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Laura Allegrini, Alessandra Troncarelli e Chiara Frontini |
Viterbo – Si va al ballottaggio con quattro voti in più e… speriamo che sia femmina.
Lo abbiamo detto in tempi non sospetti: la sfida sarà al femminile. Le tre candidate che hanno una reale possibilità di andare al ballottaggio sono tre donne. E diciamolo: speriamo che sia femmina. La prima sindaca nella città dei papi sarebbe una cosa buona e giusta. E chissà che non cambi qualcosa.
Potrebbe guastare la festa Claudio Ubertini che dovrebbe essere il candidato del centrodestra.
Il centrodestra rimanente doveva chiudere ieri ma non c’è riuscito. Un’altra fumata nera, insomma. Nonostante una riunione o più riunioni fatte.
Certo, certo ci sono altri candidati, ma a occhio la sfida è tra: Alessandra Troncarelli, Chiara Frontini e Laura Allegrini. Noi ci occupiamo di politica, non di minuterie. L’analisi porta a questa conclusione, ma si sa la storia è una struttura aperta.
Al contrario di quel che si pensa, soprattutto in una città come Viterbo in cui il voto è vischioso, è importante la candidata, ma anche più importanti sono le strutture politiche. I partiti, scusate il termine. Le coalizioni.
Basta vedere come vanno i candidati sindaci che partecipano alle elezioni da soli, sperando in un secondo mandato, senza il partito di origine. L’illusione ottica che colpisce i candidati sindaci è di esser loro ad aver raccolto i voti. Ci sono eccezioni, Parma, ma di solito non è così. E poi a Parma il sindaco veniva da un partito non partito.
Il voto spesso dà alla testa. Verrebbe da dire.
Alessandra Troncarelli, Chiara Frontini e Laura Allegrini sono in pole per ovvi motivi politici. Al di là della spendibilità delle loro caratteristiche. Tranquilli le conoscerete. Ve le troverete all’uscio della porta nel momento che meno vi aspettate. Saranno portate in giro dai rispettivi staff come…”la Madonna pellegrina”. Una battuta e metafora che si usava anche quando i candidati erano tutti uomini.
Ma lasciamo stare le candidate e vediamo la sostanza politica.
Troncarelli vanta una coalizione vera, complessa: Pd (secondo partito italiano in base ai sondaggi a una incollatura da FdI), centristi democratici (ex Forza Italia), 5stelle, una lista di calendiani allargata. La forza sta tutta sul fatto che le aree politiche coperte sono diverse, ma abbastanza contigue: sinistra, centro (ex dc in realtà), liberali, e partito non partito. C’è poi una omogeneità con la regione e con il governo che potrebbe essere un valore. E si sa Zingaretti pesa politicamente e certo non mancherà di appoggiare una sua assessora.
Un esperimento interessante, la coalizione, che potrebbe fare scuola ad altri livelli. Esperimento che può non piacere, ma che ha il pregio di essere tutto alla luce del sole. E non come accadde con Michelini dove gli accordi furono nascosti. Ma c’erano altri strateghi. Si fa per dire “strateghi”. Quella coalizione era poi più spostata a sinistra, c’era Sel.
Chiara Frontini ha la forza di un gruppo che è frutto di un lavoro certosino e tenace che va avanti da anni e di una campagna elettorale che non si è mai interrotta. Come dire una candidata e un gruppo in servizio permanente effettivo. Si tratta di capire se questa area, che a Viterbo era quella dei grillini a livello nazionale per quanto riguarda l’aspetto dell’antipolitica, oggi sia ancora consistente. La sua artefice non può non essere definita una esponente politica di destra. Se non si vogliono chiudere gli occhi.
Basti pensare alla sua storia amministrativa e di rapporti con altri politici non proprio secondari. Ad iniziare con Gabbianelli. Sgarbi ha fotografato questa situazione così: “Giancarlo Gabbianelli è il principale sponsor di Chiara Frontini”. E nessuno ha voluto smentire. Lo stesso Gabbianelli contattato ha preferito non commentare la cosa.
Certo poi ognuno si autodefinisce come vuole. Ma va detto pure che essere di destra a Viterbo può essere un vantaggio. E forse più di un vantaggio.
In ogni caso la chiarezza dovrebbe essere un valore in politica.
Frontini può vantare il lavoro continuo e pluriennale. Si tratta di capire quale fatti strutturali questo lavoro ha prodotto. Se ha prodotto consensi bastanti per andare al ballottaggio.
Laura Allegrini ha dietro di sé un partito solido che in questo momento è il primo partito italiano in base ai sondaggi, poco avanti al Pd. Partito in crescita il FdI. Con una leader nazionale, Giorgia Meloni, che è indubbiamente attrattiva. E che con tutta probabilità sarà presente, se non presentissima, nella Tuscia durante questa campagna elettorale. Anche perché è in gioco la credibilità politica di uno dei suoi uomini: Mauro Rotelli. Va detto poi che FdI si va ad inserire in una continuità con una tradizione politica che già ha espresso diversi sindaci. Il che per l’elettorato viterbese può essere un vantaggio. Tutto fa pensare che la scelta di Rotelli, che non si può immaginare non abbia avuto la più completa benedizione di Meloni e tutto il suo sostegno, è per FdI una prova interessante sul piano nazionale. Si vedrà quale è la capacità di recuperare i voti della Lega e da tutti i bacini del centrodestra. Un esperimento che a Meloni e al suo gruppo dirigente può essere utilissimo. Viterbo per la destra italiana è stato sempre un punto di riferimento. Ricordate Almirante che veniva a chiudere la campagna delle politiche a piazza del Comune?
Il sondaggio del 4 aprile commissionato da La 7 a Swg
Domanda: Se dovesse votare oggi alle elezioni nazionali, a quale dei seguenti partiti darebbe il suo voto più probabilmente?
Risposta:
FRATELLI D’ITALIA 21,6
PARTITO DEMOCRATICO 21,4
LEGA 15,8
MOVIMENTO 5 STELLE 13,3
FORZA ITALIA 7,7
AZIONE + EUROPA 5,3
MDP ARTICOLO 1 2,8
VERDI 2,4
SINISTRA ITALIANA 2,3
ITALIA VIVA 2,2
ITALEXIT CON PARAGONE 2,1
ALTRE LISTE 3,1 NON SI ESPRIME 41%
Rappresentatività del campione: campione rappresentativo dell’universo di riferimento per genere, età, zona, ampiezza del comune di residenza. margine di errore +/- 2,8% – Consistenza numerica campione intervistati: Consistenza numerica campione intervistati: 1.200 intervistati, 4674 non rispondenti
La vera questione, anche in questo giro di giostra elettorale, è che, proprio perché i candidati che hanno chance di passare al ballottaggio sono quattro, tre donne e un uomo, il quorum per passare al ballottaggio si abbassa. O quanto meno è basso.
Ricordiamo i dati delle scorse elezioni che portarono all’elezione di Arena.
Al primo turno Arena che era sostenuto da tutto il centrodestra ottenne il 40,2%. Primo partito della coalizione Forza Italia col 13,99%.
Chiara Frontini andò al ballottaggio con appena il 17,5%. Ottimo risultato per una outsider. Ma numeri piccoli, se anche in quel caso non ci fosse stata una frammentazione. In particolare con il Pd, praticamente spaccato in due.
E va ricordato che Frontini al ballottaggio prese più del doppio dei voti del primo turno: 11.847 rispetto a 5.684.
Arena non riuscì a prendere nemmeno gli stessi voti del primo turno. Solo 12.377 rispetto 13.022. Vincendo con uno scarto di appena 530. Quando si dice che in fatto di ballottaggi si deve andar cauti. Perché si tratta di una partita molto particolare. Soprattutto se i partiti mollano la presa e pensano di aver vinto a mani basse.
Anche questa volta il quorum per accedere al ballottaggio sarà quindi basso. Intorno al 15/20 per cento se il voto si distribuirà tra le forze principali. E se ci sarà una forza prevalente il quorum andrà verso il basso. Anche perché è difficilmente immaginabile che una delle quattro forze in campo si squagli completamente.
Insomma la guerra sarà vinta per quattro voti. Probabilmente.
Ma questo certamente non giustifica questa caccia al candidato purché sia. Candidati in grandissima parte usati come carne da cannone. Con speranze di elezioni intorno alla zero. Soprattutto per chi non vincerà. O non ha nessuna speranza di vincere.
Anche questo è un segno di impresentabilità dell’attuale politica. E va detto che i peggiori esempi arrivano da chi vuol rappresentare l’antipolitica.
Segno che si punta sulla quantità con nessuna idea politico strutturale per il futuro della città.
Carlo Galeotti
