Polizia – foto d’archivio
Viterbo – (sil.co.) – Al via il processo col giudizio immediato alla presunta badante “manolesta” che tra fine estate e inizio autunno avrebbe fatto razzia di gioielli a casa degli assistiti. La difesa ha chiesto l’abbreviato e una perizia grafologica sulle ricevute dei compro oro.
Tre le parti offese, una delle quali si è costituita parte civile.
Nel corso delle indagini, che lo scorso ottobre sono sfociate per l’imputata nella misura cautelare dell’obbligo di dimora nella frazione in cui vive, la polizia avrebbe recuperato e sequestrato doversi oggetti preziosi tra cui un solitario d’oro con diamante, una veretta d’oro con diamanti e un altro anello d’oro giallo di pregevole valore e lavorazione.
La donna, una 44enne viterbese tornata libera di muoversi lo scoro mese di gennaio, quando è stata revocata la misura, secondo l’accusa avrebbe rivenduto i gioielli rubati a anziani e disabili presso tre diversi compro oro del capoluogo.
Secondo la difesa ci sarebbero però diverse cose che non quadrano. Ad esempio, avrebbe venduto per 272 euro a un compro oro un prezioso solitario che secondo la presunta vittima doveva valere oltre 2.500 euro. E ancora: “La mia assistita non è stata l’unica persona estranea a entrare nelle abitazioni delle presunte vittime, dove peraltro in pochi giorni si sono avvicendate più badanti”. Dubbi anche sulla veridicità della sua firma sulle ricevute.
A distanza di sei mesi, dopo l’accoglimento della richiesta di giudizio immediato, ieri è comparsa davanti al giudice Elisabetta Massini, difesa dall’avvocato Remigio Sicilia, il quale ha chiesto per la sua assistita il giudizio abbreviato condizionato all’acquisizione di alcuni documenti, tra cui l’unico conto corrente dell’imputata, e a una perizia grafologica sulle varie firme delle ricevute dei compro oro.
Se la richiesta sarà accolta dalla giudice, che per ora si è riservata, in caso di condanna la 44enne potrà beneficiare dello sconto di un terzo della pena.
L’avvocato Remigio Sicilia
Secondo l’accusa, la donna, attraverso un consolidato modus operandi, si sarebbe fatta assumere per prestare assistenza alle persone anziane e, dopo aver carpito la fiducia delle vittime, rubava gli oggetti preziosi all’interno delle loro abitazioni interrompendo poi bruscamente il rapporto di lavoro.
“Avrebbe agito – si legge nella nota emessa a suo tempo dalla questura – con lucidità, freddezza ed estrema determinazione, dimostrando assoluta mancanza di scrupoli nel derubare ripetutamente soggetti fragili e indifesi, che avrebbe dovuto accudire, violando così la fiducia che le vittime e le loro famiglie avevano riposto in lei”.
Nel complesso sarebbero stati rubagi preziosi e argenteria per un valore di alcune migliaia di euro, anche se gran parte della refurtiva sarebbe stata recuperata e restituita ai legittimi proprietari.
Si torna in aula il prossimo 28 aprile.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

