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Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – E’ possibile che questa città sia destinata ad avere lo stesso identico destino, reiterato e predestinato da decenni, di una città amministrata ignorando i problemi delle persone e resa schiava da interessi e padrini occulti ma ben conosciuti, vecchi arnesi che intendono la politica come occupazione e gestione del potere familistico, miserabile quanto possa essere il potere delle clientele e degli affari?
A detta sua, caro direttore, “la politica (definita dalla Treccani) come la scienza e l’arte di governare, cioè la teoria e la pratica che hanno oggetto la costituzione, l’organizzazione, l’amministrazione delle Stato e la direzione della vita pubblica”, a Viterbo non ha degni rappresentanti.
E allora, anziché indignarsi pacatamente, ironicamente e remissivamente sul destino immutabile di questo modo di intendere la politica non sarebbe più opportuno per il bene della nostra città, o meglio per quello delle persone che la abitano e ci vivono, fare uno sforzo comune per cambiare il verso di questo andazzo?
Rispetto: al “mercato politico delle vacche”, che giustamente lei denuncia esserci sempre stato, allo scenario di “ex amministratori più o meno professionisti della politica” che, visti i risultati sul benessere della città e dei suoi abitanti, sono assolutamente incapaci di dare nuovo slancio al futuro di questa comunità;
Rispetto a tutto questo, passato e presente politico, non sarebbe meglio cambiare prospettiva?
Perché non cambiare prospettiva anche all’informazione? Perché non dare più spazio all’associazionismo culturale, sociale, politico, sindacale che continua ad esprimersi nel nostro territorio e dare corpo così ad un confronto che serva a recuperare il senso di comunità che gli anni della pandemia ci hanno portato via e a mettere a fuoco le criticità che viviamo nella scuola, sui posti di lavoro, nelle periferie, negli ex comuni, nei centri storici?
Perché non approfondire l’informazione sulla prossima campagna elettorale, cercando di dare spazio a tutti i candidati e ai progetti che rappresentano? Magari con confronti tra di loro?
Sono certo che il giudizio che lei dà sul “mercato delle vacche”, non sia riservato alla maggioranza dei probabili 800 e passa candidati che i commentatori politici danno come partecipanti nelle decine di liste civiche che ci saranno.
Io sono sicuro che la stragrande maggioranza di queste persone si sono approcciate alla “competizione elettorale” con sincerità ed entusiasmo per dare il loro democratico apporto al futuro di Viterbo.
Non saranno però (consapevoli o meno) gli artefici di un progetto politico nel senso alto del termine, ma, drenando voti e consenso in determinati posti di lavoro, in settori associativi o amministrativi o semplicemente tra famiglie e abitanti di determinate zone della città, saranno mero strumento elettorale per i padrini politici o cordate lobbistiche che più o meno nell’ombra agiscono a scapito dei problemi reali delle persone.
Come lei ha detto, si consumano in questo inizio di campagna elettorale, “formule che non riescono a vedere al di là della manutenzione stradale, la cura del verde pubblico ed il decoro urbano”, “che questi sono i problemi della città, ma è anche ovvio che è una vergogna che questi problemi si trovino nei programmi dei partiti, perché queste cose le fanno i funzionari”.
E’ vero ma, aggiungo io in una amministrazione che funziona e che in modo trasparente gestisce i beni comuni.
Mi auguro che in questa campagna elettorale si riesca a parlare non solo di progetti mirabolanti, che “in quanto a promesse siamo capaci tutti a fare politica”, ma del futuro che ci aspetta per la crisi sanitaria ancora vicina a noi e per la pesantissima situazione economica e sociale che ci aspetta come conseguenza del conflitto tra Russia e Ucraina.
Una crisi che segnerà profondamente anche il futuro dei cittadini di Viterbo a cui noi pensiamo si debba rispondere con un progetto diverso di amministrazione che dovrà gestire al meglio i beni comuni, con tasse e tariffe rimodulate rispetto ad una grande operazione di trasparenza sui bilanci del comune e delle sue partecipate, con una azione di risparmio delle spese energetiche ed una diffusione delle comunità energetiche rinnovabili, con un reale sostegno alle persone in difficoltà, con un rapporto costante con le parti sociali, datoriali e associative.
La trasparenza partecipata dell’amministrazione comunale è la base del nostro programma, programma che speriamo possa essere illustrato, e anche criticato, in tutti gli organi di stampa così da garantire una democratica campagna elettorale basata sull’ascolto e il confronto e non solo sulla disponibilità economica di ogni lista o candidato.
Carlo D’Ubaldo
Portavoce – Candidato a sindaco
Sinistra per Viterbo
Signor Carlo D’Ubaldo,
non vorrei essere scortese, ma se mi interpella, non posso fare a meno di trattare il suo intervento come un intervento serio. E quindi a trattarlo come tale. Ogni tanto ho il vezzo di dire che, almeno idealmente, io vengo dalla scuola di don Milani, di cui mi sono occupato anni addietro. E che ritengo un vero maestro di politica e, soprattutto, di lingua italiana. Proprio per il rispetto che si deve portare a un interlocutore, sarò chiaro e non userò mezzi termini, come si fa con i bambini. La prego quindi di non fraintendere il tono di quanto le scrivo.
La ringrazio del suo intervento che ho letto con una certa attenzione, ma debbo dire che mi pare un vuoto e astratto esercizio di retorica politica.
Un intervento che, pari pari, può andar bene in qualsiasi città italiana. Vuoto di contenuti specifici e quindi, a mio parere, poco o niente politico. Le chiedo scusa, ma se qualcuno mi interpella, con una lettera al direttore, sono costretto a parlare da adulto ad adulto, senza fare sconti. Come le dicevo. La politica è una cosa seria e andrebbe fatta seriamente. Ogni candidato dovrebbe guardarsi allo specchio per capire se ha la competenza e le conoscenze per entrare in politica. Non mi riferisco a lei nello specifico, ovviamente. Ma a tutti i candidati.
Diceva Pericle, vado a braccio: “Pochi sono in grado di dare vita a una politica, ma tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla”. O qualcosa del genere, le traduzioni sono varie.
E allora bisognerebbe andar prudenti a dare lezioni di politica.
Lei parla di “una città amministrata ignorando i problemi delle persone e resa schiava da interessi e padrini occulti, ma ben conosciuti, vecchi arnesi che intendono la politica come occupazione e gestione del potere familistico, miserabile quanto possa essere il potere delle clientele e degli affari”. Ebbene se la critica è politica faccia nomi e cognomi, se invece si tratta di reati si rivolga alla magistratura.
Io non amo i “vecchi arnesi”, ma per farli fuori politicamente bisogna avere il consenso e una strategia. Se continuano a votarli, io non l’ho mai fatto, una ragione ci sarà.
Andiamo avanti. Lei afferma: “Perché non cambiare prospettiva anche all’informazione? Perché non dare più spazio all’associazionismo culturale, sociale, politico, sindacale che continua ad esprimersi nel nostro territorio e dare corpo così ad un confronto che serva a recuperare il senso di comunità che gli anni della pandemia ci hanno portato via e a mettere a fuoco le criticità che viviamo nella scuola, sui posti di lavoro, nelle periferie, negli ex comuni, nei centri storici?
Perché non approfondire l’informazione sulla prossima campagna elettorale, cercando di dare spazio a tutti i candidati e ai progetti che rappresentano? Magari con confronti tra di loro?”. Io non so in quale città viva e cosa legga. Ma sul nostro giornale hanno spazio tutte le associazioni, tutte le idee politiche. Come dire: già fatto. Cose vecchie.
La realtà è che gli spazi ci sono, quelle che non ci sono sono le idee.
Non ci sono gli interventi. Non gli spazi. Mai censurato un intervento se non per ragioni legali. E anche qui: gli interventi vanno fatti con nome e cognome di chi interviene, con dati precisi, identità precise. Insomma da adulti.
Per il secondo “comma”, lei avrà tutto lo spazio che vuole, se ha idee, sul nostro giornale. Punto. Certo sempre si tratti di interventi e non di libri. Sempre si tratti di qualcosa di politicamente interessante.
Non mi riferisco certo a lei, ma il problema è quello che diceva Popper, vado ancora a braccio: gli uomini non sono cattivi e intelligenti, ma più spesso stupidi e buoni. E questo è, a mio parere, il vero problema. Problema arduo. Ripeto non mi riferisco a lei, che non conosco, se non per averla incontrata una volta.
Cito ancora: “Mi auguro che in questa campagna elettorale si riesca a parlare non solo di progetti mirabolanti, che “in quanto a promesse siamo capaci tutti a fare politica”, ma del futuro che ci aspetta per la crisi sanitaria ancora vicina a noi e per la pesantissima situazione economica e sociale che ci aspetta come conseguenza del conflitto tra Russia e Ucraina”.
A mio non modesto avviso, il problema non è proprio questo. Il problema è che non c’è uno straccio di idea e progetto politico. Ce ne fossero di “progetti mirabolanti”. Ma non ce ne sono. E anche nel suo intervento, sinceramente non si vede uno straccio di idea. E, antimarxianamente, sono le idee che trasformano il mondo e non viceversa. Sono essenziali le sovrastrutture, altroché.
Ma sta in buona compagnia, anche gli altri candidati non mi pare che esprimano nulla di interessante, per ora.
Veniamo alla trasparenza. Fondamentale in una democrazia occidentale, in uno stato di diritto. Ma la trasparenza non è un programma politico, semmai è un presupposto della politica. Diciamo che è un po’ poco per un programma politico. Soprattutto se non dichiara gli algoritmi che servono per renderla possibile. Lei è convinto che la presenza di un vostro consigliere garantirebbe questo? Beh io non ne sono per nulla convinto. Ho visto in consiglio personaggi di grande spessore politico, acume e intelligenza, ma hanno anche loro avuto grandi difficoltà a fare luce sui meccanismi opachi. Vuole un nome per tutti: Achille Poleggi, detto Lillo.
Non vedo oggi figure minimamente paragonabili. Neppure uno a cento.
Non basta. Nei giorni scorsi lei come altri, per ora sedicenti candidati sindaco, è stato convocato, a mio parere in modo a dir poco anomalo, dal prefetto di Viterbo. La riunione è stata fatta saltare dallo stesso prefetto. A mio modo di vedere, ciò era necessario per ragioni di democrazia e di rispetto dello stato di diritto.
Ma di fronte a questa grave anomalia non ho visto sue prese di posizione. Per lei è normale che un prefetto convochi dei liberi cittadini, per ora senza alcun ruolo istituzionalmente e politicamente rilevante, a ridosso delle elezioni e sulle elezioni? Lei come tutti i politici ha taciuto. E’ in buona o cattiva compagnia, scelga lei. Ma non mi venga poi a parlare genericamente e astrattamente di trasparenza.
Spieghi invece cosa pensa di questi fatti “irrituali” accaduti in questa città, mai accaduti prima. E credo ma accaduti in nessuna parte della nazione e in altre competizioni elettorali.
Tanto le dovevo proprio per il rispetto che porto per chiunque mi interpelli.
Carlo Galeotti
