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All’ergastolo per duplice omicidio, Paolo Esposito chiede i domiciliari

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Giallo di Gradoli - Paolo Esposito

Giallo di Gradoli – Paolo Esposito


Gradoli – Giallo di Gradoli, Paolo Esposito chiede i domiciliari per problemi di cuore.

E’ l’elettricista, oggi 54enne, condannato in via definitiva all’ergastolo per il duplice omicidio e l’occultamento dei cadaveri della moglie 36enne Tatiana Ceoban e della figlia 13enne Elena, scomparse da Gradoli il 30 maggio 2009 e mai più ritrovate.

Detenuto da tredici anni nel carcere di Mammagialla, Esposito non ha mai confessato il duplice delitto, proclamandosi da sempre innocente.

Per favoreggiamento, è stata condannata a 8 anni di reclusione la cognata-amante Ala Ceoban, sorella e zia delle vittime, la quale nel frattempo, finita di scontare la pena, è stata espulsa dall’Italia e rimpatriata in Moldavia.

Il 19 maggio, Paolo Esposito è comparso in video-collegamento dal carcere di Viterbo davanti al tribunale di sorveglianza di Roma, cui il difensore Marco Valerio Mazzatosta ha presentato istanza per la modifica della misura di custodia cautelare per problemi di salute. Il tribunale si è riservato.

Lo scorso 7 gennaio Esposito, colpito da un primo infarto, è stato sottoposto a un intervento di angioplastica coronarica al cuore, cui avrebbe fatto seguito un secondo infarto e ulteriori problematiche di natura cardiaca. “Il suo stato di salute non è compatibile col regime carcerario”, conferma il difensore Mazzatosta. 

Nei mesi scorsi Paolo Esposito si è visto rigettare dal tribunale di sorveglianza ben tre istanze presentate per gravi problemi familiari, per poter porgere l’ultimo saluto al padre in fin di vita. Gli è stato poi accordato il permesso di uscire, per la prima volta in tredici anni, lo scorso 8 marzo per partecipare ai funerali del genitore. 

Tre anni fa c’era stato un tentativo di far ottenere all’ergastolano un permesso premio, in virtù della buona condotta. Permesso negato dal magistrato di sorveglianza di Viterbo il 14 agosto 2019 e poi ancora nei successivi gradi di giudizio. Negato perché il 53enne continua a proclamarsi innocente nonostante una condanna definitiva lo inchiodi alle sue responsabilità quindi potrebbe essere socialmente pericoloso, come si legge nella motivazioni della sentenza del 2 febbraio 2021 con cui anche la cassazione ha rigettato il ricorso della difesa.

Silvana Cortignani


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