te devo imparà… te devo addrizzà”, “Qualcuno al posto tuo paga”, secondo alcuni dei messaggi scritti e vocali inviati quotidianamente a chi tardava a pagare attraverso applicazioni Signal, Instagram, Whatsapp.
E ancora: “Ascoltami bene ho parlato adesso con C. ha detto che se entro mezz’ora non sei a Viterbo ti strappa le ossa dal corpo… non ti rimangiare le cose perché ti giuro ti strappo la lingua e la do in pasto ai lupi”.
Nel caso non avessero sortito effetto, avrebbe vantato amicizie con persone “pericolose che non scherzano, gente grande” e “qualcuno risolverà questa storia, sono sicuro”. Destinatari anche i familiari sui quali fare leva per una maggiore intimidazione: genitori, suoceri, mogli e perfino i figli piccoli.
“Io non so quante botte dovrai piglià giù pe Viterbo”
Su disposizione del solito “capo”, durante il lockdown della primavera 2020, due degli indagati sono stati fermati, sanzionati e allontanati dai carabinieri in quanto sorpresi fuori dai rispettivi comuni per recarsi nel luogo di residenza di una vittima, con l’obiettivo di prelevarlo e costringerlo ad acquistare due costosi telefoni cellulari a parziale ristoro del credito preteso. Un’occasione per ulteriori minacce di ritorsioni: “Vabbè hai fatto piglià pure otto piotte (ndr, riferito alla contravvenzione per violazione delle norme Covid), io non so quante botte dovrai piglià giù pe Viterbo, domani viene gente grande da te”.
Madre minacciata per farsi dare 8500 euro
A seguito dell’arresto di un giovane per concorso in rapina, la madre ha ricevuto dei messaggi di testo e vocali tramite Whatsapp da parte di un uomo che si presentava come amico di vecchia data del figlio, intimandole di saldare un debito di 8500 euro mutuato, a suo dire, da persone pericolose: “A me domani servono questi soldi, e ripeto non sono i miei”, “Questi domani alle due vogliono i soldi come è giusto che sia”. Non avendo ottenuto il denaro richiesto, è stato intimato alla donna di parlare con il padre del ragazzo arrestato “altrimenti lo faccio rintracciare da altre persone”.
Silvana Cortignani
– Estorsioni per debiti di droga, sei indagati – Le minacce anche ai figli: “Ti spacco la testa”
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

