Viterbo – e. s. – “Nulla di falso. Mi candiderò. E vi spiego anche tempi e modi”. Il direttore di Tusciaweb, Carlo Galeotti, insiste con la consueta chiarezza logica. E promette di spiegare tutto.
Carlo Galeotti
Confessi! L’articolo uscito il primo del mese era un tipico pesce d’aprile?
“Assolutamente no. È tutto vero. Le proposizioni in esso contenute sono tutte rigorosamente vere e non smentibili. Non smentibili oggi, voglio sottolineare”.
Quindi è vero che si candiderà per guidare la città?
“Certo. Sono proposizioni vere. Lo ripeto. Anche se va detto temporalmente vaghe. Ribadisco: sono convinto di esser di altezza media, ma non vedo giganti in giro. Sono anche convinto con Pericle che la politica sia una cosa seria e che in democrazia solo pochi sanno sviluppare un progetto politico, ma tutti i cittadini hanno il diritto di giudicarlo”.
Ora che ci azzecca Pericle?
“Ci azzecca, ci azzecca. Quando si parla di stato di diritto, di democrazia Pericle ci azzecca sempre. Se oggi siamo qui a parlare, io e lei, è perché, al di là della concreta vita di Pericle, questo signore è e rimane un gigante, checché ne dicano gli storici che per professione non capiscono nulla di storia. La sua orazione funebre durante la guerra del Peloponneso, rimane, nella sua verità e bellezza retorica, una pietra miliare per la difesa della libertà degli uomini che vivono in uno stato. Ovviamente tutti i candidati a sindaco conosceranno a menadito il famoso discorso…”.
Che fa ironizza?
“Ci mancherebbe. Non sono abituato a non sparare sulla Croce rossa”.
Lei è arrogante.
“Può essere. Ma, se debbo scegliere un peccato capitale, preferisco la superbia o l’arroganza all’accidia o all’invidia. Mai detto di esser modesto, d’altra parte. Ma le ripeto non vedo giganti solo nani colorati, visto che mi provoca”.
Lei chiacchiera chiacchiera ma non chiarisce…
“Ha ragione. Penso, con Pericle, che pochi siano capaci di strategia politica e che quindi sarebbe bene che molti candidati facessero un esame di coscienza. A molti di questi che si stanno candidando io non affiderei neppure un condominio di medie dimensioni”.
Sempre più arrogante e spocchioso…
“Ma no, io dico sempre che non sarei in grado di gestire neppure un condominio piccolino. Si figuri una città”.
E allora perché afferma che si candiderà?
“Perché tra queste candidature a capocchia, anche la mia non ci starebbe male. Ma in ogni caso lei non capisce cosa io le sto dicendo e cosa ho detto”.
Insiste con l’arroganza.
“No è semplicemente una constatazione di fatto. Mi fa delle domande che mi fanno capire che lei non ha capito. O non vuol capire”.
Che candidato lei sarà in questa tornata elettorale di giugno 2022 per il comune di Viterbo?
“Vede che se studia e si applica, come dovrebbero fare certi candidati, formula domande un poco più precise. Io per queste elezioni amministrative sarò un noncandidato…”.
Lei si balocca con le parole… Prima dice che è candidato poi che è un noncandidato…
“Guardi io ho rispetto assoluto per le parole. Non fosse altro per quel che dice Giovanni. Che non è il portiere di casa sua, ma il più eminente degli evangelisti”.
Lei divaga, ma che dice Giovanni?
“Quale versione preferisce: Diodati, Nuova Diodati, Luzi riveduta? Una delle tante cattoliche?”.
Faccia lei si accomodi.
“Io preferisco le traduzioni protestanti, per raggiungere le quali la chiesa cattolica ci ha messo secoli, a mio parere. Andiamo con la mia preferita, la Luzi riveduta. Anzi no, le faccio un regalo – dice mentre scende in biblioteca e ricompare dopo un po’ con tre libri in mano -, prendo il testo dell’edizione critica della Bibbia di Diodati, uscita nei Meridiani Mondadori, che ha curato un mio grande amico, non che fosse grandemente amico mio, ma era lui che era grande: Michele Ranchetti. Un piccolo gigante della cultura italiana.
Ecco cosa scrive Giovanni: “Nel principio la Parola era, e la Parola era appo Iddio e la Parola era Dio. Essa era nel principio appo Iddio. Ogni cosa è stata fatta per essa: e senza essa niuna cosa fatta è stata fatta. In lei era la vita, e la vita era la luce degli huomini”. Un vero bel regalo, me lo lasci dire. Perché la parola è la vita e la luce degli uomini. Io direi l’essenza degli uomini. Di ogni uomo qui e ora. Come può capire quindi, non scherzo con le parole. Apprezzi il buon sapore d’antico di questo italiano seicentesco quasi dantesco. Apprezzi la ripulitura che ne ha fatto Michele Ranchetti. Che non posso non ricordare con un brivido e molto affetto”.
Vabbè, vabbè ha fatto il suo presuntuoso spettacolino. Ma siamo seri: cosa farà come noncandidato alle prossime elezioni?
“Quello che gioca con le parole è lei. Ma lasciamo stare. Non voglio accapigliarmi. Sia pur verbalmente.
Farò una campagna elettorale basata su una serie di esercizi di retorica politica, se ne avrò tempo. Esercizi che saranno a disposizione di tutti. E poi, pur essendo un noncandidato, sono l’unico ad avere un programma bello scritto. Mi dedicherò a elaborarlo nel dettaglio. Mi potrebbe essere utile. E poi sfido qualsiasi candidato a un faccia a faccia pubblico. Giuro che sarò magnanimo. Ma nessuno ne avrà il coraggio. Ma sarebbe un modo di fare una campagna elettorale meno noiosa di sempre. Ha già visto le candidate ora in campo che noia, nessuna idea. Solo sproloqui. Il patto con gli imprenditori, “Arriverò al ballottaggio”, l’accordo col Popolo della famiglia. Ma si rende conto. Solo banalità politiche e sproloqui. In confronto i democristiani erano dei geni.
Roba da andare da Nando Gigli per delle ripetizioni su politica e campagna elettorale. Ricordo che una volta Nando, andatevi a vedere l’anno, mentre Forza Italia crollava in ogni parte d’Italia, a Viterbo cresceva. Grazie alla lista elaborata da Nando. Incredibile. Ma insomma Nando era un politico. E lo dice uno che ha avuto qualche scontrino con l’uomo”.
Ma oltre al programma ha una lista?
“Certo. E poi ho in mente di riesumare una cosa simile al city manager, mi dicono che ora per averlo siam troppo piccoli. Ma insomma un incompetente come me ha bisogno di un competete in fatti amministrativo/politici. Penso a un Alvaro Ricci se sarà disponibile. Figure come quelle di Ricci sono fondamentali per una amministrazione. Io li chiamo uomini macchina. Cioè uomini che conoscono i meccanismi amministrativi. Uomini simili ci sono anche nel mondo della cultura, sono i direttori editoriali delle case editrici. Uomini che sanno tutto e conoscono tutti. Una bella figura. Se dovesse essere Alvaro Ricci, avrebbe la proibizione di parlare, solo cose operative dovrebbe fare. Ovviamente scherzo. Ma questa è una cosa maledettamente seria”.
Ma tornando al concreto?
“Mi occuperò di metapolitica. Di retorica politica, come le dicevo. Insomma dell’essenziale. Letture e libri da pubblicare permettendo. Mi sono regalato per la prima volta nella vita una lettura attenta e di filato della Divina commedia. Il giorno ascolto Vittorio Sermonti che me la spiega e legge. La sera, a mente fredda, rileggo il canto. E debbo dire che usar la lingua di Dante, leggerlo è un privilegio inaudito. Gli italiani, fortunatamente, per il mondo sono anche Dante. Uomo politico duro, aspro a tratti violento, basti ricordare l’ottavo canto dell’inferno. Col povero, si fa per dire, Filippo Argenti, che Dante gode a veder massacrato”.
Lei è sempre sibillino. Io ancora non ho capito se si presenta?
“Ma veramente è lei che non sa formulare una domanda circostanziata e precisa”.
E allora ci provo. Lei signor Carlo Galeotti nato a Viterbo il…
“Non esageri…”
Ripeto allora: lei signor Carlo Galeotti può dire qui e ora se si candiderà alla carica di sindaco alle elezioni comunali di Viterbo che si terranno il 12 giugno 2022?
“E poteva farla prima la domanda. Assolutamente no. Non mi candido a queste elezioni. Le ripeto: sarò un noncandidato”.
E allora l’intervista dell’altro giorno era un pesce d’aprile?
“Assolutamente no. Non c’era nessuna proposizione falsa. Era un nonpesce d’aprile. E quindi non è detto che alla prossima tornata elettorale…”.
Tra 5 anni quindi si potrebbe candidare.
“Certo. Ma non è detto che sia tra 5 anni. Visto come si stanno costruendo le liste e le coalizioni. Si imbarca la qualunque dall’estrema destra all’estrema sinistra o si fa una coalizione con santi, santini e santucci, e forse si vince, ma certamente non si governa. Arena docet. Anzi chi si affida ai santucci certamente cappotta in parcheggio. Parte perdente”.
Lei è una persona perfida. Pessima.
“Lo so. Ma ho un vantaggio: sono consapevole dei miei limiti, dei miei difetti e della mia finitudine. Insomma so di sapere di non sapere e vivo nell’assoluto. Ogni giorno come fosse l’ultimo. E allora non si hanno più paure e timori. E si vive in perfetta letizia e serenità. E, poi tra l’Innominato e un dottor Azzecca-garbugli, io scelgo l’Innominato. Sempre autentico nel male e nel bene. E non come il dottore, si ricorda la famosa sentenza: “Dico, proferisco, e sentenzio che questo è l’Olivares de’ vini…”. Un quaquaraqua come certi politici e pseudo commentatori politici di blasonate testate”.
Ma non è una cattiveria aver fatto arrivare il lettore fino in fondo all’intervista per poi spiegare che non è candidato alle elezioni di giugno 2022?
“No, mi sono stufato dei cretini e degli stolti che leggono solo il titolo degli articoli e sentenziano pure… Anzi questa intervista mi è sembrata una buona prova di retorica politica. Anzi “rettorica” come direbbe Dante. Di logica politica. Che, come diceva Umberto Eco, è essenziale nelle democrazie. Il riferimento è alla retorica, ovviamente. E io aggiungo per difendere la libertà e lo stato di diritto. E in Italia ce n’è bisogno, mi creda. Ce n’è un bisogno folle”.
e. s.
– Carlo Galeotti: “Sarò il sindaco della creatività e della rinascenza…”
