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Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Caro Alfonso, se c’è da pagare un riscatto per liberarti sono pronto a farlo. Solidarietà al mio amico Alfonso Antoniozzi che da ieri all’interno dello schieramento di destra destra capeggiato da Chiara Frontini dovrà fare i conti anche con “l’uomo folla” e il “sovranismo integrale”.
Dopo l’arrivo degli amici della senatrice no vax rappresentati dall’ex Movimento 5 stelle De Dominicis alla corte della pasionaria della destra destra viterbese, arriva anche Emanuele Ricucci, scrittore, autore, teorico dell’uomo folla e del sovranismo integrale. Ma chi è Emanuele Ricucci e cosa è il sovranismo integrale? La risposta è contenuta in una sua intervista fiume rilasciata a Il Primato Nazionale, testata del movimento di estrema destra e d’ispirazione neofascista Casapound (fonte Wikipedia).
Viterbo – Emanuele Ricucci, tra Chiara Frontini e Alfonso Antoniozzi
Con l’arrivo di Ricucci nella schiera della Frontini il populismo e il sovranismo si incontrano ed il cerchio si chiude, collocando lei e la sua lista in una destra estrema fortemente politicizzata. Cosa porterà Ricucci alla Frontini ce lo spiega lui stesso nel suo libro Contro la folla il tempo degli uomini sovrani con il concetto dell’uomo sovrano: “L’uomo sovrano di sé stesso è l’uomo necessario al domani dopo il grande virus ed è il nemico naturale dell’uomo globalizzato, tipico della sinistra… “. Secondo il Ricucci bisogna “tornare ad essere uomini, o semplicemente diventare finalmente uomini, si contrappone però al concetto degenerante e quasi di regressione al gregge del restiamo umani”.
Con buona pace di Alfonso Antoniozzi (assessore alla cultura in pectore di Frontini ) e dei pochi “civici rimasti in quello schieramento” (quelli di sinistra credo siano già scappati o siano in procinto di farlo) questo è il progetto che il loro nuovo compagno di viaggio Emanuele Ricucci vorrebbe portare anche a Viterbo.
Viterbo – Emanuele Ricucci, tra Chiara Frontini e Alfonso Antoniozzi
“Il territorio culturale è in mano alla sinistra. È evidente (nel libro vi sono ammissioni di questo anche da figure non propriamente “di destra”). Non vi sono solo spazi “mentali” da occupare con libri, tesi, convegni, incontri. Vi debbono essere volontà di tradurre. Tradurre delle visioni, delle letture, degli studi, un’intera coltivazione come territorio. Il più minuto, infrattato, piccolo e roccioso. La sinistra è la pusher della cultura di massa. Anche se cadavere politico, essa riuscirà a rigenerarsi nel suo granitico stargate, poiché capace di gestire la cultura di massa e di contaminare sempre il sentire comune. Di orientarlo. Per quanto il Pd possa scendere nei sondaggi, vi sarà un Arci e un Anpi sempre pronte a rinsaldare determinate tesi, persino nella piazza più piccola e dimenticata dell’ultimo paesino umbro. Tesi che potremmo definire universali nel ragionar di sinistra, valori ancora tutto sommato esistenti. Non importa chi siano i leader del momento, come si chiamino i loro partiti. Una rete fittissima, calata sulla quotidianità, composta da dirigenti, insegnanti, docenti, bidelli, capi, capetti e caporali, cantautori, autori televisivi, giornalisti, direttori, scrittori, attori, scopatori di diciottenni alle mostre fotografiche a Trastevere, amministratori di condominio, associazioni culturali, garantisce la luce e la perfetta funzionalità di certi valori. Un certo mondo, che un tempo avremmo chiamato destra, deve tornare ad essere prossimità e non può più perdersi nell’imperfezione, negli umani vizi, negli incastellamenti, altrimenti rischia la condanna della storia per incapacità”… o per percepita inferiorità.
Viterbo – Emanuele Ricucci dietro Chiara Frontini
Altrettanto singolare, chissà che ne pensa da donna oltreché da candidata Chiara Frontini, le tesi sulle pari opportunità che Ricucci riprende dal “nichilismo perfetto “di Adriano Scianca, già responsabile della cultura di Casapound Italia e che magari saranno le basi su cui lavorerà la eventuale consigliera di parità della giunta Frontini e cioè “… nell’impossibilità del maschio bianco occidentale di poter persino provare un sentimento; ad egli viene imputato ogni colpa, ogni responsabilità e ogni male, specie verso il mondo femminile. Lo si stressa, si cerca una devirilizzazione (anche come figura paterna, nella distruzione del capostipite su cui gira una famiglia, ad esempio, il pater familias), ansia, ansia, ansia, sudore, sudore e disperazione: bisogna distruggere il maschio attraverso l’atto più naturale per il suo annichilimento: renderlo impotente. Non può desiderare, non si può più eccitare, immaginare, proferire verbo che non sia politcally correct, deve rinunciare alla propria mascolinità come atto di sottomissione a un matriarcato di vetro fragile, elevazione di un capriccio, parlando del caso estremo, ovviamente, e non di legittime e sacrosante pari opportunità. Così come è riscontrabile nell’adorazione dell’altro, del migrante, ad esempio, come “narrazione dominante” di questa contingenza”.
Insomma con la Frontini a Viterbo la destra diventa estrema ed il populismo si evolve e diventa sovranismo, per dirla con il suo nuovo alleato Ricucci “il sovranismo che non è affermazione di una nazione sull’altra, ma tutela della propria dall’ipertrofia continua del mondo, è patto di esistenza e autodeterminazione nella globalità, garanzia di rispetto, proprio ciò gli uomini ancora svegli pretendono dai caotici bassifondi del presente, è la versione matura del populismo”.
Sconfiggerla significa liberarci in un sol colpo di entrambi.
Giacomo Barelli
Segretario provinciale Azione Viterbo



