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Lega verso la corsa in solitaria, FI in mezzo al guado e Fondazione tace…

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Umberto Fusco e Claudio Ubertini

Umberto Fusco e Claudio Ubertini

Viterbo – Da Forza Italia s’invoca l’intervento dell’arbitro da Roma. Tentativo estremo, se non disperato, di rimettere insieme i cocci di una coalizione, quel che resta del centrodestra, che insieme non sta più da tempo. E le elezioni comunali incombono.

Quella di mercoledì è stata una giornata campale, Forza Italia, Lega e Fondazione perennemente riuniti. Concentrati su un candidato sindaco che possa andare bene a tutti ma che non c’è. Ormai non si tratta di uno piuttosto che di un altro. Sono i rapporti politici e forse un po’ pure quelli personali a essersi logorati. E non da mercoledì.

Piuttosto da quando FdI, Lega e Fondazione, con esponenti della minoranza, hanno firmato la sfiducia al sindaco Giovanni Arena (Forza Italia). Fratelli d’Italia ha preso la sua strada candidando Laura Allegrini, qualcuno dentro FI è passato con la candidata Pd Alessandra Troncarelli e gli altri sono rimasti nel guado.

A meno di due mesi dal voto e a meno di uno dalla presentazione delle liste, una situazione che fino a pochi mesi fa nessuno avrebbe immaginato. La diaspora del centrodestra.

In casa azzurri si continua a pensare che la corsa solitaria non abbia senso, ma occorre trovare alleati disponibili e al momento non sembrano esserci. Quindi, le opzioni sono o la rimpatriata con Arena e gli altri per sostenere Troncarelli, oppure sostenere Laura Allegrini o accettare di spostarsi su Claudio Ubertini, l’ex assessore proposto dalla Lega.

Ma tanto ad Allegrini quanto a Ubertini, gli azzurri hanno già detto di no, mentre al centrosinistra ha messo il veto Tajani. Punto e a capo.

Dal canto loro, i leghisti sono intenzionati ad andare per conto proprio, con Ubertini e poi al secondo turno faranno eventuali valutazioni se appoggiare qualcuno e chi. Una via che agli uomini di Fusco potrebbe tornare utile anche per ricompattare le diverse anime, tra chi puntava all’intesa con FdI e chi a rimanere con gli azzurri.

Da quelle parti non hanno gradito che fosse imposto un candidato sindaco e per di più, nemmeno del proprio partito. Santucci (Fondazione) o Marini (FI).

Della serie non tocchiamo mai palla, nemmeno quando gli alleati sono deboli. E quando è stato invocato il tavolo romano nel tentativo di convincere i leghisti, qualcuno avrebbe fatto notare come dalla capitale non accettavano imposizioni e che eventualmente, se dovessero decidere da Roma, poi sempre da Roma si dovranno preoccupare anche di predisporre le liste.

Atmosfera distesa, insomma. In tutta questa confusione, spicca il silenzio di Fondazione. Staranno tramando qualcosa o hanno proprio finito le parole?

Giuseppe Ferlicca


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