Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – In merito all’articolo “Massi che bloccano l’acqua diretta alle vasche… ecco come si ammazza il Bullicame”, il comune di Viterbo ha indubbiamente apprezzato l’attenzione che la testata ha voluto dedicare all’importante luogo. Tuttavia, si ritiene opportuno fare delle precisazioni.
Nel dettaglio:
fino allo scorso 31 marzo, in vigenza delle varie restrizioni necessarie a scongiurare la propagazione della pandemia Covid – 19 in corso, si è deciso, anche per le difficoltà legate alla naturalità dei luoghi che hanno reso difficili i dovuti controlli sui green pass, di rimandare la manutenzione delle aree alla cessazione dell’emergenza.
Viterbo – Il Bullicame – La pozza putrida dove finisce l’acqua
In considerazione dell’impossibilità di modificare lo stato dei luoghi con interventi strutturali, si è scelto di deviare il flusso di acqua che fuoriesce dalla sorgente “Caldara”, in maniera naturale, verso “…una fossa paludosa e putrida”, così definita nell’articolo, storicamente conosciuta come “vasca del rospo smeraldino” e che ospitava la specie stessa.
Le canalette che approvvigionano le vasche sono ritornate a vivere a seguito dell’avvenuto ricondizionamento (chiusura) del pozzo san Valentino. Si auspica un aumento di acqua anche alla luce dell’imminente ricondizionamento del pozzo Zitelle, la cui concessione è stata ottenuta dal comune alla fine del 2020.
I tubi arancioni citati nell’articolo non fanno parte dell’arredo ordinario del sito, ma occorrono al direttore di miniera per effettuare i monitoraggi necessari a seguito della chiusura del pozzo san Valentino, all’attuale funzionamento del pozzo Sant’Albino e al prossimo ricondizionamento del pozzo Zitelle, oltre alle prove di monitoraggio effettuate sul pozzo Gigliola a servizio delle ex Terme Inps.
A conclusione dei monitoraggi necessari e concordati con la Regione Lazio, i tubi saranno immediatamente rimossi.
In considerazione dell’avvenuta cessazione dell’emergenza pandemica, i competenti uffici hanno in programma, entro i prossimi quindici giorni, la pulizia delle vasche e il riassetto del verde presente, così da consentirne una corretta fruizione.
Esiste inoltre un progetto di restyling “morbido” del parco del Bullicame che gli uffici stanno portando avanti. Progetto che va di pari passo con il prezioso lavoro che si è fatto e si sta facendo sull’intero termalismo, in collaborazione con la Regione Lazio, che ha permesso un riassetto giuridico – amministrativo delle concessioni, e che sta prevedendo, a titolo esemplificativo, anche l’istallazione di sistemi di monitoraggio, indispensabili per una visione univoca di tutta la falda termale, relativi pozzi e possibili emungimenti abusivi.
Comune di Viterbo
La risposta
Apprezzando, soprattutto come cittadino, l’impegno preso dal comune di Viterbo a rimettere in sesto le vasche del Bullicame riaprendole di fatto al pubblico, vorrei fare anche io alcune precisazioni in merito alla risposta dell’amministrazione.
La prima. Dire di aver rimandato “la manutenzione delle aree alla cessazione dell’emergenza” a causa delle “difficoltà legate alla naturalità dei luoghi che hanno reso difficili i dovuti controlli sui green pass” è ammettere semplicemente di aver fatto una scelta. Per giunta discutibile. Quali sono le difficoltà “legate alla naturalità dei luoghi”. Al Bullicame ci si arriva facilmente ed è facilmente controllabile a vista d’occhio, difficile e improprio che qualcuno tenti di arrivare alle pozze dalla Tuscanese. Non si capisce quindi quali potrebbero essere state le difficoltà che avrebbero impedito il controllo del green pass. Dopodiché, perché rimandare la manutenzione delle aree alla cessazione dell’emergenza? Perché l’ha ordinato il dottore? Oppure, perché tanto nessuno ci andava? Le aree del Bullicame avrebbero potuto essere tenute in ordine anche durante l’emergenza. Non averlo fatto ha significato semplicemente l’abbandono dell’area.
Dunque, ed è la seconda precisazione, perché non pulirle subito le vasche senza attendere la fine dell’emergenza o addirittura quindici giorni dopo? Non si poteva fare prima e mettere subito il posto a disposizione di cittadini e turisti immediatamente dopo la fine dell’emergenza, il primo aprile? Il rischio è invece quello di non averle a disposizione nemmeno per Pasqua. Ma in tal caso c’è ancora speranza per veder riempite vasche, fra l’altro, rimaste a secco per anni. Sette, per l’esattezza.
Arriviamo poi alla terza precisazione. Riguarda “i tubi arancioni citati nell’articolo (che) non fanno parte dell’arredo ordinario del sito, ma (che) occorrono al direttore di miniera per effettuare i monitoraggi necessari a seguito della chiusura del pozzo san Valentino”. Tubi che “saranno immediatamente rimossi… a conclusione dei monitoraggi necessari e concordati con la Regione Lazio”. Certo, non fanno parte dell’arredo, ma da lì passava l’acqua diretta alle vasche del Bullicame. Come sostenuto nell’articolo citato dal comune e come si vede bene in una delle foto scattate per un altro articolo di Tusciaweb risalente al mese di novembre del 2021. Mesi fa.
Infine la “vasca del rospo smeraldino”. Storicamente conosciuta come tale. Talmente “storicamente” che, come ha scritto il comune, “ospitava la specie stessa”. Cioè, non c’è più nemmeno quella.
Daniele Camilli
