Viterbo – Ecco come a Viterbo si ammazza il Bullicame. Il ruscello che portava l’acqua calda nelle due vasche, ridotte adesso in modo pietoso, è bloccato da alcuni massi. La stessa cosa si verifica a ridosso della vasca più piccola. Impantanati, questa volta dal fango e dall’argilla che si sono venuti a formare, anche i due tubi arancioni che dovevano incanalare l’acqua. Ma l’acqua calda, da queste parti non arriva più.
Viterbo – Il Bullicame – In basso a destra i massi che impediscono il passaggio dell’acqua
L’acqua che esce dalla callara, piuttosto che andare verso le vasche, segue invece un altro percorso. Un altro ruscello che va a sfociare in una fossa paludosa e putrida. Un inutile spreco. Almeno così sembra.
Viterbo – Il Bullicame – La vasca principale
Le due vasche, dove l’acqua calda era tornata dopo sette anni, sono vuote, sommerse soltanto dal fango e dalle foglie. Uno spettacolo indegno, nonostante che l’anno scorso, il 2021, fosse l’anno di Dante, il settecentesimo della morte, che nel XIV canto dell’Inferno scrisse: “Quale del Bulicame esce il ruscello Che parton poi tra lor le peccatrici, tal per la rena giù sen giva quello. Lo fondo suo ed ambo le pendici Fatte eran pietra, e i margini da lato”. Dante paragona il ruscello che si dirama dal fiume infernale Flegetonte alle acque del Bullicame. A ricordarlo alcuni pannelli sparsi per l’area del Bullicame.
Il Bullicame, un tempo mèta di turisti e viterbesi, è “un sito di rilevante interesse paesaggistico, storico e monumentale per la città di Viterbo già noto agli etruschi e ai romani – spiega uno dei cartelli all’ingresso – per l’uso delle acque termali a fini terapeutici e nel medioevo anche per le attività di macerazione della canapa e del lino. A partire dalla metà del XIII secolo e fino al XIX l’intera area ebbe un ruolo rilevante sull’economia cittadina. Cesare Pinzi, nel 1905, la descrive come una collinetta biancastra e nuda d’ogni vegetazione che domina la piana di Viterbo con un pennacchio di fumo proveniente da un laghetto bollente di colore ceruleo che corona il vertice della collina”.
Viterbo – Il Bullicame – In basso a sinistra i massi che impediscono il passaggio dell’acqua
Un tempo l’area è stata a lungo abbandonata. Ora è pulita ma desolata, e ha evidentemente subito le conseguenze di 7 anni d’indifferenza. In mezzo, il recupero naturalistico e storico, prezioso, da parte dell’università degli studi della Tuscia che ne ha valorizzato diversi aspetti e caratteri rilanciando un sito molto importante per il territorio, così come è stato fatto per l’orto botanico che si trova lì di fronte.
Viterbo – Il Bullicame – I tubi che incanalavano l’acqua
All’interno del perimetro del Bullicame, dove al centro affiora la callara, ci sono anche specie vegetali rare e collezioni botaniche. Aiuole oggi quasi irriconoscibili, così come il piccolo stagno realizzato per la tutela del rospo smeraldino. Mancano pure un paio di pannelli. Altri sono arrugginiti. Però è tornata l’acqua e la cosa non è di poco conto, merito di chi fino in fondo c’ha creduto e un possibilità in più per il futuro del territorio che sarà duro.
Viterbo – Il Bullicame – La pozza putrida dove finisce l’acqua
“Le due vasche per la balneazione terapeutica – prosegue il pannello turistico all’ingresso – sono state realizzate in corrispondenza di antiche pozze alimentate da cavallette scavate nel travertino che si dipartono dalla sorgente termale. L’acqua sgorga a una temperatura di circa 58° C e raggiunge la prima vasca a una temperatura variabile tra 25 e 40° C in base alla stagione”. Tutto questo, ora, è soltanto un pallido ricordo.
Daniele Camilli
Multimedia: Fotogallery: Il ruscello bloccato dai massi – Video: Ecco come si ammazza il Bullicame




