- Viterbo News – Viterbo Notizie – Tusciaweb – Tuscia News – Newspaper online Viterbo – Quotidiano on line – Italia Notizie – Roma Notizie – Milano Notizie – Tuscia web - https://www.tusciaweb.eu -

Rapina al portavalori, chiesti 6 anni di carcere per uno dei vigilantes della banda

Condividi la notizia:

Viterbo – Rapina al portavalori, l’accusa chiede sei anni di carcere per l’ex vigilante cinquantenne Fabio Aglioti, agli arresti domiciliari da dicembre 2020, considerato pianificatore e basista della banda sgominata quattro anni dopo il colpo a mano armata da oltre un milione di euro, mai ritrovati, messo a segno il primo febbraio 2016 sulla superstrada, all’altezza dello svincolo per Cinelli.



“A quante assurdità dobbiamo credere?”

“A quante assurdità dobbiamo credere?”, ha sottolineato durante la discussione il pubblico ministero Stefano D’Arma, rivolgendosi alla difesa, che nel corso del processo, secondo l’accusa, avrebbe  tentato, in maniera inverosimile, di scaricare la responsabilità sull’altra guardia giurata, il “pentito” Michele Potenzi che, dopo avere collaborato con gli inquirenti, ha patteggiato un anno e dieci mesi. 

“Ci hanno detto che Potenzi ha tirato in mezzo Aglioti per gelosia della sua amante che sarebbe diventata l’amante di Aglioti mentre lui era in Australia, poi ci hanno detto di un presunto approccio sessuale da parte di Potenzi nei confronti di Aglioti che lo ha rifiutato”, ha ricordato il pm D’Arma. “Ci hanno detto che Potenzi è inattendibile perché geloso, ce lo hanno descritto come un rivale d’amore, si è parlato di amante condivisa e sentimento non condiviso. A quante assurdità dobbiamo credere?”.


Sulla cartellina la foto di padre Pio

Il giorno della discussione, Aglioti si è presentato in aula accompagnato dal figlio e con una cartellina su cui campeggiava una foto di padre Pio. Non si è fatto interrogare, ma ha rilasciato spontanee dichiarazioni, dichiarandosi “innocente e amareggiato per essere stato coinvolto da Potenzi, che per me era come un fratello”. 

Nessun dubbio, secondo D’Arma, che Aglioti abbia fatto a Potenzi due bonifici “sospetti” da 3500 euro l’uno con causale falsa per la compravendita di un’auto e di una moto, tra settembre e ottobre 2016, prima della sua partenza per l’Australia, ai quali si aggiunge la somma di 5mila euro in contanti. Nessun dubbio sulla “tecnica avvolgente” (pensiamo al futuro, dobbiamo pensare al futuro”) utilizzata per “circuire” anche altri ex colleghi. 


L'assalto al portavalori

L’assalto al portavalori


Cold case delle basette e del Dna

Nel frattempo ha patteggiato una condanna a sei anni e mezzo, in continuazione con altri reati, il pluripregiudicato napoletano Salvatore Centro, 53 anni, arrestato a dicembre 2020 assieme ai due vigilantes. 

Le indagini sulla rapina, archiviate nel 2016, sono state riaperte a ottobre 2019 grazie alle sue conversazioni telefoniche con un altro pregiudicato  in carcere, tramite un celulare clandestino intercettato dalla polizia penitenziaria di Mammagialla, in cui si parlava per l’appunto di Aglioti (definito “carogna”) e della necessità di mantenere con lui rapporti (“stagli addosso, tienilo buono”), anche se  rimasto disoccupato dopo la chiusura della Securpol (“lui è stato licenziato, ma ha ancora amici suoi tra gli ex colleghi che sono stati riassorbiti”). 

Centro è stato tradito dal cellulare, quindi incastrato dalla basette lunghe brizzolate che rendono tuttora unico il suo profilo e dal Dna rinvenuto su una scarpa e una passamontagna repertati dal Ris dei carabinieri sul luogo in cui è stata rinvenuta la Bmw blu rubata usata per il colpo. 


L'assalto al portavalori

L’assalto al portavalori


“In ginocchio con un’arma puntata dietro la testa” 

Potenzi era a bordo del furgone blindato. L’accordo fatto coi banditi prevedeva che, in caso di rapina, non avrebbe dovuto fare niente. E infatti non ha azionato l’allarme a pedale, che era l’unico sistema di sicurezza funzionante sulla navetta in viaggio per Fiumicino con oltre milione di euro.

A bordo c’era anche un’altra guardia giurata, parte civile al processo con l’avvocato Roberto Alabiso il quale, oltre alla condanna di Aglioti, ha chiesto anche una provvisionale immediatamente esecutiva di 10mila euro.

Un vaso di coccio in mezzo a botti di ferro, ha definito Alabiso il suo assistito. “E’ stato fatto mettere in ginocchio davanti al furgone con un’arma puntata dietro la testa, mentre lui non si spiegava perché il collega non azionasse il pedale dell’allarme. Gli hanno sottratto l’arma in dotazione e lo hanno costretto a consegnare le chiavi. Un’esperienza che nemmeno nei film… “. ha sottolineato. 

Sentiti anche i difensori, che hanno sottolineato come l’imputato sia incensurato, il processo è stato rinviato al 27 aprile quando il collegio presieduto dal giudice Elisabetta Massini si ritirerà in camera di consiglio per la sentenza. Alla luce, per l’appunto, dei sei anni di carcere e 4.440 euro di multa chiesti ieri dalla procura.

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


Condividi la notizia: