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Droga e telefonino nell’ano di un detenuto, compagna alla sbarra per spaccio

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Viterbo – (sil.co.) – Detenuto nasconde droga e un telefonino nell’ano, alla sbarra per spaccio la compagna. Imputata assolta dopo che l’uomo ha detto: “Ce l’avevo già, l’ho messa lì per non lasciarla in cella d’isolamento”.


Viterbo - Il carcere Mammagialla

Viterbo – Il carcere Mammagialla


In passato è entrato armato di pistola all’interno di un ospedale del litorale romano minacciando di sparare a un pregiudicato ricoverato nella struttura e un’altra volta è stato protagonista di una sparatoria in strada.

A Mammagialla, dove è detenuto, l’11 aprile 2018 è finito sotto inchiesta per spaccio dopo essere stato trovato in possesso di droga che gli avrebbe passato la compagna durante un colloquio in carcere. 

Protagonista un detenuto quarantenne romano la cui posizione, per quanto riguarda lo spaccio in carcere, è stata nel frattempo archiviata.

A processo per avere introdotto lo stupefacente a Mammagialla è finita però la donna, comparsa ieri davanti al collegio presieduto dal giudice Elisabetta Massini.

Scattata la perquisizione, dopo che gli agenti della penitenziaria si sono accorti del “passaggio”, la droga è stata rinvenuta nel retto del detenuto, dove erano nascosti anche un piccolo telefono cellulare e una sim card.

“La mia convivente non mi ha passato alcuna droga. Lo stupefacente ce lo avevo già, me lo aveva portato un altro detenuto “, ha detto il quarantenne, sentito come teste.

“Siccome ero in isolamento, quando sono uscito per il colloquio ho nascosto la droga nell’ano, per non lasciarla incustodita all’interno della cella dove stavo da solo, qualora qualcuno l’avesse ispezionata durante la mia assenza”, ha spiegato.

Il pubblico ministero Paola Conti ha chiesto comunque la condanna dell’imputata, a 8 mesi di reclusione e mille euro di multa per spaccio in carcere, sottolineando come gli stessi penitenziari abbiano assistito al passaggio durante il colloquio. 

La difesa ha sottolineato come il detenuto avesse con sé anche un telefonino e una sim card, per cui la compagna poteva avergli passato uno dei due oggetti invece della droga. 

Il collegio  ha assolto l’imputata per non avere commesso il fatto, motivando contestualmente la sentenza: “E’ plausibile anche la versione della difesa, e cioè che il detenuto avesse già la droga e se la fosse portata con sé in sala colloqui per non  lasciarla nella cella d’isolamento”. 


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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