Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Caro Giacomo, ti ringrazio per la sollecita preoccupazione ma non c’è nessun riscatto da pagare perché, a differenza di altri, non sono mai stato sul mercato politico e ho per questo aderito al progetto civico di una giovane donna che quando si è trattato di finire su quel mercato ha detto ‘no’ e che costruisce da 10 anni un’alternativa solida e credibile allo schema partitico che ha ridotto la nostra città ai minimi termini.
Alfonso Antoniozzi
Comprendo che non avendo tu fatto il medesimo percorso di coerenza e credibilità (il che ha provocato il fallimento del progetto “civico” di Viva Viterbo venduto, quello sì, sul mercato politico al miglior offerente) ti risulti difficile afferrare il significato di ciò che stiamo costruendo per il futuro di questa città. Non mi sorprende neppure che tu abbia difficoltà ad aggregare cittadini e sostenitori, perché Viterbo ha ormai compreso che l’era delle coalizioni “accozzate” in vista delle elezioni per vincere e non per governare è finita.
Potrei esprimerti la medesima affettuosa solidarietà se solo mi soffermassi a riflettere sul fatto che all’interno dello schieramento di cui oggi fai parte ti ritrovi fianco a fianco a un ex-sindaco che, dopo aver incassato il tuo sostegno al ballottaggio del 2018, hai sistematicamente attaccato per tutta la consiliatura. Mi duole moltissimo anche che tu, pur di restare seduto alla tavola apparecchiata, abbia dovuto rinunciare ad usare il simbolo dell’ultima tessera che hai preso, in ordine cronologico.
Viterbo – Emanuele Ricucci, tra Chiara Frontini e Alfonso Antoniozzi
Mi immaginavo che il sostegno di Vittorio Sgarbi e del suo entourage al nostro progetto avrebbe incontrato il tuo entusiastico favore, o per lo meno il medesimo entusiastico favore che dimostrasti quando collaborò fattivamente con la giunta Michelini, di cui facevi parte, e con Caffeina, al punto che ti annoverasti tra “coloro che lo amano” (tue testuali parole). Capisco che i toni che hanno concluso questa luna di miele naufragata sull’epiteto che ti indirizzò, un epiteto che tutta la città ricorda e che qui non riporto per rispetto dei lettori, ti abbiano lasciato l’amaro in bocca. Me ne duole.
Abbiamo ribadito a più riprese come il modello che proponiamo, un modello che ad oggi ha portato ad una crescita costante del patto civico, miri a creare una città dialogante che sia disposta a mettere da parte ciò che ci divide per concentrarci su ciò che unisce, come si fa in ogni momento di emergenza e di ricostruzione. Le parole che tu hai invece scelto di usare (cito testualmente: “sconfiggerla significa liberarci”) remano decisamente verso un’acredine e un odio già disgraziatamente presenti sullo scenario politico italiano e nei teatri di guerra fuori dai nostri confini. Non posso non stigmatizzarle qui, e con fermezza.
Per me, posso assicurarti che continuo convintamente ad aderire al progetto di patto civico che stiamo costruendo, e che nessuna richiesta di abiura mi è stata mai nemmeno lontanamente ventilata riguardo le tematiche di inclusione, condivisione, multiculturalità, parità dì genere, accoglienza, attenzione alle fasce più deboli che hanno sempre fatto parte integrante della mia vita e del mio pensiero e per via dei quali, immagino, sono riuscito nel tempo a meritare la tua stima.
Alfonso Antoniozzi
Patto civico per Chiara Frontini sindaco
Articoli – Giacomo Barelli (Azione): “Con Frontini la destra diventa estrema e il populismo si evolve in sovranismo”

