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Moglie presa per il collo, salvata da un pastore tedesco che abbaia

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Viterbo – (sil.co.) – Convinto di essere stato tradito prende la moglie per il collo e prova a strangolarla, la salva un cane pastore tedesco cominciando ad abbaiare senza sosta per dare l’allarme. E’ successo cinque anni fa nel giardino di una villa sulla Palanzana. 


Violenza sulle donne - foto di repertorio

Violenza sulle donne – foto di repertorio


“Ho pensato che fosse la fine della mia vita”, ha spiegato ieri in tribunale la presunta vittima, una 35enne d’origine filippina, parte civile con l’avvocato Dominga Martinez al processo per lesioni aggravate e stalking all’ex marito, un connazionale 42enne.

L’aggressione sfociata nella querela da parte della donna risale al 14 marzo 2017 e sarebbe avvenuta in una villa su strada Palanzana, dove la parte offesa lavorava come domestica e il marito come giardiniere. La vittima è stata refertata al pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle.

“Mi ero trasferita nella casa dove lavoravo sulla strada Palanzana con mio figlio di 8 anni, dopo avere lasciato mio marito, perché mi picchiava nell’abitazione dove vivevamo insieme ai Cappuccini. Quel giorno lui mi si è fatto davanti e mi ha detto ‘se non torni con me ti ammazzo o mi ammazzo’, poi mi ha stretto una mano al collo così forte che non respiravo e non potevo neanche gridare”, ha spiegato.

A quel punto il pastore tedesco che era nel giardino della villa ha cominciato ad abbaiare. “Lui ha allentato la presa e io sono scappata in giardino, dove però mi ha inseguita e raggiunta, mettendomi una mano sulla bocca da dietro e dandomi un fortissimo cazzotto sulla testa”, ha proseguito.

“Ho pensato che fosse la fine della mia vita, non potevo urlare per chiedere aiuto, quando il cane ha ripreso ad abbaiare, al che mio figlio si è affacciato dalla finestra e vedendo la scena è corso fuori, urlando contro il padre, che ha mollato la presa ed è scappato, mentre mio figlio mi abbracciava e riportava dentro casa”, ha concluso.

Il movente, secondo la vittima, sarebbe stato la gelosia ossessiva dell’ex compagno. Secondo l’imputato sarebbe stato invece la scoperta di un tradimento, leggendo dei messaggi sul telefonino della donna. 

L’accusa ha chiesto una condanna a 9 mesi di reclusione. Il giudice ha condannato il 42enne a quattro mesi con sospensione della pena e a risarcire la vittima con la somma di tremila euro, oltre al pagamento di tutte le spese del processo. 


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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