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Viterbo – “Una linea di prodotti targata Unitus per creare un senso di comunità e promuovere l’immagine dell’ateneo. Nel presente e in vista del futuro”. Il rettore Stefano Ubertini e il delegato all’immagine di ateneo Mario Pireddu hanno presentato la linea di merchandising dell’università degli studi della Tuscia. Questa mattina nella sede del Riello a Viterbo.
Le caratteristiche dei prodotti. Qualità, resistenza, biologico, basso impatto ambientale, sostenibilità, certificazioni.
“Creare un senso di comunità – ha detto il rettore Ubertini – per noi è un veicolo di promozione dell’immagine dell’ateneo che si combina bene con l’internazionalizzazione dell’università iniziato due anni fa. Un modo per attrarre anche studenti stranieri. Negli scorso anni abbiamo anche pubblicato un manuale di identità visiva dell’Unitus”.
I prodotti. Borsa porta computer (risparmiati 25 pietro d’acqua e utilizzate bottiglie di plastica riciclate), ombrelli, magliette, felpe, cappelli, zaini, bottiglie richiudibili, borsa frigo, ombrelli e la mascotte di ateneo Ettore. Il grafico della linea di merchandising dell’universita’ e’ Andrea Venanzi.
“Per realizzare la borsa porta computer, cosi’ come gli ombrelli – ha poi detto Pireddu – nel processo di produzione abbiamo risparmiato 25 litri di acqua e utilizzato bottiglie di plastica riciclate”.
I prodotti, con il 10% di sconto per gli studenti, possono essere acquistati sul sito internet store.cusviterbo.it. Per risparmiare sulle spese di spedizione si possono fare anche degli acquisti di gruppo.
“Abbiamo lavorato e studiato per scegliere una linea di prodotti sostenibili – ha proseguito Pireddu -. Sarà inoltre una linea di prodotti Cus e sarà il Cus a gestire il merchandising di ateneo”.
“Abbiamo lavorato fin dall’inizio sull’identità visiva, sia sui social sia sulla comunicazione fisica per dare un’altra immagine all’ateneo. Un’istituzione – ha concluso infine Pireddu – vive anche di identificazione. Unitus trova anche in questa rappresentazione il veicolo per valorizzare la propria immagine”.
Daniele Camilli




