Viterbo – “La storia di Viva Viterbo non è finita e appoggiamo con forza Giacomo Barelli perché è una persona onesta”. “Il centrodestra non esiste più e Frontini è come Le Pen”. Filippo Rossi scende anche lui in campo. Non come candidato, ma a sostegno del segretario provinciale di Azione Barelli, lui invece nella coalizione per Alessandra Troncarelli. Un sostegno, quello di Rossi, che arriva come “amico” e come leader della Buona destra. Nel frattempo scrive per l’Huffington post e sta preparando un evento culturale per la prossima estate a Viterbo. Le elezioni sono invece le comunali del 12 giugno. Non solo Barelli nell’intervista a Rossi, ma anche Troncarelli, Arena, Fratelli d’Italia e Caffeina.
Filippo Rossi
Filippo Rossi sosterrà qualcuno alle prossime elezioni comunali a Viterbo? E se sì, chi?
“Filippo Rossi in questo momento è impegnato nella costruzione del partito della Buona destra in tutta Italia. A Viterbo Filippo Rossi, con gli amici della Buona Destra, appoggia con forza il lavoro che sta facendo Giacomo Barelli e la lista che farà assieme agli amici di Azione e a tutti quelli che vengono dal nostro stesso percorso civico. La storia di Viva Viterbo non è finita, esiste ancora e ci impegneremo per fare in modo che la Viterbo che abbiamo sognato da dieci anni a questa parte si possa avverare. Siamo tutti un po’ adulti, e un po’ meno sognatori e più concreti. Ma quei sogni che avevamo rimangono”.
Lei si candida?
“No, non mi candido”.
In questo momento, cosa sta facendo?
“Sto facendo il cucitore di tante esperienze di destra moderata e liberale che ci sono in Italia. Sto partendo per Treviso e per Verona dove venerdì prossimo ho una conferenza stampa con Alfredo Tosi per presentare i nostri candidati nella sua lista. In questo momento sto facendo altro, ma il mio impegno per la campagna elettorale in vista delle comunali qui a Viterbo sarà totale. Perché, nonostante tutto, la città si merita di meglio”.
Quali sono gli obiettivi della Buona destra?
“La Buona destra è un classico partito di destra liberale ed europeista. Stiamo crescendo piano. Con calma e con fatica. Non facciamo certamente programmi di vittoria ma siamo in tutte le regioni e in tutti i territori e ogni giorno arriva qualcuno. Una destra non estrema, anti sovranità e continuamente europeista. La nostra battaglia è per gli Stati Uniti d’Europa. Siamo quella destra che non ha nulla a che fare con quello che in Italia si dà per scontato che sia destra”.
Quali sono invece gli obiettivi personali di Filippo Rossi?
“Non ho obiettivi personali. Faccio l’editore, il giornalista e lavoro 20 ore al giorno. L’obiettivo personale sarebbe la pensione… sarebbe l’ideale. A parte tutto, il mio obiettivo personale è fare la mia professione. E in questo momento la collaborazione con l’Huffington Post mi dà grande soddisfazione, perché è una grande testata e posso dire le cose che penso a tante persone”.
Giacomo Barelli
Filippo Rossi sostiene Barelli e la Troncarelli… la “buona” destra sta a sinistra?
“Intanto Filippo Rossi sostiene Giacomo Barelli. Giacomo è prima di tutto un amico. Dopodiché è sicuramente la migliore testa politica che c’è a Viterbo. Poi è una persona onesta, che ci crede e fa le sue battaglie fino in fondo. Barelli è un valore aggiunto per la città. Il rapporto con Azione non è di uniformità. Tutt’altro. Noi siamo convinti che in Italia serva una destra moderata. Non siamo Azione. Ma è chiaro che c’è una continuità. Come abbiamo appoggiato a Roma la proposta civica di Calenda, anche qui a Viterbo siamo vicini all’esperienza di Azione, per di più con un segretario provinciale come Giacomo Barelli”.
Quindi la “buona” destra sta a sinistra?
“No, la Buona destra sta a destra. Il problema è che la Buona destra è convinta che le energie della politica italiana vanno liberate. Siamo inoltre convinti che il bipolarismo sia una malattia tutta italiana e che non si riscontra in altre parti d’Europa. Una malattia che conviene a gente come Giorgia Meloni che con coerenza, come dicono loro, con coerenza ha vestito i panni di una destra populista e sovranista. Detto questo, la Buona destra in altre parti d’Italia è alleata con il centrodestra ufficiale. Ad Alessandria abbiamo due candidati nella lista di Forza Italia. Il problema è che qui a Viterbo c’è stato uno smottamento totale del centrodestra. Qui a Viterbo il centrodestra non esiste più, e tutti i nodi sono venuti al pettine”.
In che modo, dal suo punto di vista, i nodi del centrodestra viterbese sarebbero venuti al pettine?
“Nel momento in cui un sindaco moderato come Giovanni Arena è stato mandato a casa da un pezzo di maggioranza e lui decide di farla finita, vuol dire che qualcosa si è rotto veramente”.
E quindi il centrosinistra diventa la sponda su cui approdare?
“Questa alleanza che sembra che vada dall’ala moderata del centrodestra alla Buona destra e ad Azione, fino al Pd non è propriamente un’alleanza di centrosinistra”.
Lei come la definisce?
“Una larga alleanza che io faccio coincidere in qualche modo con l’esperienza del governo Draghi. Di questo si tratta. E secondo me, sia Forza Italia che la Lega stanno sbagliando a non appoggiare questa alleanza. Perché è un’alleanza che è in sintonia con il governo del paese. Il problema della politica italiana, però, è che si fanno le cose e poi ci si vergogna di averle fatte. La Lega con Giorgetti, cui sono in piena sintonia e non ho problemi a dirlo, governa con il Pd, però poi a Viterbo non si può fare perché altrimenti cadrebbero. Un po’ meno finzione e un po’ più di concretezza servirebbero a tutti. Per il bene della città”.
Che ne pensa della candidatura a sindaca di Alessandra Troncarelli?
“Io speravo in un candidato moderato. Non contro Troncarelli. Io mi sono candidato anche a sostegno di Zingaretti in regione. E quando i sovranisti mi dicono che sono un traditore, la cosa mi rimbalza. La politica è sempre complessità e uniformarla è sempre una presa in giro per gli elettori. Dicevo, quindi, che speravo in un candidato moderato. Persone Claudio Margottini. Personalità di livello che potevano unire la città attorno a un progetto politico”.
Filippo Rossi e Giacomo Barelli
Che ne pensa invece della candidatura dell’ex sindaco Giovanni Arena con la coalizione che gli ha fatto opposizione in consiglio per tutta la durata del suo mandato? Non crede che sia un po’ contradditorio?
“Il passaggio è politico. A Viterbo, e in tutta Italia, c’è un centrodestra che sta esplodendo. Ed è chiaro che a quel punto si ricomincia da capo. Giovanni Arena è stato un sindaco cacciato dalla sua maggioranza senza alcun motivo. Solo per una vendetta rispetto a un’alleanza alternativa in provincia, che poi era la stessa del governo nazionale. In questo momento abbiamo un governo Draghi che va dalla Lega di Giorgetti, e sottolineo Giorgetti, al Pd. Questa è la realtà. Poi le burocrazie dei partiti cercano di nascondere questa cosa ai propri elettori perché non sanno cosa faranno in futuro. Non sanno se cambia la legge elettorale, non sanno se si rimettono d’accordo con Meloni. Quindi, fanno ammoina e vanno avanti. Tuttavia a Viterbo c’è stato un evento politico. Il centrodestra si è spaccato in tre pezzi, Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia, pertanto è chiaro che non c’è più il gioco di prima. C’è un gioco diverso”.
Quale?
“Bisogna avere un’idea di concretezza del governo della città. Questo, se vogliamo fare qualcosa di bene per Viterbo. Spesso il meglio è nemico del bene. Io preferisco il bene al meglio, se poi il meglio non esiste. Anzi, mi fa andare a sbattere”.
Quindi che ne pensa della presenza di Arena all’interno della coalizione a sostegno di Troncarelli?
“Credo che questa alleanza tra moderati e riformisti a Viterbo possa essere davvero utile per la città. Al di là degli errori fatti da Giovanni Arena come sindaco. In politica chi fa sbaglia, ed è giusto criticarlo”.
Secondo lei, quanto conta la coerenza in politica?
“Rispetto ai propri principi la coerenza conta molto. E’ onestà di pensiero. Non posso dire una cosa e pensare il contrario. Ma tuttavia l’incoerenza non è dire di allearsi, per il bene della città, con chi prima era nostro avversario. Per 16 anni la Germania è stata governata da un’alleanza tra i popolari della Merkel e i socialdemocratici. Ed era un’alleanza stabile, e di governo. Dopo 16 anni di governo e di stabilità di governo, la Merkel ha fatto un passo indietro e adesso c’è un’alleanza tra liberali, verdi e socialdemocratici, con la Cdu all’opposizione. Nessuno ha gridato all’inciucio o allo scandalo. I verdi sarebbero incoerenti perché si sono alleati con i liberali?”
Allora, secondo lei l’incoerenza cosa è?
“Ha visto i cartelloni con cui Giorgia Meloni tappezza l’Italia?”
Sì, quindi?
“Ecco, l’incoerenza è quella di una destra liberale che si allea con la destra estrema. L’incoerenza è se oggi i gollisti francesi, di fronte a una sconfitta elettorale, avessero scelto Le Pen. La destra è coerente quando non va con la destra estrema. Piuttosto vota al centro. La coerenza è stare sempre allo stesso posto nonostante il mondo cambi? Non lo capisco. Io sono coerente, e lo sono con i miei valori. Ad esempio, sono un convinto europeista e non mi alleo con gli anti europeisti. Non mi alleo con chi combatte per un Europa più debole. Se poi i compagni di strada cambiano, quella non è incoerenza. E’ l’esatto contrario”.
Troncarelli secondo lei è la candidata giusta per vincere le elezioni?
“Troncarelli è una candidata che può vincere queste elezioni. Come destra moderata e liberale, avrei preferito in una città come la nostra un candidato meno schierato politicamente. Dicevo già prima, un Claudio Margottini. Poi la politica ha delle regole. Il Pd è il partito più importante e forte della coalizione. Oltretutto Alessandra ha avuto un’esperienza amministrativa tale che non gli si possa dire più nulla”.
Perché non è stato possibile candidare Claudio Margottini?
“Non ho seguito la questione. Credo però che, proprio per i traumi che si stanno verificando nel centrodestra viterbese, nel momento in cui la parte moderata non è strutturata, ha poche possibilità di trattative e di dialogo. E alla fine vince il candidato più forte”.
Di cosa avrebbe bisogno, secondo lei, Viterbo per ripartire?
“Ha bisogno di crescere e di investimenti. Se questa città non inizia a respirare il mondo, sarà sempre una piccola città di provincia. A questa città serve un salto di qualità, ed è per questo che la una destra sovranità e chiusa non lo può fare. Proprio perché è una destra che tende a chiudere e non ad aprire”.
Perché invece il civismo di Viva Viterbo, da cui sia lei che Barelli vi siete mossi qui in città, non ha tentato un’alleanza con Chiara Frontini? Nel 2013 ci avevate provato. Perché non ritentare?
“Chiara Frontini rischia di diventare la Le Pen dei viterbesi. Ci prova ogni volta. Il problema è che lei declina il civismo in modo ideologico: ‘siamo noi contro il mondo’. Il civismo però non è così. Dovrebbe essere apertura, non chiusura. Apertura ad esperienze diverse, a possibilità e ad alleanze diverse. Con Frontini siamo a one woman show. Legittimo, l’ho fatto anche io per due volte. L’ultima volta che ho sentito Frontini è stato dopo il primo turno del 2018. Gli ho fatto le congratulazioni e gli ho offerto l’appoggio di Viva Viterbo con un apparentamento. Lei l’ha rifiutato convinta di poter vincere da sola. Bisogna provarci a stare con gli altri per cambiare la città. Frontini sta invece facendo il gioco di sempre, e alla fine non vincerà. Perché poi le persone si accorgono che il suo è un gioco che gira a vuoto. Il politico che dice quello che la gente si vuole sentire dire. Dentro la sua lista c’è di tutto, dal no vax all’ex grillino incazzato fino a quello di destra e di sinistra. Va bene tutto, ma quale è l’identità e il sogno per la città?”
Quanto conta secondo lei un candidato “in linea” con il governo politico della regione Lazio?
“Il discorso ‘votateci perché siamo vicino alla regione’ non solo non mi piace, ma penso anche che non sia vero. il discorso deve essere più sull’esperienza e sul fatto che Viterbo abbia bisogno di pacificazione. Non dobbiamo combattere contro il mondo. Qui si tratta di dire ai viterbesi di fare una scelta di concretezza che sogna. Con il Pnrr arriveranno tanti soldi. Questi soldi possono essere buttati o investiti. Credo che l’esperienza di persone, anche come Giacomo Barelli, possa tornare utile alla città. Giacomo l’ho conosciuto con l’esperienza di Futuro e Libertà con Gianfranco Fini. E’ una persona che può essere uno dei protagonisti della crescita di questa città. E potrebbe essere un danno non avercelo più”.
Quanto è compatibile secondo lei Azione con il Movimento 5 stelle?
“Azione governa in regione assieme ai 5 Stelle. Poi capisco le logiche di identità politica, ma alla fine c’è la verità. In regione Azione governa con il movimento 5 Stelle. L’incompatibilità a Viterbo tra M5s e Azione mi sembra più un problema di comunicazione nazionale. E’ un non problema. Detto ciò, qui a Viterbo io rappresento la Buona destra e quel che è stato del movimento civico di Viva Viterbo che esiste e continua ad esistere”.
Viterbo – Un evento del festival Caffeina
Quest’estate torna il festival Caffeina?
“Non posso ancora dire nulla, ma se va tutto in porto stiamo organizzando una grande sorpresa. Se riusciamo a chiudere la cosa, sarà un grande evento per Viterbo anche dal punto di vista della visibilità nazionale. Potrebbe essere una grande ripartenza”.
Con i debiti, invece, come è messa la Fondazione?
“La Fondazione è sul punto di essere risanata, e tante persone recupereranno i soldi. E va detto anche che senza Giacomo Barelli, Viterbo non avrebbe la speranza di ritornare ad avere un grande festival nazionale come Caffeina. Ed è merito suo e del suo lavoro professionale se potremo salvare la Fondazione, pagare i debiti e pensare anche al futuro”.
Diversi però puntano il dito contro Barelli proprio per la questione dei debiti di Caffeina?
“Va detto innanzitutto che con i debiti Barelli non ha nulla a che fare. Anzi, si è sempre adoperato affinché fossero pagati. L’errore di Caffeina, e parlo per me, è stato quello di aver voluto fare troppo. Aver voluto cambiare la città nonostante tutto. E in quel nonostante tutto, ci stanno anche troppi debiti dovuti a una serie di fattori e scelte sbagliate. responsabilità da cui non si può tornare indietro. Con Giacomo Barelli in questi mesi abbiamo rimesso insieme i pezzi per poter ricominciare a lavorare e a fare di Viterbo una grande città culturale”.
Un’ultima domanda. Tra Putin e Zelensky lei chi sceglie?
“Scelgo l’Europa. Quindi scelgo Zelensky. E non ho avuto dubbi, fin dall’inizio. Siamo di fronte a una nazione che invade un’altra nazione che voleva entrare nella famiglia europea. L’Ucraina va aiutata perché quel popolo sta combattendo anche per noi europei”.
Daniele Camilli



