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Viterbo – Possibile che un diciannovenne figlio di operaio di un paese della provincia di Viterbo, quando ancora gli italiani non avevano votato per la Repubblica e l’ultima guerra mondiale era appena finita, scrivesse di “rinascita economica europea e frattura fra Russia ed alleati”, prefigurando scenari che tuttora viviamo?
Era il 15 ottobre 1945, il giovane Attilio Jozzelli e il giornale “La Fiaccola” di Orte, una città dove il dibattito politico era più vivace che altrove per la presenza di un forte movimento sindacale con i ferrovieri della stazione e di preti intelligenti come don Delfo Gioacchini e Padre Geremia.
Jozzelli, che poi diventerà deputato e sottosegretario, scriveva di “dubitare che la divisione dell’Europa in due blocchi potesse essere giovevole alla causa della pace… con la Russia tendente da un lato a raggiungere l’Europa centrale, dall’altra il Mediterraneo e, di contro, l’Inghilterra (e gli altri) impegnati ad annullarne i vantaggi conseguiti”.
Secondo lui, la guerra appena conclusa era stata “scatenata non per abbattere le dittature, ma perché gli interessi economici, militari, strategici anglorussi erano minacciati dal risorgere della potenza tedesca”, con due conseguenze. Da un lato, l’allargamento della sfera d’influenza della Russia sostanzialmente non impedita dagli altri: “buon viso al cattivo gioco incominciato ed in pieno sviluppo con Stalin geniale continuatore della politica zarista”.
Dall’altro, la previsione di una lunga “lotta sotterranea fatta di accuse e controaccuse, di minacce e colpi di mano, mentre ognuno cerca di accaparrarsi le posizioni migliori per intimorire o attaccare in un futuro, più o meno prossimo, l’altro” e l’auspicio, per l’Italia, di un “governo né filorusso, né filo inglese (alleati), né comunista, né conservatore, libero da qualsiasi ingerenza esterna, affinché i soldati italiani non corrano il rischio di essere carne da cannone per conservare l’India all’Inghilterra o per conquistare gli Stretti alla Russia”.
Quasi ottant’anni dopo, gli si può dar torto?
Come siano andate le cose e come, nei rapporti Est/Ovest, stanno andando, lo vediamo.
Renzo Trappolini
