- Viterbo News – Viterbo Notizie – Tusciaweb – Tuscia News – Newspaper online Viterbo – Quotidiano on line – Italia Notizie – Roma Notizie – Milano Notizie – Tuscia web - https://www.tusciaweb.eu -

Rapina al portavalori, assolto il vigilante

Condividi la notizia:

Rapina al portavalori - Le armi

Rapina al portavalori – Le armi usate dai banditi


Viterbo – (sil.co.) – Rapina da oltre un milione di euro al portavalori, è stato assolto dopo quasi un anno e mezzo agli arresti domiciliari il vigilante cinquantenne Fabio Aglioti, considerato dall’accusa mente e basista della banda, per il quale lo scorso 13 aprile il pubblico ministero Stefano D’Arma aveva chiesto una condanna a sei anni di reclusione. 

Contestualmente all’assoluzione con la formula “per non avere commesso il reato”, il collegio presieduto dal giudice Elisabetta Massini ha disposto per l’imputato l’immediata revoca degli arresti domiciliari nonché la confisca delle armi utilizzate per commettere il delitto, abbandonate sul posto dai banditi in fuga e sequestrate dai carabinieri. 


L'assalto al portavalori

L’assalto al portavalori


Aglioti era stato raggiunto dalla misura di custodia cautelare a dicembre 2020, quasi cinque anni dopo il colpo messo a segno l’1 febbraio 2016 allo svincolo di Cinelli della superstrada, assieme a due dei presunti complici, la guardia giurata Michele Potenzi e il pregiudicato d’origine campana Salvatore Centro detenuto a Mammagialla, entrambi usciti di scena patteggiando. 

Lo scorso 13 aprile l’imputato si era presentato in aula, seduto a fianco dei difensori Mascia Cerino e Fabrizio Modoni, con in mano una cartellina con l’immagine di padre Pio e accompagnato dal figlio, presente anche ieri alla lettura della sentenza, che non ha trattenuto la gioia al momento dell’assoluzione del genitore.

Al processo si era costituito parte civile, con l’avvocato Roberto Alabiso, il vigilante che era alla guida del furgone blindato, costretto a scendere e a inginocchiarsi a terra davanti al mezzo con un fucile puntato sulla nuca.


Rapina al portavalori - Le armi usate dai banditi

Rapina al portavalori – Le armi usate dai banditi


Il furgone blindato della sede operativa di Viterbo della Securpol, diretto a Fiumicino, è stato affiancato e bloccato da tre banditi travisati a bordo di una Bmw station wagon di colore nero mentre era in procinto di imboccare la rampa di uscita dalla superstrada SS 675.

Due dei tre malviventi sulla Bmw “mediante la minaccia di far esplodere un ordigno apparentemente esplosivo e mediante l’utilizzo di un fucile a pompa calibro 12 con matricola abrasa e canna e calcio mozzati e una pistola semiautomatica calibro 7,65 parabellum, costringevano le guardie giurate ad aprire il portavalori, disarmandoli delle pistole semiautomatiche in dotazione e impossessandosi della somma in contanti di 1.034. 550 euro e di diversi assegni”. 

Sul posto è intervenuta una squadra di artificieri dell’arma, accertando che il congegno elettronico, aventi le medesime caratteristiche di un ordigno esplosivo radiocomandato, collocato sul parabrezza del furgone blindato, era finto. I militari del nucleo investigativo hanno invece rivenuto e sequestrato, in una zona rurale, distante pochi chilometri dal luogo della rapina, la Bmw utilizzata dai rapinatori, risultata rubata nel precedente mese di dicembre a Pomezia. 

Le indagini sulla rapina, archiviate nel 2016, sono state riaperte a ottobre 2019 grazie alle conversazioni telefoniche di Salvatore Centro con un altro pregiudicato in carcere, tramite un celulare clandestino intercettato dalla polizia penitenziaria di Mammagialla, in cui si parlava per l’appunto di Aglioti (definito “carogna”) e della necessità di mantenere con lui rapporti (“stagli addosso, tienilo buono”), anche se  rimasto disoccupato dopo la chiusura della Securpol (“lui è stato licenziato, ma ha ancora amici suoi tra gli ex colleghi che sono stati riassorbiti”). 

Centro, condannato a sei anni e mezzo in continuazione  con altri reati, è stato tradito dal cellulare, quindi incastrato dalla basette lunghe brizzolate che renderebbero tuttora unico il suo profilo e dal Dna rinvenuto su una scarpa e una passamontagna repertati dal Ris dei carabinieri sul luogo in cui è stata rinvenuta la Bmw blu rubata usata per il colpo.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


Condividi la notizia: