Viterbo – (sil.co.) – I genitori si lasciano e ognuno va a vivere col nuovo compagno, mettendosi d’accordo tra loro per pagare a metà una casa in affitto ai figli. Qualcosa però va storto, quando il padre, che paga anche gli alimenti, non riesce a versare la sua quota. Così assieme ai figli si reca nell’abitazione della ex per chiederle se può provvedere lei al pagamento per intero della pigione.
Sull’uscio si presenta però anche il nuovo compagno della donna e tra i due uomini finisce male e a suon di denunce. Entrambi si sono ritrovati nella doppia veste di imputati e parte offesa, per la presunta reciproca aggressione, in un processo in corso davanti al tribunale di Viterbo.
Il padre nel frattempo è morto. Ma nel corso dell’udienza di ieri la figlia ha provveduto a difenderne la memoria, puntando il dito contro il compagno della madre.
L’ospedale di Tarquinia
Era sabato 24 gennaio 2015. “Nonostante il compagno di mia madre sapesse benissimo che mio padre aveva fatto un trapianto di cuore ed era invalido, lo ha preso a testate mentre parlavamo con la mamma fuori della porta. Papà, che per camminare si appoggiava a un bastone, ha perso l’equilibrio, al che lui gli ha sferrato un pugno in piena faccia scaraventandolo per terra e provando a prenderlo a calci, mentre lui cercava soltanto di difendersi. Ha smesso quando si è reso conto che c’erano tanti testimoni”, ha raccontato la figlia, dicendo di avere aiutato lei con la madre il padre a rialzarsi.
“E’ andato subito una prima volta al pronto soccorso dell’ospedale di Tarquinia, dove gli hanno diagnosticato una frattura al naso con una prognosi di una ventina di giorni. Poi è dovuto tornare in ospedale il martedì successivo, perché gli faceva male un ginocchio e si sono accorti che aveva anche una frattura dell’apofisi tibiale della gamba sinistra per cui ha dovuto indossare per giorni un tutore”, ha proseguito la donna, sottolineando più volte come l’aggressore del genitore fosse consapevole del fatto che la vittima era cardiopatica e trapiantata e per deambulare fosse costretta a usare le stampelle.
Il processo riprenderà il prossimo 20 dicembre davanti al giudice Roberto Colonnello.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
