Marta – Bombe, disegni di falli giganti e anche enormi croci nere sotto casa della ex.
E’ ripreso mercoledì davanti al collegio con la testimonianza dei vicini di casa della vittima il processo al 62enne viterbese A.B., arrestato la mattina del 16 maggio 2018 dai carabinieri e finito ai domiciliari col braccialetto con la duplice accusa di violenza sessuale e stalking. Parte offesa e parte civile l’ex convivente, una 47enne d’origine romena residente a Marta.
A gennaio 2017 e aprile 2018, secondo l’accusa, avrebbe piazzato altrettanti ordigni esplosivi a casa della ex, che avrebbe imparato a costruire su internet. E una notte si sarebbe anche improvvisato writer, recandosi sotto casa della donna e riempiendo il muro di enormi falli e frasi ingiuriose. Nel corso dell’ultima udienza si è parlato della mattina in cui i residenti si sono svegliati trovando disegnate ovunque con la vernice delle enormi croci nere.
Gli atti persecutori sarebbero cominciati nell’ottobre 2016 e proseguiti fino a maggio di quattro anni fa, dopo l’intervento del 2 aprile 2018 degli artificieri. Erano circa le otto e mezza del mattino quando, scattato l’allarme bomba, oltre ai carabinieri, si precipitarono sul posto anche gli artificieri del Racis di Roma, sequestrando un oggetto artigianale, realizzato con delle batterie inserite in un tubo da cui uscivano dei fili, il quale non avrebbe però avuto capacità deflagrante.
Marta – La stazione dei carabinieri
Una “spasa” di croci nere tutt’intorno alla casa
Risale al 13 marzo 2018 uno degli episodi più eclatanti, le enormi croci disegnate con la vernice nera, rivissuto in tribunale tramite le testimonianza di tre vicini di casa della parte offesa, una donna di 79 anni, una connazionale 34enne e un uomo di 74 anni. La zona è quella delle case popolari di viale Trieste.
Uscendo verso le otto e mezza del mattino, l’anziana si sarebbe trovata di fronte l’inquietante messa in scena. “Qualcuno aveva spaccato il vetro dell’entrata e disegnato enormi croci nere dappertutto, fuori sulle mura del palazzo e anche dentro l’androne. Era già successo circa un anno e mezzo prima quando la coppia si era lasciata. La signora romena era a pulire con la figlia”, ha spiegato la testimone, sottolineando di non avere visto nessun “artista” all’opera, ma ricordando che l’ex della vicina arrivava a bordo di moto e auto potenti, tra cui una Chevrolet, e di avere visto parcheggiato anche un mezzo furgonato.
Tra i due, insieme dal 2014, c’era stata una precedente rottura, a fine ottobre 2016, sfociata in più denunce, poi ritirate dalla presunta parte offesa, quando la coppia era tornata insieme.
Samuele De Santis
“Le ha anche fatto perdere il lavoro a Montefiascone”
“Mi era sembrato una persona perbene, un lavoratore”, ha detto invece dell’imputato la 34enne romena, amica della vittima, svegliata la mattina del13 marzo di quattro anni fa di buonora. “Lei mi ha chiamato verso le 6,50. Io e mio marito siamo usciti e c’erano croci nere disegnate ovunque, anche sulle cassette della posta. Sulle mura del palazzo ci sono ancora tracce della vernice nera che non sono venute via”.
Ha quindi ricordato l’episodio della bomba: “Ci ha citofonato il comandante della stazione dei carabinieri dicendo che dovevamo evacuare il palazzo”. E anche di quando, i primi di maggio, accompagnò lei stessa la parte offesa al pronto soccorso di Belcolle: “Stava male, ma non aveva segni, credo fosse in preda a una crisi di panico. Era terrorizzata, dopo le croci e la bomba aveva costantemente paura che potesse fare del male e a suo figlio piccolo”. “Le ha anche fatto perdere il lavoro a Montefiascone”, ha confermato.
“Cacciala, sennò ti faccio in aria tutta la baracca”
L’imputato avrebbe minacciato anche il datore di lavoro della ex: “Caccia quella sporca romena, sennò ti faccio saltare in aria tutta la baracca”. Il particolare è emerso nel corso dell’udienza del 13 aprile 021 quando per prima è stata sentita la vittima, da dietro il paravento installato apposta in aula perché non rischiasse di dovere incrociare lo sguardo del presunto aguzzino.
Per vendicarsi, dopo la rottura definitiva, l’imputato avrebbe inviato lettere minatorie vergate col normografo. Anche al datore di lavoro, titolare di un albergo-ristorante sul lago di Bolsena, che a sua volta lo avrebbe denunciato: “Caccia quella sporca romena, sennò ti faccio saltare in aria tutta la baracca”.
Al termine dell’udienza la presidente del collegio Elisabetta Massini ha calendarizzato il processo, che salvo imprevisti dovrebbe chiudersi il prossimo 25 gennaio con la sentenza. L’imputato sarò sentito alla vigilia di Natale, il 21 dicembre. Gli altri testimoni il 9 novembre, il 23 novembre e il 14 dicembre.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

