Matias Tomkow con il padre Mirko
Vetralla – “Il cuore di Matias perforato da un fendente, scotch sulla bocca e un coltello in gola”. In aula l’agghiacciante ricostruzione dell’omicidio e degli ultimi momenti di vita del piccolo Matias.
La prima udienza del processo per omicidio aggravato premeditato al padre Mirko Tomkow non ha chiarito ieri se quel maledetto 16 novembre 2021 sia stato il figlio di 10 anni ad aprire la porta di casa al genitore o se quest’ultimo fosse già lì ad aspettarlo.
Ha però chiarito come la scena primaria del crimine sia stato proprio l’ingresso-soggiorno, dove i carabinieri hanno trovato evidenti segni di colluttazione. E’ qui che il piccolo Matias è stato aggredito e in base alla descrizione avrebbe tentato di sfuggire alla furia del padre. Nella colluttazione ha perso gli occhiali da vista prima di essere reso inoffensivo e ucciso.
Poi ci sono la camera da letto dove è stato trovato il cadavere martoriato del bambino e la mansarda dove giaceva privo di sensi in preda all’alcol l’imputato che, come è noto, se non fosse svenuto, avrebbe avuto in animo di incendiare la casa.
Se Matias non fosse morto soffocato dallo scotch, lo avrebbe ucciso una delle tre coltellate inferte successivamente dal padre. Tutte mortali, secondo quanto riferito ieri al processo. Una ha perforato il cuore.
Un momento del processo al padre Mirko Tomkow – La testimonianza del maresciallo Stefania Pandolfi
Nessuno sapeva che Tomkow era a Vetralla
L’operaio 45enne d’origine polacca Mirko Tomkow non avrebbe dovuto trovarsi nell’appartamento di Stradone Luzi da cui era stato allontanato due mesi prima e nemmeno a Vetralla, visto che la sua uscita dal centro Covid di Roma dove era ricoverato era prevista il giorno successivo.
Era stato trovato positivo il 25 ottobre a Belcolle, dove era stato portato in psichiatria quando aveva fatto perdere le sue tracce dopo aver mandato alla moglie una sua foto col cappio al collo in cui le diceva di volersi uccidere.
Mariola, la mamma di Mattias, non ne aveva idea il 15 novembre, quando ha tranquillizzato al telefono la carabiniera della locale stazione con cui era quotidianamente in contatto, sentita ieri, dicendole che era tutto a posto. E’ stata lei, il maresciallo Stefania Pandolfi, meno di 24 ore dopo, a non lasciarla sola un attimo dopo lo choc del ritrovamento del figlio cadavere.
L’omicida a piedi verso casa alle ore 12,34
Le telecamere di sorveglianza pubbliche e private, passate al setaccio dopo il delitto, danno alle ore 11,39 il suo arrivo alla stazione in treno da Roma, quindi lo immortalano un’ultima volta alle 12,34, dopo un passaggio al supermercato, mentre si dirige a piedi verso casa. Lo zio Ubaldo ha accompagnato Matias sotto casa circa un’ora più tardi, verso le 13,30, dopo averlo preso a scola.
Occhiali da vista volati a terra durante aggressione
E’ nell’ingresso che il padre ha aggredito il figlioletto, i cui occhiali da vista, chissà se caduti o strappati dalla faccia mentre presumibilmente il piccolo si divincolava, sono rimasti in mezzo al tappeto. Poco più in là è stata trovata una delle lenti, volata via, così come una pantofola di Matias distante un paio di metri dall’altra e un cappellino da baseball.
Tre scene del crimine caratterizzano il delitto
I militari intervenuti sul posto nell’immediatezza, su richiesta della pm Paola Conti, hanno ricostruito tre scene del crimine (primaria, secondaria e terziaria) davanti alla corte d’assise presieduta dal giudice Eugenio Turco, Elisabetta Massini a latere.
Imbavagliato con lo scotch e con un coltello in gola
“Il cadavere era nel cassettone della camera da letto, con un giubbotto invernale chiuso e il cappuccio in testa, completamente imbavagliato con del nastro isolante marrone da pacchi e con un coltello piantato nella gola. Tre le coltellate, che sono state inferte dopo l’apposizione dello scotch, visto che il sangue era solo sopra. Una coltellata è stata inferta alla bocca dello stomaco e ha perforato il cuore. Un’altra in zona cervicale, si è vista in sede di autopsia”, hanno sottolineato i testimoni, spiegando l’accanimento del padre sul corpicino del figlio.
“Lo scotch avvolgeva bocca, naso e orecchie, tutto tranne il labbro inferiore”, hanno detto i militari che hanno effettuato i primi accessi nell’appartamento al secondo piano del civico 6 di Stradone Luzi, nella frazione di Cura di Vetralla, posto sotto sequestro.
Mirko Tomkow durante l’udienza di ieri del processo
L’assassino svenuto a terra per la vodka
Mirko Tomkow era in mansarda, dove lo ha trovato per primo il cognato Ubaldo Marcelli dando l’allarme perché il nipotino non si trovava. Era sdraiato per terra privo di sensi, con gli occhi aperti, sbarrati e vicino a sé tre bottiglie di vodka. Nel sottotetto c’erano anche il rotolo di scotch usato per seviziare la vittima (il piccolo è morto per asfissia), un terzo coltello dello stesso set (oltre quello nella gola di Matias e un altro nell’ingresso).
In mansarda tutto per appiccare il rogo
Poi l’attrezzatura per appiccare un rogo, come l’imputato aveva promesso all moglie la sera del 6 agosto 2021, spaventandola a morte perché non era nemmeno ubriaco e convincendola a chiedere consiglio ai carabinieri il giorno dopo, pur rifiutando di sporgere querela contro il marito. Tomkow è stato poi allontanato a settembre su richiesta della pm Conti che, in base alla informazioni raccolte, aveva ritenuto pericolosa la permanenza dell’uomo in casa, chiedendone subito il processo per maltrattamenti aggravati in famiglia.
Impregnato di benzina il cassettone col cadavere
Tra mansarda e sottotetto, gli investigatori hanno rinvenuto un accendino funzionante, una bottiglia di alcol etilico ancora chiusa e una tanica aperta di liquido infiammabile, cui era stato tolto il tappo rosa, trovato poco lontano. La camera da letto, come ha spiegato un funzionario dei vigili del fuoco, era impregnata di benzina. Ce n’era anche dentro il cassettone dov’era il cadavere.
Sull’auto di Tomkow è stato rinvenuto uno scontrino da 5o euro per del carburante comprato il 14 agosto 2021, a ridosso delle minacce, assieme al sigillo di sicurezza del tappo rosa della tanica poi trovata aperta in mansarda, secondo l’accusa acquistata ad hoc e tra le prove della premeditazione.
I prossimi testi del pm saranno sentiti il 6 giugno.
Silvana Cortignani
Il processo – La testimonianza dello zio Ubaldo Marcelli
– Bimbo ucciso dal padre, lo zio: “Pochi giorni prima Tomkow voleva uccidersi”
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.



