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Chi ha teso un’imboscata mediatica al prefetto?

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Viterbo – 

Articolo 331 del codice di procedura penale

1. Salvo quanto stabilito dall’articolo 347, i pubblici ufficiali [357 c.p.] e gli incaricati di un pubblico servizio [358 c.p.] che, nell’esercizio o a causa delle loro funzioni o del loro servizio, hanno notizia di un reato perseguibile di ufficio, devono farne denuncia per iscritto, anche quando non sia individuata la persona alla quale il reato è attribuito.

2. La denuncia è presentata o trasmessa senza ritardo al pubblico ministero o a un ufficiale di polizia giudiziaria.

3. Quando più persone sono obbligate alla denuncia per il medesimo fatto, esse possono anche redigere e sottoscrivere un unico atto.

4. Se, nel corso di un procedimento civile o amministrativo, emerge un fatto nel quale si può configurare un reato perseguibile di ufficio, l’autorità che procede redige e trasmette senza ritardo la denuncia al pubblico ministero.


Questo ordina l’articolo 331 del codice di procedura penale agli incaricati di un pubblico servizio o pubblici ufficiali. Perché questa citazione? Semplice, nei giorni scorsi è accaduto un fatto a mio parere grave. Anzi gravissimo. Un giornale locale, non di grande tiratura, ma con una sua storia significativa, ha fatto una serie di affermazioni che, se vere, sono gravissime. Ci tengo a sottolineare che non ritengo vere queste affermazioni. E in ogni caso spero non siano vere. Ma dopo giorni, abbiamo atteso appositamente, non c’è stata nessuna smentita da parte dell’ufficio interessato: la prefettura. Può essere che l’articolo in questione non sia stato letto dal prefetto o a lui non sia stato segnalato. Ma proprio per questo vale la pena di fare qualche citazione pedissequa. Per renderlo noto a tutti gli organi competenti in questi casi.


Il prefetto di Viterbo Giovanni Bruno

Il prefetto di Viterbo Giovanni Bruno


Cosa diceva l’articolo firmato “Re.Vi.”. Per chi non è del mestiere, tutti i giornali hanno delle firme di comodo. Utili quando si vogliono evitare problemi di vario tipo. Oppure l’articolo è talmente improponibile, tanto che l’estensore ha scrupolo a firmarlo. Ci sono poi altri casi simili. Il tutto con la conseguenza che il responsabile, in questi casi, è il solo direttore dell’organo di stampa. Questo nei giornali veri e non clandestini. E in questo caso si tratta di un giornale vero, ovviamente. Con tanto di lunga storia.

Se non mi sbaglio “Re.Vi.” dovrebbe essere l’abbreviazione di “Redazione Viterbo”. Come dire: vai a sapere chi l’ha scritto. Uno, nessuno e centomila. Ovviamente ci potrebbe essere un giornalista che si sigla “Re. Vi.”, ma insomma. Forse si chiama Remigio o Renzo Viterbo. In questo caso si faccia vivo. Sarebbe interessante. Io sono abituato a firmarmi con nome e cognome. Per dire. Tradizioni diverse.

Ma veniamo alle frasi che, se vere, sarebbero un chiaro attacco frontale all’attuale prefetto Giovanni Bruno. Un tentativo di delegittimazione asperrimo.

Ma torniamo a quanto scrive il quotidiano.

Titolo di prima pagina: “Candidati ricattati, allerta del prefetto”.

E poi sempre in prima pagina: “Dei veleni che stanno inquinando la campagna elettorale è al corrente la prefettura”. Secondo il quotidiano la prefettura “aveva messo la questione all’ordine del giorno del Comitato per l’ordine pubblico, la sicurezza e la legalità”.

In ballo ci sarebbero, secondo il quotidiano “fatti precisi degni della massima attenzione”. 

I fatti secondo il quotidiano: “Candidati a consiglieri di liste civiche avrebbero subito pressioni per ritirarsi da parte di forze politiche più strutturate”. Altri candidati sarebbero stati “indotti a scendere in campo”.

Già queste frasi descrivono fatti che potrebbero riferirsi a reati significativi e gravi. Ma non sono io l’esperto.

Secondo il quotidiano ci sarebbero stati “dei veri e propri ricatti”. Ricatti e pressioni che, secondo il quotidiano, sarebbero stati esercitati proprio tramite delle organizzazioni sindacali. 

Si parla di ricatto. Io sono ignorante in materia, ma andando a vedere sui siti specializzati della rete leggo: “Il ricatto – o meglio il reato di estorsione – viene punito dal codice penale con la pena base della reclusione da 5 a 10 anni e la multa da euro 1.000 ad euro 4.000”. 

Posso sbagliarmi, ripeto chi scrive non è un esperto, ma mi pare che si tratti di un reato grave e, per giunta, perseguibile d’ufficio. Proprio come prevede l’articolo 331 del codice di procedura penale. 

Allora i casi sono due.

Caso 1: ciò che scrive il quotidiano di lunga tradizione è falso. E allora il prefetto Giovanni Bruno smentisca, come suo diritto, a tutela sua e del suo alto ufficio. E proprio per essere cartesiani sarebbe anche utile sapere che cosa avrebbe detto ai sedicenti candidati sindaco, stranamente e contro ogni regola, convocati alla riunione del Comitato per l’ordine pubblico in relazione al primo punto all’ordine del giorno: “Elezioni amministrative comune di Viterbo 2022”. Il tutto solo per essere limpidi. Come prevede la prestigiosa carica.

Caso 2: se invece, secondo quanto scrive il quotidiano e in particolare il giornalista “Re.Vi.”, il prefetto è informato di un reato di tale gravità (estorsione), sono certo che, come prescrive il codice di procedura penale, si sia subito rivolto alla magistratura inquirente. Ché, lei sì, ha l’importante e delicatissimo compito di perseguire eventuali reati. Ovviamente se c’è in ballo un reato e un prefetto non deve fare attenzione, ma deve fare quanto la legge prescrive: rivolgersi a un pm.

Sono certo che in tal caso le cose siano andate così. Vista l’importanza dell’ufficio e la professionalità che deve avere un prefetto. In questo caso Giovanni Bruno.

Per questo non mi faccio scrupolo di difendere la funzione, e chi la rappresenta da quella che appare una sorta di imboscata tramata da qualcuno che non ama le istituzioni. E per questo è bene che il prefetto chiarisca come stanno le cose. Certo che per lui sarà cosa semplice e utile.

Sulla vicenda, per molti versi oscura, non posso non richiamare l’attenzione della ministra dell’Interno Luciana Lamorgese, perché possa fare in modo di chiarire tutto in questa fase elettorale così delicata per Viterbo. Andare alle elezioni senza sgombrare il campo da equivoci e trame sarebbe cosa grave sul piano istituzionale e sul piano dello stato di diritto.

La ministra Luciana Lamorgese

La ministra Luciana Lamorgese


Insomma qualcuno vuole creare confusione. E certo non può essere il rappresentante del governo nel territorio, della correttezza del quale sono certo. Ma un chiarimento è necessario, a tutela delle istituzioni e dello stesso prefetto facente funzione attualmente.

Carlo Galeotti


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