Viterbo – Un Cristo punk da Acquapendente. Il “Crocifisso doloroso” del trecento della chiesa di San Francesco. Ligneo. Ieri pomeriggio nella sede della fondazione Carivit a Viterbo, palazzo Brugiotti, “le prime considerazioni del restauro in corso” di Maria Raffaella Menna, docente dell’università degli studi della Tuscia dove ci sono un corso e un laboratorio di restauro che, in collaborazione con la fondazione diretta da Marco Lazzari, sta recuperando e restituendo al territorio parte, ed anche la meno conosciuta, del patrimonio culturale della Tuscia.
Viterbo – La presentazione dei restauri del Crocifisso di Acquapendente
Il laboratorio di restauro dei beni culturali dell’Unitus è diretto da Maria Ida Catalano. In sala assieme A seguire questo percorso da parte della fondazione Carivit, un’altra docente dell’università, Elisabetta De Minicis, che di suo ha già svolto un ruolo fondamentale nel recupero, tanto per citarne alcuni, dei siti di Ferento e Foro Cassio, quest’ultimo recuperato veramente dalle macerie.
Il Crocifisso di Acquapendente
Ieri pomeriggio il convegno di Menna, seguito dal concerto “I flauti all’opera” di Matteo Bonaccorso e Marco Nucci. “Ricominciano dopo due anni di silenzio dovuti all’emergenza Covid – hanno detto Marco Lazzari ed Elisabetta De Minicis in apertura dell’incontro – gli incontri culturali a palazzo Brugiotti. Eventi che hanno sperimentato con successo una formula dove si unisce un ciclo di conferenze a tema con momenti di sconto musicale”.
Viterbo – Marco Lazzari ed Elisabetta De Minicis
“Il corpo dello stile. Recuperi e restauri nella Tuscia”, una serie di incontri, curata da Maria Ida Catalano dove vengono presentati al pubblico manufatti pregiati sottoposti a intervento conservativo nei laboratori dell’Unitus. “L’obiettivo – hanno poi aggiunto Lazzari e De Minicis – è quello di condividere il lavoro svolto sul territorio nelle sue molteplici correlazioni con la storia dell’arte. Un viaggio nel Viterbese attraverso alcune delle sue opere d’arte che, dal medioevo ai tempi moderni, hanno arricchito la Tuscia, straordinario itinerario figurativo verso Roma per tanti artisti”.
Il Crocifisso di Acquapendente
Un Cristo punk, il crocifisso doloroso col corpo allungato e lo stomaco strizzato a separare in due il corpo in una morsa di sofferenza che lo fa pendere dalla croce come dall’albero un impiccato. Un Cristo metallico che sprigiona forza da policromie inaspettate che il restauro dei laboratori dell’Unitus e della fondazione stanno mano mano riportando alla luce. Con richiami a quella pittura senese che nel XIV secolo ha saputo intrecciarsi con la scultura. L’intellettuale collettivo medievale dove colori, legno e sangue dei soldati si mischiavano gli uni con gli altri. E dove l’artista, lo scrittore, il filosofo, il poeta non avevano ancora dimenticato che un corpo sofferente, come ricordava Bonaventura è un “corpo squarciato, simile a quello di un lebbroso, con tutti gli ossi che sembrava si snodassero”. Meditazione e immedesimazione con la passione di Cristo da parte del fedele in relazione, all’epoca, con la diffusione del francescanesimo.
Viterbo – La presentazione dei restauri del Crocifisso di Acquapendente
Il Crocifisso ligneo di Acquapendente, attribuibile a un autore senese della scuola di Giovanni Pisano, “è attualmente in restauro presso il laboratorio del corso di conservazione dei beni culturali dell’università degli studi della Tuscia. Pressocché ignorato dagli studi – scrive Menna – appartiene alla tipologia del ‘crocifisso doloroso’ ampiamente diffusa nel Trecento soprattutto nell’ambito degli ordini mendicanti. L’aspetto originale dell’opera, messo in luce attraverso il restauro al di sotto di successive ridipingere, si mostra di inatteso interesse sia per la tecnica esecutiva che per la qualità del modellato e della resa cromatica. Da qui prende avvio la ricerca per individuare l’ambito in cui il crocifisso è stato prodotto della quale si vogliono dare le prime linee di sviluppo”.
Daniele Camilli
Fotogallery: Il Crocifisso ligneo di Acquapendente




