Fabrica di Roma – (sil.co.) – Scende in piazza per chiedere la “liberazione” del figlioletto dalla casa famiglia, la mamma che lo scorso 26 luglio, a Fabrica di Roma, si è barricata in casa per non farsi portare via il figlioletto di 7 anni, prelevato con la forza e condotto presso una struttura del litorale.
Minori – Foto generica
Da allora Laura non avrebbe più visto il bambino, se non in alcuni sporadici collegamenti video.
Nel frattempo la donna, assieme ai suoi genitori, nonni del piccolo, è finita a processo per maltrattamenti davanti al collegio del tribunale di Viterbo. Era stata già denunciata per sottrazione di minore e per avere eluso l’esecuzione del provvedimento del giudice civile che ne aveva disposto il trasferimento in una casa famiglia.
“Ci siamo anche noi tra le migliaia di bambini e migliaia di genitori che non possano festeggiare nessuna liberazione in quanto vittime di un olocausto bianco tutto italiano verso cui il parlamento non interviene”, spiega Laura, che ha reso pubblica la sua decisione non a caso il 25 aprile.
“Io e mio figlio, rinchiuso da 9 mesi in una struttura comunitaria, ci ritroviamo vittime di violenza istituzionale e di un allontanamento ingiustificato nonostante l’espressa volontà del piccolo di tornare a convivere con me”.
“Una vera e propria madrectomia quella cui è stato sottoposto il piccolo, rinchiuso ormai da 9 mesi in una struttura comunitaria sul litorale romano seppur malato, presumibilmente sottoposto a reset psicologico e deprogramming per compiere l’annientamento della figura materna ed il forzoso riavvicinamento ad un padre che per suo figlio ha preferito la casa famiglia piuttosto che l’amorevole e confortevole casa materna”.
Martedì 3 maggio dalle 9,30 si svolgerà il sit-in di protesta “Giù le mani dall’infanzia” sotto il dipartimento delle politiche sociali del comune di Roma in viale Manzoni 16, per chiedere “la liberazione” del piccolo. “Lo scopo – spiega Laura – è di smuovere le coscienze dei tanti tutori ed assistenti sociali che ledono ingiustamente i rapporti genitori/figli entrando in un rapporto di antagonismo con gli stessi genitori che vengono privati contro legge di qualsiasi informazione sulla salute e l’istruzione del proprio figlio”.
Giovedì 5 maggio dalle 9.30 si svolgerà invece il sit-in di protesta nei pressi del tribunale dei minori di Roma. “Fulcro della protesta – spiega Laura – è la cacciata della teoria ascientifica della Pas dai tribunali; l’ordinanza di cassazione del marzo scorso ha bandito la Pas dalle aule di giustizia, ma i giudici minorili romani hanno dimostrato di non aver recepito tale ordinanza”.
Il processo viterbese alla mamma e ai nonni entrerà invece nel vivo il 29 giugno coi primi testimoni dell’accusa, dopo di che si tornerà in aula il 28 settembre, il 12 ottobre e il 16 novembre.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
