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“Una volta l’ha spinta addosso al muro e presa a schiaffi sotto la questura”

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Viterbo - Polizia

La polizia a Viterbo


Viterbo – (sil.co.) – Minaccia di uccidere la giovanissima ex e di uccidersi davanti al figlioletto. E’ ripreso ieri il processo a un 47enne viterbese sottoposto da aprile dell’anno scorso al divieto di avvicinamento alla sua ex, una trentenne, che lo ha denunciato per maltrattamenti in famiglia. 

“Una volta l’ha spinta addosso al muro e presa a schiaffi sotto la questura”, ha raccontato in aula un’amica della vittima, mamma di un bimbo di pochi anni.

I fatti sarebbero avvenuti tra ottobre 2018 e lo scorso 21 aprile quando, in seguito all’ennesimo episodio di violenza, è scattata la misura cautelare. La relazione della coppia, che si era conosciuta sei anni fa in un bar del centro di Viterbo, sarebbe cominciata sotto i migliori auspici e sfociata in breve in una convivenza.

Per l’imputato, difeso dall’avvocato Emanuele Barbacci, ha testimoniato il padre, secondo cui la coppia litigava spesso: “Lui magari faceva una battuta e lei gli rispondeva a tono”. Gli insulti sarebbero stati reciproci: “Ma non ho mai assistito a episodi di violenza, né tantomeno a mio figlio che la colpiva con una testata sul naso”, ha sottolineato il genitore dell’imputato.


Assembramenti nei corridoi del tribunale

Il tribunale di Viterbo


Tutto sarebbe partito dall’interruzione della convivenza, decisa dalla ex e mai accettata dall’imputato, il quale, scoperto che nel frattempo la trentenne aveva iniziato a frequentare un altro, invece di arrendersi, si sarebbe reso protagonista di un’escalation di atti volti a imporle un regime di vita vessatorio, mortificante e insostenibile, coinvolgendo anche il figlio minore della coppia davanti al quale l’avrebbe appellata con termini quali “troia”, “puttana”, “zingara” e peggio.

Davanti al collegio presieduto dal giudice Elisabetta Massini anche un’amica della vittima, che si è costituita parte civile con l’avvocato Luigi Mancini. “Si sono messi insieme nel 2016, lui beveva, era geloso e alzava le mani. Lei chiamava la polizia. Una volta che li avevano portati entrambi in questura, sono andata a prenderla e quando sono usciti lui l’ha spinta addosso al muro e presa a schiaffi davanti a me, minacciandola ‘tanto ti trovo, ti vengo a cercare e te la faccio pagare'”, ha raccontato.

“L’ho vista spesso coi lividi per le botte prese. Una volta, dopo averla insultata e picchiata, mentre erano a casa, le ha buttato tutti i vestiti dalla finestra”, ha proseguito, non sapendo dire nulla, neanche lei, della testata sul naso, che l’ex le avrebbe sferrato perché si sarebbe “permessa” di far avvicinare il figlio da un altro uomo. 

La primavera scorsa, avuta contezza che lei era intenzionata a rifarsi una vita senza di lui, il 47enne sarebbe arrivato al punto di minacciare di ucciderla e di uccidersi qualora non fossero tornati insieme, spaventandola talmente tanto al telefono da convincerla che era arrivato il momento di sporgere querela. 

Il processo riprenderà il prossimo 23 marzo. 


– Minaccia di ucciderla e uccidersi davanti al figlioletto, 46enne a giudizio


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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